L’altra mossa del cavalloL’alleanza tra Meloni e Berlusconi per limitare la leadership di Salvini nel centrodestra

Il piano è difficile ma non impossibile: far pesare la somma dei voti di Fratelli d’Italia e di Forza Italia per “contenere” le velleità del leader della Lega, sbarrandogli la strada per Palazzo Chigi. Sta qui la maledizione della logica del proporzionale: anche il più forte può essere debole

Afp

La mossa del cavallo più clamorosa la potrebbe fare Giorgia Meloni, e sarebbe una mossa che rivoluzionerebbe persino il discorso pubblico: far pesare la somma dei voti di Fratelli d’Italia e di Forza Italia per “contenere” le velleità di Matteo Salvini sbarrandogli la strada per Palazzo Chigi. Il quale in un anno ha dilapidato un patrimonio di consensi e nella destra non ha più il potere assoluto che aveva prima del suicidio del Papeete: e anche se un presumibile 25 per cento lo colloca ben al di sopra del 15 attribuito dai sondaggi a Fratelli di Italia c’è da considerare che con i voti di un Berlusconi sempre politicamente vivo più o meno si equivalgono ai sostenitori del cosiddetto Capitano.

La competition è in pieno svolgimento. Stanno facendo a gara per chi porta più gente alla manifestazione di sabato 4, tenendo conto che i numeri sono contingentati, faranno a gara per contendersi le telecamere, faranno a chi grida più forte e a chi la spara più grossa.

Insomma, nelle alchimie della politica (che in fin dei conti si fa anche in laboratorio) al tavolo del centrodestra a un certo punto Giorgia potrebbe cambiare di sedia e lasciare il caporione leghista da solo con le sue percentuali in ribasso, in una posizione certo fondamentale ma non dominante: in ultima analisi sta qui la maledizione della logica del proporzionale, anche il più forte può essere debole.

D’altra parte questo è stato il copione della estenuante trattativa fra i tre partiti del centrodestra sulle regionali. Una partita in cui il Conducator leghista è stato isolato e non ha beccato niente (lasciamo stare Luca Zaia, che è prima Zaia e poi un leghista), anzi ha dovuto ingoiare bei pezzi di Seconda Repubblica come il tardo-democristiano Raffaele Fitto in Puglia, ascritto alla Meloni, e il tardo-socialista Stefano Caldoro in Campania, in quota Berlusconi, più un altro Fratello d’Italia – Francesco Acquaroli – con buone chance di vittoria nelle Marche e il solito Giovanni Toti, costola berlusconiana, in Liguria.

A lui è andata la Toscana con questa Susanna Ceccardi che già alle prime mosse sta mostrando, per usare un eufemismo, parecchia inesperienza e dove in ogni caso la partita è persa in partenza. Così che se il centrodestra vincerà, avranno vinto Giorgia&Silvio; e se perderà sarà stata un’altra Emilia salviniana.

Lei, la Meloni, puntando a Palazzo Chigi in prima persona, avrebbe tutto l’interesse a uno sgonfiamento di voti e d’immagine dell’ex ministro dell’Interno, pur ovviamente sostenendo in pubblico il contrario, e se davvero fosse capace di superare certi freni psicologici e politici potrebbe darsi un’immagine meno ansiogena del capo leghista, così da poter attrarre consensi moderati o come minimo candidandosi a pescare nel disorientato elettorato berlusconiano che odia Salvini.

Ed è un fatto che in questi mesi la Meloni ha eroso a Salvini una significativa quota di consensi, quello che perde lui lo arraffa lei in un gioco a somma zero. Perché è successo? Le interpretazioni qui divergono ma secondo noi è successo perché Fdi pare, a torto o a ragione, più affidabile avendo una leader che mai chiederebbe pieni poteri e poi anche perché sa fare meglio l’opposizione, nelle aule parlamentari e fuori. E poi certo perché parte dell’elettorato leghista non dimentica la scelta col mojito in mano di un anno fa e cerca un’altra casa.

Ma il paradosso di Giorgia è che lei non vuole andare oltre la destra come Gianfranco Fini, che infatti considera un traditore, ma non può neppure restare nei recinti della “Generazione Atreju” o dentro gli schemi di Alain de Benoist che in fin dei conti sono sempre quelli della reazione.

Ecco il dilemma: come essere destra pura ma senza le scorie del passato? “La Meloni si trova dinanzi a una opportunità unica – dice il politologo Massimiliano Panarari – e al tempo stesso a una scelta molto complessa: o getta le basi per una cosa inedita, una destra-destra né illiberale né post-fascista oppure si limita a rosicchiare consensi a un Salvini comunque egemone, rinunciando a fare la sua parte per la ristrutturazione di un nuovo sistema politico”

Dopodiché la scelta spetta a lei e a lei sola. Se vuole essere una leader di governo o acconciarsi a diventare la custode di un gruzzolo di voti mentre quello si prende i pieni poteri. Se provare a mandare la destra-destra al governo dalla porta principale o continuare a fare i gregari magari rinfilandosi nel ghetto post-missino, non proprio una grande prospettiva. C’è sempre la mossa del cavallo.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta