Lo stato del giornaleA parte Conte e il Covid, com’è andato il mio primo anno a Linkiesta

Un giorno di fine settembre del 2019 sono entrato per la prima volta in redazione, in questi dodici mesi sono successe molte cose, tragiche, ma noi abbiamo triplicato l’offerta giornalistica, lanciato due nuovi quotidiani, fondato il Club degli amici, ridisegnato il sito, provato il brivido della carta e aumentato i ricavi (ma ne servono altri). A breve un terzo numero del paper, il Festival in diretta su Skytg24 e una nuova rivista letteraria, K, curata da Nadia Terranova

Riunione di redazione, 24 settembre 2020

Un giorno di fine settembre di un anno fa sono entrato per la prima volta nella redazione de Linkiesta di Milano. Si era appena insediato il governo Conte 2, il più squinternato esecutivo della storia repubblicana, secondo soltanto al Conte 1. Qualche mese dopo l’Italia e il mondo sono stati colpiti dalla pandemia. 

Com’è andato quest’anno? Quando durante uno spettacolo teatrale al Ford’s Theater di Washington uccisero Abramo Lincoln, la leggenda vuole che un giornalista si avvicinò alla neovedova chiedendole: «Apart from that, Mrs. Lincoln, how did you like the play?». 

Ecco, fare il bilancio di un anno de Linkiesta con le tragedie Covid e Conte ancora in corso è impertinente quasi quanto la domanda del giornalista washingtoniano alla signora Lincoln, ma nonostante tutto oggi possiamo vantarci di essere l’unico giornale italiano all’opposizione di Conte, sia del Conte sovranista dell’anno scorso sia del Conte demopopulista di quest’anno già definito da lui medesimo «bellissimo» (o era il precedente? In ogni caso, sono stati entrambi anni orrendi). 

Fin da quel primo giorno in redazione, abbiamo deciso di confezionare quotidianamente un giornale antipopulista e anti sovranista senza se e senza ma, attento alle grandi questioni del nostro tempo, liberale e progressista sempre e non a seconda delle convenienze o delle amicizie o se al governo c’è la destra o la sinistra.

Linkiesta commenta, analizza e approfondisce l’attualità politica, economica e culturale italiana e internazionale con l’obiettivo di alimentare il dibattito pubblico e di rafforzare per quanto possibile una comunità intellettuale capace di difendere il sistema liberal-democratico dagli attacchi interni ed esterni dei suoi nemici. Facciamo circolare idee e spernacchiamo le patacche.

Ci siamo fatti promotori della cosiddetta «alleanza contro gli stronzi», da Calenda a Renzi, da Bonino a Carfagna, compresa quella parte del Pd che non si è arresa e gli ambientalisti, pur sapendo che si trattava di una missione impossibile metterli insieme. Ma l’inanità dell’impresa non ci ha impedito di sollecitare quotidianamente il Pd a uscire dall’atarassia e di impegnarci nel dare voce a tutti gli esponenti politici che combattono il degrado demagogico, la prevalenza della post verità, la cultura delle fake news, le carezze ai regimi autoritari. 

Il Festival de Linkiesta dello scorso novembre, al Teatro Parenti di Andrée Ruth Shammah, è stato la rappresentazione fisica di questo progetto editoriale che poi con i mesi si è evoluto fino a diventare un appello agli adulti dentro le istituzioni a prendere in mano la situazione e, infine, una campagna per il No al referendum populista. Sappiamo di rappresentare una nicchia e ne siamo orgogliosi, ma la vocazione è maggioritaria. 

Editorialmente, e con uno sforzo non indifferente, in questo anno abbiamo triplicato l’offerta informativa, non solo come numero di articoli pubblicati e di collaboratori coinvolti, ma anche lanciando due nuovi giornali: Europea, il primo quotidiano italiano interamente dedicato a Bruxelles, dove si prendono le decisioni più importanti per il nostro futuro, e alle vicende degli Stati membri; e Gastronomika sulla cultura e il business del cibo. 

Sono partiti i primi podcast in collaborazione con altre testate europee e altri ne seguiranno, abbiamo concretizzato il progetto dell’app Spunto con Google, ed è stata rafforzata la già rigorosa copertura giornalistica sui temi del lavoro con una newsletter, Corona economy, una sezione specifica del sito che si chiama Il lavoro che verrà e una serie di webinar con esperti del job market. 

