In direzione ostinata e non contrariaIl misterioso andamento delle quotazioni di rame, che seguono quelle dell’oro

Le valutazioni dei due beni dovrebbero essere inversamente proporzionali, quando una sale l’altra scende e viceversa. La pandemia però sembra aver alterato questo equilibrio. Per gli economisti è un vero e proprio rebus, che forse si può spiegare guardando le misure di contrasto al virus di alcuni paesi

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Oro e rame: era un assioma per gli economisti che non dovrebbero mai andare nella stessa direzione. Eppure, in epoca di covid-19 lo stanno facendo. Prima battendo entrambi un record dopo l’altro. L’oro, in particolare, ha oltrepassato la quota psicologica dei duemila dollari l’oncia, pari ai 64 dollari il grammo. Il 32 per cento di rialzo dall’inizio dell’anno, e 200 dollari in più rispetto a metà luglio.

Goldman Sachs aveva previsto per il 2022 una quotazione sui 2.300 dollari l’oncia, e qualcun altro aveva pensato addirittura a una possibile quota 3.500. E anche il rame era salito da gennaio del 6 per cento, fino a oltrepassare i 2,9 dollari alla libbra: un aumento in cui va incluso un iniziale arretramento all’inizio della pandemia. Poi, all’inizio di questa settimana, l’oro è tornato indietro, perdendo in una sola seduta l’1,56 per cento e riassestandosi sui 1.882 dollari l’oncia. Ma a quel punto anche il rame ha perso lo 0,3 per cento, tornando a quota 2,8668.

C’è dibattito tra chi sostiene che questo ridimensionamento sia definitivo, e chi invece prevede nuovi balzi in avanti, fino ai possibili tremila dollari per oncia di oro. Ma questo è un altro punto. Il fatto è che il rame e l’oro hanno una funzione opposta: l’uno materia prima di base; l’altro bene rifugio. La cosa in qualche modo è esemplificata dalla discrasia tra la scansione simbolica delle età dei poeti antichi e quella degli archeologi moderni.

Per gli uni, infatti, l’uomo aveva iniziato con una ideale Età dell’Oro in cui tutti stavano bene e non c’erano né violenza e né avidità, e che poi era però purtroppo via via degenerata nelle successive Età dell’Argento, del Bronzo e del Ferro. Il rame non era neanche considerato come valore simbolico.

Al contrario, per gli studiosi di Preistoria e Storia Antica sono l’oro e l’argento che non sono mai state materie prime tecnologiche di base. Si parte invece con l’Età della Pietra, nelle sue tre fasi Antica (Paleolitico), Media (Mesolitico) e Nuova (Neolitico). Dopo l’arrivo dell’agricoltura, è con l’Età del Rame che inizia la Storia.

È poi seguita dall’Età del Bronzo e da quella del Ferro, e oggi sono pure importanti cose come l’acciaio, il petrolio, il gas, le terre rare, il litio, il coltan, il palladio. Ma tutto inizia ancora dal rame, che infatti cresce di quotazione per l’aumento di domanda se la manifattura tira. «Doctor Copper» lo chiamano: un anticipatore dei cicli economici. Se invece la manifattura rallenta vuol dire che l’economia va male e quindi la domanda di rame dovrebbe ridursi, mentre è l’oro che dovrebbe apprezzarsi come bene rifugio.

Così in effetti era stato a gennaio. Ma, lo abbiamo ricordato, la situazione è cambiata. È rimasto depresso il petrolio, come effetto della recessione mondiale da lockdown. D’altra parte, se notizie come il pur dubbio vaccino Sputnik di Putin o la ripresa del dollaro davvero hanno contribuito a creare un nuovo clima di fiducia, il calo dell’oro dovrebbe essere accompagnato da una ulteriore spinta del rame. Non da uno stop.

Per gli economisti è un vero e proprio rebus, che qualcuno nel momento del rialzo parallelo ha provato a spiegare in chiave psicologica.

Da una parte, dunque, l’economia che riparte per l’allentamento del lockdown in Europa e la ripresa di Cina e Asia Orientale pomperebbe la ripresa del rame. Dall’altra, però, il covid avrebbe creato un effetto tale per cui la domanda di beni rifugio continua lo stesso, in modo irrazionale. Ma se è così, se l’oro inizia a calare, vorrebbe dire che la razionalità sta tornando. Che senso ha se a ruota cala anche il rame?

Il rebus, dunque, continua, a meno di non introdurre qualche elemento diverso. E vediamo dunque il caso del Cile. In questo momento è il nono Paese al mondo per numero di contagiati, con 376.616. Ed è addirittura il quinto per numero di contagiati in rapporto alla popolazione: 19.682 per ogni milione di abitanti.

La maggior parte degli analisti ritiene che il Cile nei confronti della pandemia rappresenti un tipico modello di Paese virtuoso ma con risorse limitate il cui sistema sanitario all’inizio ha reagito bene, ma a un certo punto per l’eccesso di contagi ha finito per collassare.

Però è anche il primo produttore mondiale di rame, con una quota di mercato che rappresenta oltre un quarto dell’offerta planetaria. E il Cile è anche all’avanguardia mondiale nella sperimentazione delle sue proprietà anti-infettive.

All’Hospital Clínico dell’Universidad de Chile a Santiago si usano ad esempio brande, tavole e pavimenti di rame proprio perché è stato verificato che hanno una carica di microbi fortemente inferiore alla plastica e ad altri materiali: fino al 94 per cento in meno. E anche all’Imperial College di Londra parlano del rame come di una “bomba atomica” contro agenti infettivi resistenti agli antibiotici.

Queste proprietà erano conosciute già dagli antichi egizi, con i Papiri Smith che descrivono l’uso del rame per disinfettare ferite già tra 2600 e 2200 avanti Cristo. Anche i fenici ricorrevano al rame per gli stessi fini, e il rame contro le ulcere alle gambe era raccomandato anche da Ippocrate.

Queste proprietà sono accertate per i batteri, ma si studia se possano funzionare anche contro i virus: compreso quello del covid-19. In pratica, il rame genera radicali liberi che danneggiano il dna di batteri e virus, impedendo loro di replicarsi. Anche se al ritmo di mezzo milione al mese il Cile ha iniziato a produrre mascherine al rame che stanno venendo esportate in tutta l’America Latina, in effetti gli studi su una utilizzazione massiccia sono ancora in corso, anche perché comunque il rame ha la controindicazione di un costo relativamente elevato.

Però che possa essere una materia prima importante nel boom dell’industria farmaceutica e biomedicale che si annuncia per il dopo covid è presumibile. Dunque, potrebbe essere questo l’elemento misterioso che spiega il comportamento aberrante del rame sui mercati negli ultimi mesi. Qualcuno sta facendo scorte di rame a uso medico?