Pechino oh cara!La campagna social di Michele Geraci sul 5G è incessante, ma ci spiega che i cinesi non c’entrano

L’ex sottosegretario allo Sviluppo economico del governo gialloverde è protagonista di un messaggio sponsorizzato che compare assiduamente sulle bacheche e sulle timeline di Facebook e Twitter. L’uomo che tesseva i rapporti con Pechino parla di aprire a qualunque competitor nelle stesse settimane in cui gli Stati Uniti avvertono sul rischio di minaccia della sicurezza nazionale

STEFAN WERMUTH / AFP

Rinunciare al 5G sarebbe una grande occasione persa, per l’impatto economico, per il ritardo tecnologico che l’Italia dovrebbe poi colmare. È, in estrema sintesi, il messaggio che trasmette Michele Geraci, professore di economia alla New York University e alla University of Nottingham Ningbo China, in un video che sta circolando negli ultimi giorni su Facebook e Twitter.

L’ex sottosegretario allo Sviluppo economico con deleghe al commercio estero del governo gialloverde parte da una domanda: quale sarà l’impatto sull’economia se si ostacola lo sviluppo di una tecnologia importante come il 5G?

In pieno dibattito sulla necessità, o meno, di accogliere la nuova tecnologia sul territorio, con molti comuni che avrebbero già chiuso le loro porte, Geraci ha voluto ribadire la sua posizione: si tratta di un’opportunità che l’Italia non può farsi sfuggire.

In molti, però, alla vista di un contenuto apparso sulle timeline dei social come “promoted” (sponsorizzato, ndr) avranno pensato a un prodotto studiato a tavolino per invogliare la penetrazione nel mercato italiano di Huawei – uno dei competitor più interessati, con Nokia ed Ericsson – proprio dall’uomo che nel governo gialloverde tesseva i rapporti con la Cina.

Intervistato da Linkiesta, Geraci ha negato qualunque coinvolgimento di attori esterni, e ha specificato che anche nel video «emerge un concetto di base: qualunque discorso non può prescindere dalla sicurezza nazionale, quindi dobbiamo aprire le porte all’innovazione tecnologica, allo sviluppo di IA, 5G e tanto altro, ma se esiste un conflitto con la sicurezza nazionale allora il governo dovrà fare una scelta».

Cioè bisogna scegliere cosa si intende per sicurezza, dice Geraci: «Il grado di sensibilità dei dati non è bianco o nero. Ogni Paese deve decidere fino a che livello far gestire questa o quell’informazione, e se farle gestire allo Stato, a operatori domestici, a operatori stranieri. Vanno messe sulla bilancia la sicurezza nazionale, da una parte, l’economia e lo sviluppo del Paese, dall’altra. L’equazione ha due componenti, io mi occupo solo di quella economica ed offro le mie analisi a chi poi farà la sintesi tenendo conto anche degli aspetti di sicurezza».

Qui entra la politica. Perché, suggerisce l’ex sottosegretario allo Sviluppo economico, «al momento stiamo perdendo terreno nei confronti di altri Stati, anche perché è la politica a non prendere decisioni. Non si capisce quali forze politiche sono contrarie e quali favorevoli».

Un aspetto sottolineato da Geraci è che il suo videomessaggio «non è uno spot che segue gli interessi di qualcuno, ma un videocast bipartisan, non politico, basato su dati e analisi, diffuso e sponsorizzato da me per raggiungere un’ampia platea di persone ed elevare il dibattito dei social a un livello più alto, visto che si tratta di argomenti cruciali. Ci tengo affinché si parli di un piano industriale in Paese che farà -15%».

L’idea sembra ambiziosa, ma non si capisce ancora che forma abbia: «Vorrei mettere su una rete di esperti – spiega Geraci – per proporre soluzioni ai tanti problemi del nostro paese, dalle migrazioni allo sviluppo della green economy, alla tecnologia, ai rapporti con l’Europa e tanto altro. E affinché ciò abbia successo ritengo si debba coinvolgere il più possibile la gente comune, quindi investire sui social. Un tipo di comunicazione che se vogliamo cercare un termine di paragone è simile a quella di Carlo Calenda o di Borghi. Ne faccio diversi e in varie ambientazioni. Proprio oggi ne ho fatti due in montagna che vedremo prossimamente».

Quindi, a giustificare l’uscita del video sul 5G, e sul mancato nesso con gli investimenti da parte di operatori cinesi, ci sarebbero i contenuti già in cantiere e prossimi alla diffusione online. «A breve uscirà uno studio sull’impatto economico dei migranti in Italia e su cosa potrebbe e dovrebbe fare la politica. Poi anche sul contante, l’intelligenza artificiale, i trasporti, la ricerca. Lo sento come dovere, una missione, è praticamente volontariato», dice.

Nemmeno un interesse relativo a un imminente ritorno in politica? «Chi lo sa».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta