Manica largaAnche Regno Unito e Francia hanno un problema coi migranti (e la Brexit complicherà le cose)

Con il bel tempo sono aumentate le partenze da Calais a Dover, causando tensione fra i due paesi. Finora, le regole della convenzione di Dublino hanno permesso al governo britannico di respingere gli irregolari, ma con l’uscita di Londra dall’Unione europea non sarà più possibile

Afp

Sono oltre 4000 i migranti che nel corso dell’ultimo anno hanno attraversato la Manica per raggiungere l’Inghilterra dalla Francia a bordo di piccole imbarcazioni, oltre 650 soltanto ad agosto di quest’anno. Complice il bel tempo, i flussi sono aumentati nell’arco delle ultime settimane, anche se è da anni che in molti tentano l’attraversamento tra Calais e Dover, anche tramite l’Eurotunnel. Un aumento che ha alzato la tensione tra Francia e Regno Unito, divise solo da una ventina di miglia di mare.

Per il segretario di Stato britannico, Priti Patel, la Francia non sta facendo abbastanza per impedire le partenze clandestine, e sarebbe responsabile dell’aumento delle traversate, che altrimenti sarebbero state «un fenomeno sempre meno frequente». L’intenzione degli inglesi è quella di rendere il passaggio «completamente impraticabile», cosicché i migranti «non abbiano l’incentivo di raggiungere il nord della Francia o di tentare comunque il passaggio». Il governo francese, d’altra parte, si è difeso, riportando come nelle ultime settimane tre diverse operazioni abbiano fermato oltre 1000 migranti. Secondo fonti interne, nel solo mese di luglio i francesi avrebbero fermato dieci volte più partenze rispetto allo stesso periodo del 2019.

È sulla base di queste premesse che ieri il ministro dell’interno francese, Gerard Darmanin, ha incontrato a Parigi il ministro britannico all’immigrazione, Chris Philp. Secondo Philp, «il numero di attraversamenti irregolari dalla Francia è inaccettabilmente alto» e «servono maggiori misure di contenimento» per intercettare i migranti nel mare e respingere le imbarcazioni.

Per la Francia, il problema è comune e va risolto in maniera congiunta. Secondo quanto riporta il Guardian, il governo francese ha chiesto al Regno Unito 30 milioni di sterline per continuare a sorvegliare le proprie coste, lunghe circa 300 chilometri, e quindi difficili da perlustrare. Secondo quanto riporta il Financial Times, il Regno Unito ha già versato oltre 100 milioni di sterline negli ultimi anni per aiutare le autorità francesi a trattenere i migranti.

Ma perché tanti migranti puntano a raggiungere il Regno Unito?  Negli ultimi tempi i principali paesi di provenienza sono stati lo Yemen, l’Eritrea, il Chad, l’Egitto, il Sudan e l’Iraq. I ricongiungimenti familiari o le conoscenze personali sono solitamente le motivazioni principali per affrontare un viaggio comunque rischioso, ma anche la lingua gioca un ruolo importante. Secondo la BBC, però, si tratta comunque di un numero ristretto di persone: i 4mila arrivi dello scorso anno costituiscono l’1% di tutta l’immigrazione nel Regno Unito. In più, il numero richieste di asilo nel paese nel 2019 si è fermato a 49mila, mentre in altri paesi europei è di gran lunga più alto: 165mila in Germania, 129mila in Francia e 118mila in Spagna.

Per prendere di petto la questione, la scorsa settimana il segretario Patel ha nominato il vecchio capo del centro di sicurezza marittima britannico, Dan O’Mahoney, “comandante contro la minaccia clandestina della Manica”, un titolo che già rende l’idea circa l’approccio britannico all’immigrazione. Secondo Steve Valdez-Symonds, direttore del programma rifugiati e migranti di Amnesty International, l’utilizzo della marina militare da parte del Regno Unito per impedire che i migranti possano esercitare il proprio diritto di chiedere asilo è «illegittimo, sconsiderato e pericoloso».

Il fatto è che per i migranti è molto difficile fare domanda di asilo se non si è fisicamente presenti sul territorio britannico. Finora, la Convenzione di Dublino ha dato al Regno Unito il potere di respingere i migranti se questi avevano la possibilità di chiedere asilo in uno dei paesi “sicuri” che hanno attraversato per arrivare fino in Gran Bretagna. La Francia, nonostante una recente condanna dell’Unione europea per il trattamento che riservano ai migranti, è uno di questi.

Con la Brexit a gennaio dell’anno prossimo, però, i termini di questo accordo smetteranno di essere validi per il Regno Unito, a meno che con l’Ue non si trovi un nuovo accordo. Trovare una soluzione è dunque particolarmente importante per Londra, perché altrimenti non sarebbe più in grado di riportare oltremanica i migranti che riescono a raggiungere le sue coste.

Finora, il Regno Unito ha riportato in Europa alcune centinaia di migranti, e sta organizzando il respingimenti di molti altri. Secondo diverse organizzazioni umanitarie, però, molte persone vengono selezionate per essere portati via nonostante abbiano valide ragioni per restare. Bridget Chapman, portavoce dell’organizzazione Kent Refugee Action Network, ha chiesto che i due paesi stabiliscano canali di passaggio sicuri per l’ingresso nel Regno Unito, in virtù del fatto che nonostante siano stati spesi milioni per rinforzare il porto di Calais, l’utilizzo delle forze militari per risolvere una crisi umanitaria si è rivelato una strategia fallimentare.

Regno Unito e Francia sembrano intenzionati a collaborare. A margine dell’incontro con i rappresentanti francesi, Chris Philp non ha voluto svelare i dettagli del piano a cui si sta iniziando a lavorare, ma ha assicurato che i termini dell’accordo tra i due paesi saranno diversi rispetto alle regole di Dublino, le quali sarebbero «poco flessibili» rispetto alla possibilità di riportare nel continente i migranti arrivati nel Regno Unito. Addirittura, l’idea è di rendere la traversata così impraticabile che «i migranti non avranno ragione di recarsi nemmeno in Francia». A quel punto, a occuparsi del “problema” dovrà essere qualche altro Paese.

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