Pop cornCom’è tornare al cinema dopo mesi di quarantena

Secondo il dpcm le sale possono riaprire dal 15 giugno. In alcune Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, si è anticipato di qualche giorno. Risultato? È più o meno come sempre

Più o meno è tutto come lo si era lasciato. I tre gradini all’ingresso, le locandine, la sala delle riviste e dei dvd. Ma il Covid è passato anche di qui, e allora per entrare al cinema Visionario di Udine, uno dei primi a riaprire in tutta Italia (se non il primo in assoluto), ci sono nuove procedure.

Per esempio un totem di fronte a cui sostare – funziona come in aeroporto: si viene inquadrati e nel frattempo viene misurata la temperatura. Se è sotto i fatidici 37,5 gradi, parla anche e ti invita a entrare.

Qui vige l’obbligo delle mascherine e come sempre, è consigliata un po’ di circospezione.

Ma la vera novità è dentro, cui si accede dopo aver schivato un assembramento (erano le istituzioni, che brindavano con calici di vino – è pur sempre Friuli – e mascherine abbassate) e dopo aver lasciato a malincuore la giornata di sole, regalo inaspettato di un giugno piovoso – ma anche qui, è pur sempre Friuli.

La novità è questa:

È il sistema Butterfly, con cui è stata attrezzata la sala. Il Visionario è il primo cinema al mondo. Una barriera in ecopelle batterica collocata tra le sedute, che riproduce la forma delle ali di una farfalla.

Non impedisce la visuale, crea atmosfera e, insieme a un più che ragionevole distanziamento tra i sedili (chi scrive aveva tutta la fila per sé), permette anche, se si vuole, di togliersi la mascherina (sempre che il suo odore, essendo nuovissimo, non dia fastidio). È quasi normalità, insomma. Con più spazio.

Secondo l’ultimo dpcm la data fissata per la riapertura dei cinema sarebbe il 15 giugno, ma le Regioni possono fare modifiche. E Massimiliano Fedriga, a capo del Friuli Venezia Giulia, le ha fatte.

I dati sono incoraggianti: un solo contagiato nella giornata dell’11 giugno, terapie intensive vuote da settimane. Si può riaprire: lo si è fatto con i cinema, si preme anche per anticipare quella delle discoteche. È un assaggio di quello che sarà il futuro prossimo.

Il primo spettacolo post-coronavirus è alle 17, in cui si ripropone “Dopo il matrimonio”, di Bart Freundlich. La sala è quasi vuota – ma è anche giovedì pomeriggio. Qualcuno di più c’è per quello delle 19:20, in cui si (ri)propone “I Miserabili” , film di Ladj Ly del 2019, era candidato all’Oscar, ma aveva contro “Parasite” e si sa come è andata.

Come è evidente, il titolo (e la potente citazione finale) richiamano l’omonimo romanzo di Victor Hugo, con cui condivide parte dell’ambientazione.

Ma è un film attuale: disordini e polizia, e una rivolta innescata da un incidente in cui rimane colpito un ragazzo di colore. Nonostante le somiglianze con la cronaca americana, è una pellicola francese, parla della Francia, delle sue periferie e delle banlieue.

(Non ci sono manifestazioni e decapitazioni di statue, ma molotov e bombe carta – anche se i riot, sembra voler dire a posteriori, si somigliano a tutte le latitudini).

Nella gabbia dei ghetti, dominati da una complessa rete di poteri (Fratelli Musulmani, il sindaco, la criminalità organizzata, la stessa polizia) vive un’umanità né colpevole né innocente, simile a quella che doveva essere, fuor di romanzo e scrostata delle verniciature retoriche amate dallo scrittore, la gente dei bassifondi del XIX secolo. Senza alcun Jean Valjean, ma tantissimi (quasi tutti) immigrati.

Insomma, un film che funziona: anche perché soltanto alla fine ci si ricorda, con pena, delle mascherine (da rimettere), del gel, del totem della temperatura, di tutti i mesi della pandemia appena trascorsi.

Si ripiomba insomma nella realtà, dove il virus, anche se meno spaventoso, c’è ancora. E gli addetti passano a sanificare, posto per posto, la sala appena occupata.

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