LovedownIl problema delle coppie binazionali separate dalla pandemia

Molti Paesi stanno adottando provvedimenti che consentono anche a due partner non sposati di due Stati diversi di riabbracciarsi all’interno dei confini europei, ma non l’Italia. Eppure da noi oltre settecento persone vivono questa condizione. Finora il governo non ha preso alcun provvedimento

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Buffalo, New York, sei di pomeriggio. Roma, mezzanotte. Leonardo accende il Pc e resta in attesa. Inizia ad avere sonno, concentra tutte le sue energie per cercare di restare sveglio ancora un po’. Nella sua stanza riecheggia il suono di una videochiamata Skype, quella che Leonardo aspetta ogni giorno da 8 mesi. Indossa le cuffiette, perché non vuole perdersi nulla di quella conversazione, parole, sospiri, esitazioni. Accetta la videochiamata, e finalmente la vede. Di fronte a lui, racchiusa nello schermo di un Pc, c’è Christina, sua compagna da oltre un anno. Si sono conosciuti a Roma, nel 2019, dove lei frequentava l’università americana. La loro relazione sboccia in Italia, ma si consolida a distanza, tramite telefonate, messaggi, audio WhatsApp. Poi si rincontrano, dieci giorni qui, un mese negli States. Il pensiero oggi torna a quei momenti felici. A quel mese di dicembre vissuto insieme a Buffalo, negli Usa, viaggiando alla scoperta del confine con il Canada.

Come Leonardo e Christina, sono migliaia le coppie binazionali, composte da cittadini di diversi Paesi, rimaste separate per mesi a causa delle misure restrittive legate alla pandemia da Covid-19. Grazie all’impegno del movimento “Love is not tourism”, molti Paesi stanno adottando provvedimenti che consentono anche alle coppie non sposate di riabbracciarsi, soprattutto all’interno dei confini europei. Non l’Italia, dove a leggere i numeri degli iscritti al gruppo Facebook in versione tricolore, sono oltre settecento le persone che vivono questa condizione.
Il problema resta per chi ha il proprio partner fuori dai confini del Vecchio Continente, nei Paesi extra Schengen come Stati Uniti, Russia, Australia, Medio Oriente.

Il fidanzato di Jessica, 27enne italiana di origini libanesi, vive a Beirut, in Libano. «L’ultima volta che ci siamo visti era il 2 febbraio 2020, in aeroporto, io ero pronta per tornare in Italia. La sera prima avevamo deciso di rivederci ad aprile per sposarci». Ma i contagi aumentano, l’Italia in lockdown è sotto gli occhi del mondo intero, i matrimoni devono aspettare. «Il momento più difficile è stato il giorno dell’esplosione a Beirut – racconta Jessica – per qualche minuto ho veramente pensato di averlo perso».

«Dopo questi lunghi mesi rivedere Alex significherebbe moltissimo per me». Luca, 27 anni, dottorando di Ingegneria meccanica di Genova, spiega il senso dello slogan ’Love is not tourism’: «Significa che un viaggio per essere di nuovo insieme alla persona che ami non può considerarsi alla pari di un viaggio per divertimento». Soprattutto, sottolinea, alla luce delle numerose riaperture dell’estate 2020: «Inizialmente è stato giusto chiudere tutto per combattere il virus, ma oggi, in Italia, con una situazione maggiormente sotto controllo, in cui abbiamo visto riaprire spiagge, discoteche e crociere, tutte attività non essenziali, non si capisce perché continuare a negarci la possibilità di rivederci».

Per Luca dovrebbe essere sufficiente dimostrare l’esistenza di una relazione stabile, con foto e scambi di messaggi, e presentarsi con un tampone negativo per vedere garantito quello che andrebbe considerato come un diritto fondamentale della persona: il diritto ad amare. Che, forse, avrebbe meritato più tutele del diritto a trascorrere le vacanze all’estero.

Tra le coppie separate più dalle scelte dei Governi che dalla pandemia, c’è un comune senso di frustrazione. «La doccia fredda è arrivata a inizio luglio, dopo che alcuni Paesi dell’Ue hanno riaperto, mentre non c’è stata nessuna notizia in merito a coppie nella nostra situazione» racconta Giuseppe, che vive ad Anversa, in Belgio, e ha conosciuto Nina durante un viaggio di lavoro in Russia. «Quando sono tornato da Mosca lo scorso marzo ci eravamo salutati già con un cattivo presagio. Non avrei immaginato di restare distante da lei per tutto questo tempo».

A vivere la stessa situazione delle coppie binazionali separate dal Coronavirus sono anche molte coppie di italiani non sposati. «Ti devi scontrare con un mostro burocratico contro cui sei impotente – spiega Maria Elena, 23 anni, della provincia di Bari, fidanzata con Maurizio, che per motivi lavorativi vive a Chicago – non sai quando riapriranno i confini, quindi devi continuamente procrastinare il giorno in cui vi rivedrete, che passa da giugno, a luglio, ad agosto, forse settembre, magari ottobre. A data da destinarsi. E questo ti getta nello sconforto».

«Questo limbo in cui ci troviamo mi fa soffrire tanto, vivo con l’ansia, tutti i giorni con lo stesso pensiero: quando potrò riabbracciarlo?». Carolina ha 27 anni, vive a Perugia dopo un viaggio in Australia lungo un anno, da cui è tornata con molto più di un ottimo livello di inglese. «Ho conosciuto Simone a Brisbane, condividevamo un appartamento, è stato il classico colpo di fulmine» racconta oggi, con un sorriso che sa di amarezza. Dopo sette mesi, l’assenza dell’altro diviene insopportabile: «Mi manca la sua presenza quotidiana, le piccole cose, una carezza, un bacio, quel calore che da uno schermo del pc non potrai mai avere». Simone, che in Australia non ha ancora un visto permanente, non può lasciare il Paese se non a costo di perdere il lavoro e di cancellare così 8 anni di sacrifici e impegno. Investiti in un Paese che è pronto a disfarsi di lui piuttosto che concedergli l’occasione di riabbracciare chi ama.

Sul gruppo Facebook di “Love is not tourism” scorrono ogni giorno le foto di coppie tornate finalmente insieme. Si stringono in lacrime all’aeroporto, mentre altri postano la foto in abito bianco perché un matrimonio può rendere tutto più semplice. Probabilmente gli sposi sognavano una grande festa, accanto a parenti e amici, ma dovranno rimandare, chissà per quanto tempo ancora.

Rivedere il proprio partner e ricominciare a vivere insieme la relazione è soprattutto una questione di benessere: «La salute delle persone passa anche dalle relazioni personali – è convinto Simone, fidanzato di Carolina – l’amore non è solo un diritto, ma anche una componente fondamentale della vita di ciascuno, è il vero motore delle nostre esistenze». Per Carolina «esiste un diritto ad amare: consiste nella possibilità per due persone, anche di due Paesi diversi, di costruire la propria vita insieme».

«Sentiamo di continuo virologi, immunologi e politici dire che con questo virus dovremo imparare a convivere, nel rispetto della salute di tutti, ma senza permettergli di stravolgere le nostre vite – continua Carolina, che conclude – Ecco, oggi, ad essere stravolti, siamo noi come individui».

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