Lezione per il governoCome salvare le scuole in tempo per la riapertura di settembre

Asili pubblici e privati in difficoltà, istituti impreparati e dirigenti scolastici rassegnati: alle attuali condizioni molte strutture non potranno riaprire in tempo per l’anno scolastico. Una soluzione è rivedere le linee guida stabilite dal Comitato tecnico scientifico adattandole alla situazione attuale e nominare un commissario che abbia i poteri per requisire gli immobili necessari ad ampliare le classi

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In questi giorni i deputati della commissione Cultura della Camera stanno ricevendo diverse segnalazioni di dirigenti scolastici che ci mandano un unico, univoco messaggio: alle attuali condizioni molte scuole a settembre non potranno riaprire. Penso alle lettere che abbiamo ricevuto dall’Istituto Galilei di Firenze e dall’Istituto Claudio Abbado di Roma, per citare due casi. Penso ai molti asili pubblici privati in difficoltà, ad esempio a Milano e Roma come si è letto nelle cronache dei giornali. Penso ai ripetuti allarmi lanciati dai sindacati. Se il Governo non affianca provvedimenti concreti alle parole, se non si prendono subito misure straordinarie, a settembre rischiamo un vero e proprio disastro scolastico.

Oramai arrivati a poco più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico, le strade che vedo come percorribili per far tornare tutti i bambini e ragazzi in classe sono due: rivedere immediatamente le linee guida stabilite dal Comitato tecnico scientifico il 28 maggio, quasi due mesi fa, in una situazione epidemiologica ben diversa da quella attuale; nominare un commissario che abbia i poteri per requisire gli immobili necessari ad ampliare le classi e far partire la scuola per tutti.

Senza provvedimenti di questo tipo, rischiamo solo di raccontare bugie agli italiani. È inutile che la ministra Azzolina ripeta che il 14 settembre torneranno tutti in classe, se ad oggi le condizioni non ci sono. Le associazioni dei presidi lo stanno dicendo chiaramente da giorni, insieme a tutti i sindacati della scuola.

Coloro che scrivono a noi rappresentanti in Parlamento avvertono, e ci avvertono, che la prossima riapertura delle scuole è una sfida, per tutti e per il Paese, una prova che coinvolge istituzioni e cittadini, che testa l’efficacia delle misure prese e coinvolge l’organizzazione del quotidiano delle famiglie, la ripresa del lavoro, del funzionamento di interi settori dell’economia e della società. Una sfida che in nessun modo possiamo permetterci di mancare.

Di più, per gli studenti di ogni ordine e grado, sarà il ritorno alla vita autonoma, a quella vita di bambini, adolescenti e giovani che si costruisce al di là della famiglia, quello spazio in cui si impara a gestire i propri rapporti personali, con i compagni, i maestri, i professori e in cui si comincia a sentirsi adulti.

I dirigenti scolastici ce la stanno mettendo tutta, cercando di far quadrare impossibili rompicapi delle aperture scaglionate, del rispetto del distanziamento, del reperimento di nuovi spazi e banchi di nuova generazione.

Ognuno come può, con le risorse a propria disposizione, confortato o sconfortato dagli enti locali – uffici scolastici regionali, provincia, municipio – che forniscono indicazioni non univoche, disparate. Cercano alleanze con le parrocchie, le polisportive, i musei, i cinema, le associazioni pubbliche e private. Ma oltre una certa soglia non possono arrivare, non hanno certamente “pieni poteri”.

E allora a poco più di un mese dalla riapertura, con agosto di mezzo, servono i poteri straordinari dello Stato. Altrimenti migliaia e migliaia di bambini il 14 settembre saranno condannati a rimanere a casa.

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