Un caffè in LituaniaVilnius ha portato i bar in strada e nelle piazze, e ha funzionato

Il centro storico della capitale è sempre popolato nonostante l’assenza di turisti: molti locali possono prendere gratuitamente spazio fuori per i loro tavolini. L’idea dell’amministrazione è tenere aperte le attività, conservare i posti di lavoro e mantenere viva la città. Così l’economia sembra non accusare la crisi come nel resto d’Europa

PETRAS MALUKAS / AFP

Le strade medievali e le piazze del centro storico di Vilnius, capitale della Lituania, si sono trasformate in un grande dehors. Per rilanciare l’economia l’amministrazione locale ha permesso a bar e ristoranti della città di riaprire e allargare il proprio perimetro in ogni angolo di suolo pubblico, purché sia fatto in spazi aperti e nel rispetto delle norme sul distanziamento.

«Vilnius è viva, si vede che c’è movimento, soprattutto a Senamiestis (la Old Town della capitale lituana, patrimonio mondiale dell’Unesco, ndr)», dice a Linkiesta Bernie ter Braak, proprietario del Cozy Bar, in pieno centro storico. Bernie è olandese ma vive a Vilnius da 19 anni e ormai si sente cittadino lituano. Il suo locale è aperto quasi tutto il giorno: si inizia la mattina, con i clienti abituali per la colazione, poi il pranzo e la cena, e avanti fino alle due di notte per i drink e qualche snack.

«La mancanza di turisti stranieri – dice – si sente. Certo, ci sono i lituani, ma consumano di meno, magari si limitano a un sandwich o un drink. Noi comunque siamo riusciti a contenere le perdite, siamo a circa il 25 per cento in meno del fatturato rispetto allo scorso anno».

Merito proprio della strategia messa in piedi dal sindaco Remigijus Šimašius, che lo scorso aprile aveva annunciato la possibilità di riaprire ristoranti e bar, concedendo loro di espandersi «in piazze, strade, vicoli gratuitamente per questa stagione, per tenere aperte le attività, conservare i posti di lavoro e mantenere viva Vilnius continuando a rispettare le misure di sicurezza».

La proposta è stata accolta favorevolmente dai proprietari dei locali, con oltre 400 esercizi commerciali che hanno riaperto già in primavera. «Noi abbiamo fatto un investimento importante, abbiamo messo dei pannelli e creato più spazio tra un tavolo e l’altro. Quindi non ci siamo ingranditi molto, se prima avevamo dieci tavoli fuori, ora ne abbiamo tredici», dice Bernie dal suo Cozy Bar.

La Lituania è stata colpita relativamente poco dal coronavirus: ci sono stati poco più di 2.300 casi e 81 morti. Anche per questo è stato facile riportare la gente in strada e nei locali, rimettere subito in moto l’economia.

Secondo i dati Eurostat di fine luglio la Lituania è tra i paesi che ha accusato meno la crisi nell’ultimo trimestre: un calo del 3,7 per cento del Pil rispetto allo stesso periodo del 2019, molto al di sopra della media dei 19 paesi della zona Euro (-15 per cento) o dei 27 Stati membri dell’Unione europea (-14,4 per cento); meglio di Germania (-11), Italia (-17,3) e Francia (-19).

Parlando a Linkiesta, Roberto, proprietario del ristorante italiano “Fiorentino” che ha aperto nella capitale lituana nel 2004, spiega che «il business è ripartito facilmente perché qui non c’è stato il trauma dei morti e di grandi picchi di contagi che invece c’è stato in tanti altri paesi. La gente è tornata a lavorare serenamente e la città è più viva, il mood è positivo. Merito anche di un governo molto reattivo. Ad esempio adesso che stanno leggermente salendo i contagi la mascherina è di nuovo obbligatoria ovunque».

Dal 1 agosto, infatti, le mascherine sono diventate nuovamente obbligatorie nei luoghi chiusi, e si ragiona se tornare a un breve periodo di lockdown.

