La promessa di Von der Leyen Cos’è il Magnitsky Act e perché sarà il primo punto della nuova politica estera europea

La presidente ha proposto nel suo discorso sullo stato dell’Unione di introdurre una “lista nera” di quei Paesi non-Ue che si macchiano di crimini contro l’umanità; condanna le azioni repressive di Cina, Russia e Turchia e prova riallacciare i rapporti con Washington. Ma il grande assente resta il Medio Oriente

YVES HERMAN / POOL / AFP

Una delle critiche spesso mosse all’Unione europea è la lentezza nel rispondere alle sfide che il Vecchio continente si trova ad affrontare a livello internazionale. La stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso davanti al Parlamento Ue ha domandato ai suoi colleghi: «Cosa ci trattiene? Perché anche semplici dichiarazioni sui valori dell’Ue vengono ritardate, annacquate o tenute in ostaggio per altri motivi?».

Per superare questa impasse, la presidente ha proposto di passare dalla maggioranza assoluta a quella qualificata per l’adozione di misure sanzionatorie contro quei Paesi non-Ue che violano i diritti umani. A questo proposito, l’ex ministra tedesca ha anche chiesto l’introduzione di un Magnitsky Act che permetta di inserire in una “lista nera” coloro che si macchiano di crimini contro l’umanità.

Ma il discorso pronunciato da von der Leyen è stato molto più composito e ha riguardato temi chiave per comprendere quale sarà la futura politica estera dell’Unione, riassumibile nell’invito ad essere «coraggiosi» rivolta agli europarlamentari presenti in Aula.

Cina, Russia e Turchia
La presidente della Commissione ha usato toni duri nei confronti di Cina, Russia e Turchia condannando il comportamento tenuto da questi ultimi a livello tanto interno quanto internazionale e criticando la continua violazione di diritti a cui si assiste nei loro territori. A questo proposito, von der Leyen ha escluso ogni possibile distensione nei rapporti con Mosca a seguito del caso Navalny e a causa della repressione del regime bielorusso, fedele al presidente russo Putin, contro i manifestanti.

Per quanto riguarda Pechino, invece, la presidente ha sottolineato l’importanza della Cina quale partner commerciale chiave per l’Ue, ma ha anche ricordato quanto squilibrata sia la partnership commerciale sino-europea e quanto lontane siano le due parti nel rispetto dei diritti umani. «L’Europa crede nel valore universale della democrazia e dei diritti dell’individuo» e non chiuderà gli occhi su quanto accade a Hong Kong o sulle politiche repressive contro la minoranza musulmana dello Xinjiang.

Ma di Cina la presidente ha parlato – più o meno indirettamente – anche in riferimento al progetto di un’Europa digitale e alla creazione di un’agenzia per la ricerca e lo sviluppo avanzato biomedico (Barda). In entrambi i casi, l’obiettivo è rendere l’Ue indipendente da Pechino, che continua ad essere leader nel settore digitale e uno dei maggiori fornitori di medicinali del Vecchio continente.

A spingere verso un cambio di passo sono state da una parte la pandemia, che ha messo in evidenza la debolezza delle catene di approvvigionamento mondiali, dall’altra lo scontro tra Usa e Cina su G5 e sicurezza informatica nel quale è rimasta coinvolta anche l’Unione. A questo proposito, von der Leyen spera che Bruxelles possa presto diventare leader del digitale non solo grazie alla qualità dei servizi offerti, ma anche in virtù del rispetto del diritto alla privacy e all’accesso, della libertà di espressione, della libera circolazione dei dati e della sicurezza informatica.

Di Cina la presidente della Commissione ha parlato anche in riferimento agli Stati balcanici, sottolineando l’importanza dei rapporti con Paesi quali Albania e Macedonia del Nord – con cui sono stati aperti i negoziati per l’adesione all’Ue – e rimarcando come essi non siano unicamente «uno scalo sulla Via della Seta». Proprio per allontanare i Balcani da Pechino, Bruxelles ha intenzione di stanziare nuovi fondi per la crescita economica di un’area il cui futuro è «all’interno dell’Ue».

I rapporti con Nato e Usa
Un punto su cui la presidente ha insistito riguarda poi l’indiscutibile appartenenza dell’Ue al sistema multilaterale. Nonostante ciò, von der Leyen ha mosso alcune critiche alle istituzioni internazionali e auspicato una riforma dell’Organizzazione mondiale della sanità e del commercio (Oms e Omc) «attraverso un progetto, non attraverso la distruzione». Il riferimento è a quelle «maggiori potenze» che «o si ritirano dalle istituzioni o le prendono in ostaggio per i propri interessi», prime fra tutte gli Stati Uniti, i cui rapporti con l’Ue si sono raffreddati sotto la presidenza di Donald Trump.

Proprio parlando dell’attuale inquilino della Casa Bianca, la presidente ha ribadito che anche se l’Ue non ha sempre approvato le decisioni prese da Washington, «apprezzeremo sempre l’Alleanza transatlantica (…) Quindi, qualunque cosa accadrà entro la fine dell’anno, siamo pronti a costruire una nuova agenda transatlantica». A prescindere dai risultati delle elezioni, dunque, l’Ue non è intenzionata a modificare i suoi rapporti con gli Stati Uniti, eppure Bruxelles dovrà fare i conti con un sempre maggiore disinteresse di Washington nei confronti del Vecchio continente.

I grandi assenti
Tra gli argomenti affrontati da von der Leyen nel delineare la politica estera dell’Ue mancano però alcuni temi di grande importanza. Prima di tutto, la presidente non ha fatto alcun accenno alla Difesa comune, un progetto ancora in via di realizzazione legato a doppio filo agli Affari esteri comunitari e al rapporto con gli Stati Uniti. Assente anche il Medio Oriente, dossier rilevante anche per quanto riguarda il Mediterraneo e la questione migratoria, su cui von der Leyen si è invece espressa annunciando un nuovo sistema comunitario che punti su rafforzamento le frontiere esterne e dei partenariati esterni.

Di Medio Oriente tuttavia si dovrebbe discutere durante il Consiglio straordinario sul Mediterraneo orientale che si terrà il 24 e il 25 settembre, convocato principalmente per trovare una soluzione allo scontro tra Grecia e Turchia. Al momento del suo insediamento, von der Leyen aveva promesso una Commissione più “geopolitica” e il suo ultimo discorso lascia intravedere la volontà di cambiare la posizione dell’Ue a livello internazionale. Sarà davvero così?

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