Vie di fuga Nel verde dipinto di verde: un quadro chiamato Val di Mello

Un fine settimana a passeggiare per monti e valli, scoprendo un territorio e una natura autentici, che raccontano di vini e piatti di montagna e di lago, a pochi chilometri dalla città

Un quadro? Ma nemmeno. Nelle foto che si sfogliano rapidamente su Google immagini, la Val di Mello pare quasi ritoccata in Photoshop, quanto i colori sono sgargianti; i verdi di così tante sfumature che pare impossibile la natura le abbia partorite tutte; i blu del cielo, dei torrenti e dei laghi alpini talmente intensi da risultare quasi irreali. E invece non c’è filtro e non c’è inganno: la Val di Mello – siamo in Valtellina, in provincia di Sondrio, in una valle laterale della Val Masino che inizia dal paese di San Martino e termina con il gruppo del monte Disgrazia – è così, ed è oltretutto stata riconosciuta nel 2009 come riserva naturale dalla Regione Lombardia, divenendo la sua area protetta più vasta. Molti la definiscono «la Yosemite italiana», poiché riprende fedelmente le incredibili atmosfere create da pareti di rocce lisce e lucide che fanno da cornice a ruscelli e cascate della famosa e più grande vallata californiana, e i suoi paesaggi mozzafiato l’hanno trasformata in poco tempo in una delle mete d’elezione dei weekend di milanesi e non solo. Anche i più fervidi sostenitori di Liguria e affini si sono dovuti ricredere: a meno di due ore di distanza dal capoluogo lombardo è possibile raggiungere un vero e proprio paradiso, che – oltre a una tregua dalla calura estiva – regala acque limpide, boschi, foreste, buon cibo e ottimi vini locali. Ma andiamo con ordine.

Il modo migliore per esplorare la Val di Mello consiste nel parcheggiare la macchina nel paese di Val Masino, costeggiare il torrente Masino percorrendo una pista ciclabile (a piedi o, appunto, in bicicletta) che porta a San Martino, poi salire attraverso il bosco fino all’inizio del sentiero vero e proprio nei pressi della trattoria del Gatto Rosso. I più pigri possono eventualmente raggiungere in auto San Martino, risparmiandosi così il primo tratto, oppure tagliare corto e – pagando un ticket di 10 euro – lasciarla all’imbocco del sentiero, tenendo però conto che i ticket disponibili giornalmente sono quaranta totali, il che presuppone svegliarsi abbastanza presto al mattino per evitare che si esauriscano. La passeggiata è semplice, con un dislivello di circa 310 metri e una durata variabile (a seconda del punto da cui si vuole cominciare) che va dalle due alle quattro ore circa, escludendo soste mangerecce durante il percorso – il che, va sottolineato, sarebbe un gran peccato.

 

La mulattiera, si diceva, parte dal rifugio Gatto Rosso, in località Ca’ Panscer: dopo una salita di pochi minuti sarebbe già ora di una pausa presso lo stupendo laghetto del Qualido, formatosi nel 2009 a seguito di un grosso franamento dalla sovrastante parete del Qualido. Tempo un paio di foto e si prosegue in piano, lasciando sulla destra il piccolo nucleo rurale di Ca’ di Carna: dopo il bellissimo specchio d’acqua del ‘Bidet della contessa’ si giunge a Cascina Piana, il più grosso nucleo di baite della valle, sovrastato da numerose pareti di granito che nelle belle giornate sono gremite di arrampicatori. Ancora più avanti, oltrepassato l’ultimo gruppo di baite della località Rasica, il sentiero si addentra nella foresta: superate alcune brevi salite tra grandi massi di granito s’approda sul fondo della Val di Mello, nei pressi del ponticello sul torrente Torrone e della cascata della Chiusa in basso a destra.

Da qui, i più allenati possono proseguire la salita, che riprende più marcata e si svolge quasi tutta in un fitto bosco di abeti fusto, costeggiando il margine inferiore delle Placche dell’Oasi. Salendo con numerosi tornanti e attraversando una valletta con ruscello si procede ancora in leggera pendenza finché non appaiono i meravigliosi alpeggi dell’Alpe Pioda, posti ad una quota di 1560 metri dove comincia una grande conca prativa racchiusa tra placche, anfratti e pilastri di granito. Il ritorno a valle si effettua lungo lo stesso percorso fino alle baite di Rasica, dove – passato un ponticello, è possibile spostarsi nel lato sinistro della valle e seguire il sentiero alternativo che si tiene sempre a sinistra del torrente Mello e che riporta al parcheggio all’inizio della valle, a quello di San Martino o al paese di Val Masino.

Nella terra di pizzoccheri, il piatto simbolo della cucina valtellinese; sciatt, le croccanti e saporite frittelle di grano saraceno con un cuore caldo e filante di formaggio; taròz, la purea di patate e fagiolini, condita con burro e formaggio valtellinese; polenta taragna, a base di farina di grano saraceno, farina gialla, burro e formaggio Casera; nonché di salumi e formaggi dal sapore forte, schietto e deciso, non mancano ovviamente ristoranti dove gustare le specialità tipiche della zona. Elencarli tutti rischierebbe di risultare una lunga e noiosissima lista, ma tra i vari nomi segnaliamo il Rifugio Luna Nascente, nel cuore della Val di Mello, che oltre a un delizioso ristorante con dehors offre anche la possibilità di pernottare immersi nella natura, in una delle camere dotate di bagno, o in baita, a 15 minuti dal rifugio in stile albergo diffuso. A Val Masino, l’hotel ristorante Miramonti – che si trova in una posizione privilegiata per chi preferisce optare per la scarpinata ‘completa’ – è gestito dal 1974 dalla famiglia Scetti Taeggi, e ogni giorno propone primi di pasta fresca fatta a mano; secondi 100% local, come le trote del Masino o il cervo in salmì; formaggi degli alpeggi e salumi valtellinesi. Nell’adiacente (e altrettanto splendida) Valle di Predarossa, il Rifugio Scotti, da più di cinquant’anni di proprietà della famiglia Scotti, è il punto d’appoggio ideale per partire alla scoperta dell’Alpe di Scermendone: la è cucina casalinga (polenta, pizzoccheri, sciatt e taròz fanno da padrone), mentre le camere in classico stile montano hanno una vista che dà sulla suggestiva pineta di Sasso Bisolo.

Dal cibo al vino. Si chiamano Sassella, col suo sentore di frutta matura e il suo fondo speziato; Grumello, con i tipici profumi di frutti di bosco come mirtilli, fragole e ribes nero; Sfurzat, col suo colore granato intenso e il suo sapore secco, caldo e sapido; Maroggia, anch’esso asciutto, armonico, vellutato e giustamente tannico, perfetto per accompagnare carni e formaggi di media stagionatura: i vini valtellinesi sono la giusta ricompensa dopo una giornata trascorsa a passeggiare tra le montagne, e non hanno nulla da invidiare a quelli più blasonati di Piemonte o Veneto. Tra le case vinicole locali, quella di Nino Negri, l’Azienda Agricola Alberto Marsetti, la Casa Vinicola Aldo Rainoldi, la Cantina Sesterzio: non sono certo le uniche, sia chiaro, e a tal proposito la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, lunga 67 chilometri tra vigneti terrazzati, permette di non tralasciarne proprio nessuno. A questo punto sorge un unico dubbio: sicuri che un solo weekend sia sufficiente?

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Linkiesta Paper Estate 2020