RossobruniLo strano caso dell’estrema destra pugliese che sostiene Emiliano

Pippi Mellone, sindaco di Nardò e capofila di questo esperimento, è un teorico della politica pragmatica che non si cura delle identità, dei pedgree ideologici, delle casematte di riferimento. Ma certo con un governatore Pd come l’ex pm è più facile allearsi

STR / AFP

La destra (ma anche la sinistra) che non ti aspetti è in Puglia, a Nardò, provincia di Lecce: una destra che sostiene apertamente il governatore uscente Michele Emiliano nonostante i legami storici con l’altra metà della politica e specialmente con la filiera di Fratelli d’Italia. Non è un caso di trasformismo, non ha nulla a che vedere con i giri di valzer della destra campana per Vincenzo De Luca: Pippi Mellone, sindaco di Nardò e capofila di questa strana destra pugliese, è piuttosto un teorico dell’Andare Oltre (il suo movimento si chiama così, l’Oltre è riferito ai partiti) e di una politica pragmatica che se ne frega delle identità, dei pedgree ideologici, delle casematte di riferimento.

Mellone è da anni una spina nel fianco della destra (ma anche della sinistra) pugliese, nonché la controprova di come il frullatore dei tempi nuovi abbia mischiato le appartenenze fino a renderle irriconoscibili. Viene dalla militanza giovanile in Alleanza nazionale ma nel 2016 diventò sindaco battendo il candidato di Forza Italia e FdI al primo turno. Quelli se la presero, al ballottaggio tifarono per l’uomo del centrosinistra. Mellone superò pure lui per 80 voti.

Emiliano, all’epoca, andò a Nardò per sostenere il Pd ed evitare che “l’amico di Casa Pound” – come ancora lo chiama qualcuno – si prendesse il Comune, e tuttavia appena pochi mesi dopo Mellone stupì tutti con una serie di iniziative in favore dei braccianti africani che neanche la Cgil aveva mai immaginato, a cominciare dal divieto di lavoro nei campi nelle ore torride dall’una alle tre.

Poi arrivò un manifesto politico vero e proprio. Esaltava la Patria, ma anche “la sovranità della comunità sul territorio, esercitata da tutti i cittadini senza distinzione di colore della pelle, orientamento sessuale, religione”. Mellone si fece sponsor dello Ius Soli, in aperto conflitto con la sua vecchia amica Giorgia Meloni e ovviamente con Matteo Salvini.

Estese i suoi interessi a Lecce, patrocinando l’elezione coi progressisti e contro le destre di Alessandro Delle Noci. Aprì il link con il governatore Emiliano, fino al punto di invitare i suoi elettori, nel 2017, a partecipare alle primarie del Pd e a votarlo. Successe un putiferio. Il Pd, per protesta, decise di non partecipare alla sua stessa consultazione, monopolizzata dai sostenitori del sindaco post-missino. Emiliano vinse a Nardò col 97 per cento dei voti.

Adesso lo stesso tipo di scompiglio si abbatte sulla destra di Giorgia Meloni, che con Raffaele Fitto si gioca una delle sue più importanti partite nella prossima tornata elettorale. Sarà interessante vedere se il candidato di FdI sbarcherà nella cittadina del Salento per la sua campagna e come sarà accolto da un Comune che teoricamente ha un’amministrazione di destra ma nella pratica sta dall’altra parte e ha persino un suo assessore – Giulia Puglia, trentenne, titolare del Turismo – già inserita nella lista “Emiliano Sindaco di Puglia”.

Non potevamo fare altre scelte, spiega Pippi Mellone. Fitto, dice, «rappresenta il vecchio della politica, mondi già superati e sconfitti da moltissimo tempo». Mellone non crede ai sondaggi, che prevedono un testa a testa tra gli sfidanti, e giudica sbagliato ogni calcolo costruito sull’approccio identitario al voto. «La destra – ricorda – ci cascò già quindici anni fa, quando mandò i suoi a votare alle primarie Pd per Nichi Vendola. Stapparono champagne quando prevalse su Francesco Boccia: pensavano che un gay dichiarato, capo di un partito di estrema sinistra, fosse l’avversario ideale, un sicuro perdente in una regione tradizionalista come la Puglia. Si sa come è finita».

Lo strano caso del sindaco Pippi Mellone e della sua destra che appoggia il candidato delle sinistre, insomma, è solo l’ultima puntata del gran casino destra/sinistra in Puglia. «Qui il concetto di destra e sinistra è molto difficile da individuare» ha commentato nei giorni scorsi Ivan Scalfarotto, il terzo incomodo della competizione, e di sicuro è vero.

Resta da capire se questo attraversamento dei confini sia l’anticipazione, l’assaggio di un generale desiderio di libertà post-ideologica, oltre le ossessioni identitarie dell’ultimo decennio, o solo una bizzarra storia locale, un casus belli che comincia e finisce nei trecento chilometri tra Foggia e Lecce.

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