Lontano dal paradisoA Lesbo migliaia di profughi sono bloccati dalla polizia dopo l’incendio nel campo di Moria

A seguito del rogo che, nella notte tra l’8 e il 9 settembre, ha distrutto il campo profughi più grande d’Europa, gli sfollati si sono riversati in strada dove gli agenti in tenuta antisommossa hanno sparato gas lacrimogeni per impedire ai senza dimora di raggiungere il porto di Mitilene

Pubblicato originariamente da Le Courrier des Balkans

Sdraiato su una scatola di cartone vicino ad una stazione di servizio, Masoud, un giovane afghano arrivato a Lesbo un anno fa, è esausto. Questa è la quinta notte che dorme all’aperto, non ha mangiato a sufficienza e non ha potuto lavarsi. «Moria era tutt’altro che un paradiso. Le condizioni di vita erano orribili, ma ora è anche peggio, siamo stati abbandonati da tutti. Per diversi giorni non abbiamo mangiato né bevuto, sotto il sole per tutto il giorno».

Le autorità greche hanno distribuito un solo pasto negli ultimi quattro giorni. Le Ong, inizialmente assenti, sono state poi limitate nell’operare dalle linee di sicurezza messe in atto dalle forze dell’ordine. Durante le distribuzioni organizzate da giovedì, migliaia di persone hanno aspettato ore per avere del cibo. Ma spesso non ce n’era abbastanza per tutti.

Non lontano da Moria, le autorità greche hanno allestito alcune tende. Sono stati garantiti inizialmente 3.000 posti. «Daremo priorità alle famiglie e allestiremo tende finché tutti non entreranno nel campo. Nessuno verrà trasferito sul continente», assicura un portavoce del ministero della Migrazione.

Sabato 300 rifugiati hanno deciso di entrare nel nuovo campo, situato vicino al mare, nei pressi del villaggio di Panagiouda. Prima di prendere posto nelle tende dell’Unhcr che ospitano sino ad otto persone, i richiedenti asilo sono stati sottoposti a test rapidi per Covid-19. Domenica sera dodici richiedenti asilo sono risultati positivi e posti in quarantena.

La maggior parte dei rifugiati teme però di essere rinchiusa e di finire a vivere in condizioni terribili come a Moria, dove scarsa igiene e violenza facevano parte della vita quotidiana. «La polizia ci minaccia e ci dice che fino a quando non saremo entrati nel nuovo campo nessuno ci distribuirà cibo e acqua», sospira Masoud.

Sabato 12 settembre i rifugiati, esasperati, hanno organizzato una manifestazione per protestare contro le forze antisommossa che impedivano loro di raggiungere il porto di Mitilene. La manifestazione è degenerata e la polizia ha lanciato gas lacrimogeni. «Una bambina di dieci giorni ha inalato gas, dormiva per strada da quattro giorni, ha vomitato tutta la notte. È possibile che bambini, anziani ed ammalati vengano abbandonati così?», si chiede un operatore di Medici senza Frontiere (MSF). Domenica mattina, la polizia greca ha cercato di impedire che giornalisti e fotografi seguissero un’altra protesta.

Il capo missione di MSF a Lesbo, Stephen Oberreit, si è detto esterrefatto da ciò che sta avvenendo: «I bisogni qui sono enormi. Lo stato è assente. L’unica soluzione è il trasferimento dei rifugiati nel continente. Un nuovo campo non risolverà nulla».

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