È nato soprattutto il Club degli amici, dei sostenitori e dei benefattori de Linkiesta, un’occasione per consolidare la comunità intellettuale che ruota intorno al quotidiano e per diversificare i ricavi di un sito che resta gratuito ma che deve cominciare a transitare verso il caro e vecchio modello di business dei lettori che acquistano il giornale. 

I risultati del Club sono incoraggianti, grazie alla straordinaria generosità dei lettori che si sono iscritti versando 1200, 600 o 120 euro a testa senza ricevere niente in cambio, se non un ulteriore impegno nostro a raddoppiare gli sforzi per confezionare un giornale più ricco e più interessante. Le attività sociali del Club aspettano che il virus finisca di tormentarci, ma presto avvieremo un palinsesto di incontri live che sarebbero già dovuti partire a marzo. 

La pandemia ci ha imposto il distanziamento sociale ma non ha fermato il resto, perché oltre ad aver lanciato i due nuovi quotidiani, abbiamo anche cambiato la grafica, l’ingegneria e i servizi tecnologici del sito. E lo abbiamo fatto da remoto, durante il lockdown, ognuno da casa propria. Siamo anche diventati un giornale di carta, con i primi due numeri di Linkiesta paper già distribuiti in edicola, entrambi oltre il punto di pareggio, e il terzo in fase di preparazione con parecchie novità. 

Subito dopo uscirà anche K, una nuova super rivista curata da Nadia Terranova e disegnata da Giovanni Cavalleri, art director anche del paper, che ospiterà racconti originali scritti appositamente per noi sia da grandi ed emergenti scrittori italiani. Seguiteci e, quando sarà, prenotatelo sul sito o in libreria.

Nel weekend del 6, 7 e 8 novembre ci sarà la seconda edizione del Festival, questa volta in una forma nuova e innovativa rispetto alle feste o ai webinar che si tengono altrove, perché Linkiesta Festival sarà integralmente trasmesso in diretta televisiva su Skytg24, oltre che sui nostri canali digitali.

Un anno dopo, dunque, il posizionamento de Linkiesta è chiaro, così come la linea editoriale: siamo un interlocutore nel mondo dell’informazione e della politica, celebrato anche da importanti testate internazionali come il Times di Londra e Monocle di Tyler Brûlé (a breve), grazie anche al coinvolgimento di grandi firme e giovani contributor a cominciare da chi scrive ogni giorno come Guia Soncini, Francesco Cundari, Mario Lavia, Flavia Perina, Maria Laura Rodotà, Francesco Lepore, Pasquale Panella, Carlo Massarini, più tutti gli altri collaboratori assidui e saltuari, e ovviamente la redazione e i ragazzi e le ragazze di Europea e di Gastronomika.

In questo anno, nonostante il Covid e in attesa del Festival, sono aumentati i ricavi rispetto al 2019 ed è stato ampliato il parco di partner editoriali, quasi un miracolo date le circostanze. Abbiamo cambiato anche la concessionaria pubblicitaria, grazie all’ingresso nel network di News online, e i primi risultati cominciano a vedersi in questi giorni. Da qualche mese, su Linkiesta c’è anche il player di Skytg24, con le ultime notizie video del canale all news diretto da Giuseppe De Bellis e una condivisione dei ricavi pubblicitari che vi transitano.

La società editoriale Linkiesta però non ha ancora raggiunto il pareggio di bilancio verso il quale era indirizzata prima del Covid, ma la trasformazione del modello di business basato sulla pubblicità digitale in una piattaforma di contenuti a pagamento per lettori, partner, e aziende procede senza affanni: i lettori sono partecipi e fedeli, con picchi da quasi un milione al giorno di utenti unici durante la fase più acuta del virus, per poi ristabilizzarsi su una media di quattro milioni di articoli letti al mese. 

Lo stato de Linkiesta dunque è buono. E lo sarà sempre di più grazie all’impegno di chi ci legge, di chi acquista il giornale di carta, di chi parteciperà alle iniziative dal vivo e soprattutto di chi, arrivato a leggere fin qui, si è convinto che Linkiesta sia un‘azienda editoriale rilevante e in espansione che merita di essere sostenuta e, per questo, aderisce al Club degli amici, dei sostenitori e dei benefattori del giornale.

Grazie e buona lettura.

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