Anche Roberto giudica positiva la strategia dell’amministrazione locale, pur non potendo beneficiarne direttamente: «Noi abbiamo sempre avuto il nostro cortile interno, quindi i clienti mangiano lì e devo dire che negli ultimi giorni c’è anche molto movimento. Ma la strada su cui affacciamo non è abbastanza larga da permetterci di allargarci all’esterno. Qualcuno invece è stato più fortunato perché la sua location ha permesso di prendere molto spazio aumentando il numero di tavoli, quindi di coperti e di entrate».

Ma non tutti hanno accolto positivamente questa strategia del governo locale. Come dice a Linkiesta Mark Adam Harold, ex membro del Consiglio comunale, «il vantaggio è soprattutto per i locali più piccoli vicini alle piazze più grandi. Immagina un bar di 50 metri quadrati, ora ha aggiunto altri 100 metri quadrati praticamente gratis attorno al locale e ha un bar tre volte più grande. E a questo punto calcolare i vantaggi è semplice algebra. C’è una disparità enorme tra i diversi locali, è una riforma molto diseguale e squilibrata».

Harold è cittadino britannico, vive da quindici anni a Vilnius e si definisce «local». È stato il primo straniero nella storia della città a diventare membro Consiglio comunale, dove è stato per quattro anni. E non risparmia critiche al sindaco: «Ha reso troppo facile avere una licenza, per aprire un bar ovunque. In qualsiasi strada, in qualsiasi piazza. Improvvisamente ogni angolo di Vilnius era disponibile. Oltre al pagamento della concessione, che si è scelto di rendere gratuita, sono cadute anche le altre restrizioni. Non ci sono più parametri da rispettare e la burocrazia è diventata rapidissima, la regola è stata cambiata praticamente subito».

Il problema di una riforma simile, fa notare Harold, è che una volta rimessa in moto l’economia la sensazione comune è che stia andando tutto per il meglio, ma c’è comunque una parte della città che non ne è ripartita, o comunque non allo stesso ritmo.

Mark Harold, ad esempio, è proprietario di una discoteca e presidente di un’associazione che rappresenta i locali della vita notturna di Vilnius – «per questo mi chiamano Night Mayor» – quelli che non hanno potuto approfittare della riforma: «Il problema è che l’amministrazione non sta dando aiuti gli altri business. E quei pochi fondi che sono stati stanziati sono andati ad associazioni e altre organizzazioni che sanno già come ottenere fondi dal governo centrale, ma quasi niente ai business privati. Ci sono migliaia di persone che stanno ancora soffrendo la crisi e non hanno nessun incentivo o bonus da sfruttare».

Un’altra critica che si trascina la politica dei dehors di Vilnius è quella della trasformazione del panorama cittadino – per quanto temporanea. In un lungo reportage la Bbc racconta che «prima di questa nuova legge ogni piccolo dettaglio, dagli ombrelli agli striscioni, dalle luci al design di mobili, doveva essere autorizzato. Ora non c’è bisogno di rispettare il regolamento sulla protezione di un sito patrimonio Unesco, e alcune nuove installazioni all’aperto rovinano le qualità estetiche del centro storico».

E poi ci sono da considerare le lamentele di chi abita propria a Senamiestis, di chi magari affaccia proprio sopra uno dei centri della vita notturna «e deve fare i conti con rumore, magari fumo, urla, piccole scocciature che si tirano dietro molte lamentele di sicuro», come dice Bernie ter Braak.

La novità introdotta dall’amministrazione locale però complessivamente ha dato una grande mano alla capitale lituana, ha permesso di esorcizzare prima di tutto la paura del contagio, e poi ha permesso di attutire l’impatto della crisi economica. Allora l’immagine da conservare di questa strana estate di Vilnius è quella di Justas, ragazzo lituano che la Bbc ha intercettato in via Savičiaus, una delle più affollate del centro: «Non avevo mai visto la città così viva in tutta la mia vita», dice. Visto il momento non si poteva sperare di meglio.

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