La surreale estate italiana Una resistenza civile, politica e democratica contro gli sfascisti di governo e di opposizione

Ci aspettavamo una stagione di progetti, di idee e di strategie per far ripartire il paese dopo il Covid, l’ultima spiaggia per evitare il default sociale, ma i populisti di Conte e i sovranisti cialtroni, con la complicità del Pd, si occupano di fare polemiche sciocche e ci trascinano dritti verso il fallimento

Afp

La cartolina della surreale estate italiana contiene le parole di Giuseppe Conte, di Luigi Di Maio e di Luciana Lamorgese contro i clandestini, ormai indistinguibili da quelle di Matteo Salvini e con una retorica più da Papeete che da punti di riferimento fortissimi per tutti i progressisti italiani.

Il Pd come al solito guarda altrove, dove non c’è azione, per consueta viltà e inadeguatezza, tanto che ora addirittura non sa che cosa fare sul referendum cinquestellista di settembre sul taglio dei parlamentari contro cui ha votato tre volte in Parlamento gridando al pericolo che avrebbero corso le nostre istituzioni, salvo farlo passare per assecondare la Casaleggio Associati, pur sapendo che si trattava di una porcheria senza precedenti, tipo Porcellum ma con Zingaretti al posto di Calderoli. 

A pandemia ancora in corso, assistiamo allo spettacolo miserabile dell’opposizione più cialtrona del mondo, sostenuta dai megafoni di casa Mediaset messi a disposizione dei cosiddetti liberali per Salvini, una delle categorie più comiche del secondo millennio, impegnata in una grande opera negazionista sul virus, «non ce n’è Coviddi» come dicono a Mondello, che rifiuta le mascherine, se ne frega del distanziamento e vuole riaprire le scuole, col sostegno bipartisan del ceto medio riflessivo e sulla scia del grande successo planetario di quei gran cazzoni di Donald Trump e di Jair Bolsonaro. 

Il governo Conte sbanda sotto l’influenza pro sfascio di Salvini e Meloni e con la complicità dell’assenza strategica del Pd, pur avendo fatto benissimo a chiudere innanzitutto le scuole e rifiutando le pressioni di riaprirle a settembre senza pensarci almeno un momento, come se nulla fosse successo in particolare dove, come in Israele, hanno riaperto le aule anzitempo. 

L’altra polemica scema del luglio-agosto 2020 è quella sul presunto autoritarismo di Giuseppe Conte da Volturara Appula, accusato di golpe istituzionale dagli amici italiani di Viktor Orbán perché si vuole tenere pronto con tutti gli strumenti necessari ad affrontare un eventuale ritorno dalla pandemia, ben sapendo, peraltro, che gli stessi sovranisti di destra sarebbero i primi a chiedere il suo scalpo qualora non si facesse trovare pronto con tutti gli strumenti nel caso ripartisse la curva dei contagi. 

Come se il problema fossero i dpcm e non quello che contengono. Come se gli oppositori di Conte avessero curriculum vitae affidabili su temi diversi dall’aprire conti correnti in Svizzera o alle Bahamas come sostengono facessero tutti negli anni Ottanta tra una canzone dei Duran Duran e una giacca con spalline.

E mentre nessuno ha un’idea che sia una su come uscire dalla crisi, maggioranza e opposizione aprono interessantissimi fronti polemici sull’istituzione di un imperdibile museo del fascismo a Roma e finanche sulla strage di Bologna di cui pare si sappia tutto anche se gli stessi che dicono che è-tutto-chiaro-vergogna poi titolano a caratteri cubitali sulla strage oscura senza rendersi conto della contraddizione.

L’estate italiana è uno spettacolo grottesco, ma ai confini col macabro perché senza happy ending: questa avrebbe dovuto essere la stagione di lavoro doppio per recuperare il tempo perduto, per evitare il default civile ed economico e per programmare la ripartenza, con un dibattito pubblico tambureggiante sulle ricette per ricostruire il paese, sulle infrastrutture su cui investire per adeguarle a standard europei, sulle finalità strategiche cui legare i finanziamenti che arriveranno dalle benemerite istituzioni dell’Unione.

L’estate 2020 avrebbe dovuto essere quella del tuffatore che rinasce ogni volta dall’acqua all’aria, il tempo di scelte che impegnano il nostro futuro e che non possiamo sbagliare perché se non sfruttiamo bene le risorse europee non ci sarà un secondo paracadute, invece è l’estate delle chiacchiere sul niente e delle polemiche sul fascismo di cento anni fa, di quaranta anni fa e dell’ultimo quarto d’ora. 

Di fronte alla sfida epocale che ci aspetta, il governo Conte mostra la profondità progettuale di un’assemblea di condominio che si incarta sulla dimensione della fioriera da mettere in cortile e per il resto preferisce scimmiottare l’opposizione da spiaggia e da birreria, con la complicità di un Partito democratico che va salvato da sé stesso.

Ieri, a completare il quadro di stravaganze, il responsabile economico del Partito democratico, Emanuele Felice, ha denunciato gravemente su Twitter un coordinato attacco neoborbonico e di ultrà liberisti (qualunque cosa volesse dire) contro la sua prestigiosa figura che a questo punto meriterebbe di diventare una maschera ufficiale del carnevale italiano al pari di Balanzone, di Burlamacco e di Vito Crimi.

I populisti di governo e i ciarlatani dell’opposizione stanno affossando l’Italia, con la complicità degli indifferenti, degli opportunisti e di chi si illude di poter lucrare qualche posizione di vantaggio da una situazione senza capo né coda.

Possibile che tra tutti gli altri non ci sia nessuno che abbia il coraggio e l’umiltà di organizzare una resistenza politica, civile e democratica per difendere l’Italia?

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