I furbetti del referendumPrepariamoci alla campagna elettorale più brutta del mondo

Abbiamo riempito le istituzioni di gente senza arte né parte reclutata al solo scopo di coprirle di fango, ora è un po’ tardi per stupirsi dei loro metodi. Ma non è ancora tardi per fermarli, votando No

Andreas Solaro (Afp)

Arrivati a questo punto, sinceramente, non m’interessa sapere cosa abbia fatto, non fatto o fatto trapelare Pasquale Tridico, nel pieno di questa orrenda campagna sui cinque parlamentari e i duemila assessori, sindaci, consiglieri comunali e regionali sorpresi ad arraffare gli aiuti che avrebbero dovuto andare agli italiani maggiormente in difficoltà a causa del lockdown: mi basta e avanza sapere che Pasquale Tridico, in un momento simile, è il presidente dell’Inps.

Non mi stupisce nemmeno il fatto che Roberto Fico proprio adesso abbia di colpo riacquistato la voce, dopo avere lasciato per mesi la difesa delle prerogative costituzionali delle Camere a Elisabetta Alberti Casellati (al suo confronto un incrocio tra Nilde Iotti e Tina Anselmi), per dedicare indignate interviste e infinite dichiarazioni allo scandalo, chiedere pubblico autodafé per i reprobi, ma aggiungere subito – altrimenti non sarebbe Roberto Fico, maestro del dico-e-non-dico – che a lui non piacciono le «campagne di odio».

Figuriamoci se possono stupirmi i videoproclami di Luigi Di Maio, nostro attuale ministro degli Esteri, che si vanta di avere imposto a tutti i suoi parlamentari, con quell’altro lungimirante statista di Vito Crimi, una dichiarazione di «rinuncia alla privacy», o forse direttamente ai diritti civili, ed esorta gli altri partiti a fare altrettanto. Lo stesso Di Maio che un anno fa definiva il Pd, oggi suo alleato di governo, il «partito che in Emilia-Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli» in un altro video ingiustamente dimenticato, e di cui il 19 agosto cadrà il primo anniversario (lo ricordo casomai per l’occasione qualcuno volesse chiedergliene conto).

Niente di tutto questo mi stupisce, né onestamente penso che possa stupire voi. È evidente che di qui al 20 settembre, in vista del referendum sul taglio a casaccio dei seggi parlamentari voluto dai cinquestelle per ragioni di propaganda e in odio alla democrazia rappresentativa, ci aspetta la campagna elettorale peggiore di sempre. E di cosa dovremmo stupirci? Abbiamo lasciato che una società privata specializzata nelle campagne di demonizzazione e disinformazione riempisse le istituzioni di personaggi senza arte né parte, reclutati al solo scopo di coprirle di fango, e adesso vogliamo meravigliarci dei loro metodi?

Le «campagne di odio» alimentate e al tempo stesso gravemente stigmatizzate dall’ineffabile Fico non sono, per i cinquestelle, un incidente di percorso, un colpo di testa, una deriva improvvisa. Sono, tecnicamente, l’unica cosa che sanno fare, e praticamente l’unica cosa che fanno, da quando sono al governo. 

Che si tratti di aizzare le folle contro i Benetton per il crollo del ponte Morandi o contro le ong per l’immigrazione, non c’è nulla di cui non si siano dimostrati capaci (a parte governare, ovviamente). Che si tratti di descrivere i loro attuali alleati del Pd come una setta di pedo-satanisti senza scrupoli o di mettere alla gogna l’intero parlamento per cinque suoi componenti (uno dei quali pure grillino, a quanto pare) che hanno sfruttato una norma fatta dal governo, cioè da loro, non c’è nulla che non siano disposti a fare. E non c’è nulla che non faranno, statene certi, di qui al 20 settembre, per portare al parossismo questo clima nauseante. Che è esattamente quello che li ha fatti arrivare dove sono, e l’unica cosa che ce li può mantenere.

È un po’ tardi per stupirsi, e anche per lamentarsi. Fortunatamente, non è ancora tardi per dire – e per votare – no.

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