Violazioni del diritto dell’UnioneI nuovi dati sulle procedure europee di infrazione rivolte agli Stati membri

Uno studio dello European data journalism network offre una panoramica sui contenziosi tra la Commissione e i governi nazionali: rispetto a settembre 2019 la Spagna continua a essere il paese più colpito, seguono a ruota Italia e Regno Unito

Flickr

La pandemia covid-19 ha sconvolto il continente europeo nell’ultima annata. Ma anche nei mesi di massima diffusione del virus, sono proseguite le abituali attività della Commissione e delle altre istituzioni europee.

Nei primi sei mesi del 2020 sono state avviate 371 nuove procedure d’infrazione a carico degli stati membri, determinando una crescita del 10% delle infrazioni pendenti rispetto alla pubblicazione lo scorso ottobre di InfringEye (che si riferiva a dati di settembre 2019). Tre quarti dei paesi dell’Unione europea hanno infatti registrato un aumento delle procedure a loro carico, con soli sei tra loro che sono riusciti a ridurre il numero di infrazioni rispetto a settembre.

Come cambia l’Europa delle infrazioni

Rispetto a settembre 2019 la Spagna continua a essere il paese con più procedure a carico, ben 97. Non è l’unico però tra i principali stati europei ad avere un alto numero di infrazioni pendenti, con Italia e Regno Unito poco distanti, entrambi con 92 procedure attualmente attive.

Molto è successo negli ultimi dieci mesi, con il numero totale delle infrazioni che è passato da 1.594 (inizio settembre 2019) a 1.761 (fine giugno 2020). Il quadro è peggiorato soprattutto per il Regno Unito, nel bel mezzo del lungo iter per uscire definitivamente dall’Unione, e per il Portogallo – che hanno visto il numero di infrazioni pendenti aumentare di circa il 46%, con l’apertura di una trentina di nuove procedure a testa (numeri di gran lungo superiori a quelli di qualsiasi altro paese).

Negli ultimi dieci mesi sono da segnalare anche le 13 nuove procedure a carico dell’Italia (+16,5%) e della Romania (+20%), come anche i 12 nuovi casi dell’Austria (+19,7%). Significativi invece i successi di Irlanda e Francia: Dublino è riuscita a diminuire di dieci unità il suo carico di infrazioni (-14,7%), mentre Parigi lo ha ridotto del 7,8%.

Cosa riguardano le nuove procedure

Storicamente la legislazione europea in ambito ambientale è quella che i governi sono più restii a trasporre nella normativa nazionale. Non è un caso se il 21,3% delle infrazioni pendenti complessive riguardano l’ambiente, di gran lunga il settore più coinvolto. Nel periodo preso in considerazione le procedure aperte in quest’ambito hanno continuato a crescere, con un aumento dell’11,6% dei casi pendenti.

Rispetto a settembre 2019 è stato registrato però un numero importante di nuovi casi concernenti gli affari interni, cresciuti del 64,2% (le procedure di infrazione sono passate da 123 a 202), come anche l’ambito energetico (+46,7%). È da segnalare invece una significativa contrazione dei casi che riguardano il mercato interno (industria e imprenditoria), passati da 245 a 190 (-22,5%).

Quanto registrato nei primi sei mesi del 2020 è in linea con la tendenza dell’ultimo quinquennio, quando in media la Commissione europea ha aperto ogni mese 66 procedure di infrazione contro gli stati membri. Durante i mesi più caldi della pandemia COVID-19 l’attività della Commissione europea sembra quindi essere proseguita in maniera abituale, aprendo 61 nuove infrazioni al mese. Benché molte assemblee parlamentari abbiano temporaneamente sospeso le proprie attività a causa dell’emergenza sanitaria, la necessità di applicare le normative europee è rimasta urgente.

Dietro questi numeri ci sono specifiche norme che non vengono rispettate dai governi, cioè direttive e regolamenti europei che non sono correttamente integrati negli impianti normativi nazionali. Sono poco meno di 100 gli atti che hanno generato le nuove infrazioni aperte nel 2020, alcune delle quali hanno portato ad un duro lavoro da parte della Commissione per assicurarne l’applicazione.

Domina su tutte il regolamento 2017/1938 sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas, responsabile di ben 27 procedure di infrazione: tutti i paesi dell’Unione, tranne Cipro, sono ritenuti inadempienti dalla Commissione. Sono invece 17 gli stati che invece sono attualmente in contenzioso con la Commissione per la direttiva 2018/843 sulla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo – procedure tutte avviate tra febbraio e maggio di quest’anno. Un discorso simile può essere fatto per la direttiva 159 del 2017 per l’attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007; a inizio anno infatti sono state avviate 17 procedure contro altrettanti paesi.

Chiudiamo questa rassegna delle principali direttive coinvolte dalle nuove procedure di infrazione con la direttiva 2017/853 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. Tra le procedure avviate negli ultimi sei mesi, venti riguardano direttive adottate nello stesso 2020 – in particolare le direttive delegate 362 e 363, relative all’esenzione per il piombo, i composti di piombo e il cromo esavalente nelle componenti di alcuni veicoli, come i sistemi di raffreddamento nei frigoriferi ad assorbimento dei camper.

Quando le infrazioni costano

Come a settembre 2019, sono 18 le procedure di infrazione attualmente giunte allo stadio più avanzato del contenzioso, per cui è stato fatto ricorso alla Corte europea di giustizia in base all’articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell’UE – un’evenienza che può comportare anche l’applicazione di sanzioni pecuniarie nei confronti dello stato inadempiente. I maggiori protagonisti qui sono la Grecia e l’Italia, entrambe con sette casi, mentre Belgio, Irlanda, Portogallo e Spagna hanno una sola procedura giunta a questo stadio.

Benché il numero sia rimasto il medesimo, sono da notare alcune importanti variazioni. Intanto lo scorso 10 ottobre è stata ufficialmente chiusa la procedura a carico della Slovacchia per la discarica di Žilina-Považský Chlmec, che era già era costata al paese sanzioni per un milione di euro. Ritenute adatte le misure introdotte dalla Slovacchia, la Commissione europea ha deciso di chiudere la procedura a suo carico. A novembre 2019 la Commissione ha fatto ricorso alla Corte europea di giustizia contro gli aiuti di stato concessi dal governo greco alla Larco General Mining & Metallurgical Company S.A., chiedendo il pagamento di oltre un milione di euro.

Leggi tutti gli articoli dello European Data Journalism Network

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta