A spese dei contribuentiLa malsana abitudine dei Cinquestelle di usare gli spazi istituzionali per le questioni di partito

Se davvero il risparmio fa parte di un’etica della cosa pubblica perché Di Maio ha usato la “Sala della Lupa” per commentare il risultato referendario? Quanti meeting hanno organizzato a Palazzo Chigi per discutere dei fatti loro? I grillini dovrebbero imparare che le riunioni private non si dovrebbero svolgere nelle sale dello Stato: per quelle possono andare comodamente in trattoria

ANDREAS SOLARO / AFP

Raggiunto l’obiettivo del taglio dei parlamentari, i Cinquestelle sono ora costretti a grattare il fondo del pentolone nel quale hanno fatto bollire l’antipolitica, perché ormai manca la materia prima. Al Senato il ristorante è chiuso, dal parrucchiere si paga. Sui vitalizi, si sono fatti portar via il malloppo da Mario Monti fin dal 2012, e gli è restato solo lo scalpo dei pochi ottantenni ex, e relative vedove, cui hanno tolto dalla sera alla mattina il 50 per cento, e oltre, di un diritto maturato mediamente più di venticinque fa.

Poca roba. Verrà annullata prima o poi per violazione della retroattività, cardine dello stato di diritto.

Ora si buttano poco credibilmente sulla remunerazione dei parlamentari in carica, che è una indennità, ma loro lo chiamano stipendio perché quasi tutti un salario non l’hanno mai visto, prima di conoscere l’agiatezza entrando nelle Camere, via meet up.

Ma se non hanno altre idee geniali, qualche suggerimento, per aiutarli a nutrire l’antipolitica ormai esangue, vorremmo darlo noi, per rendere meno amaro il loro declino.

Perché mai lo Stato deve ospitare regolarmente da anni, nei suoi uffici e nelle sue sedi di rappresentanza, le riunioni di un partito? Perché Di Maio ha usato la “Sala della Lupa”, arazzi e affreschi compresi, una Sala in cui è passata la storia della Repubblica, per commentare il risultato referendario in nome del suo partito? Cosa c’entra lo Stato, cosa c’entra la sala più nobile di Montecitorio, con l’esigenza di raccontare con tono da statista, che lui ha vinto il referendum e Crimi ha perso le regionali?

Fatti loro, che i partiti normali risolvono convocando i giornalisti nelle proprie sedi o affittando la sala di un albergo nelle vicinanze. Le riunioni troppo strettamente di partito stonano con le istituzioni. I Cinquestelle, da quando esistono, fanno tutto – camera e cucina – a spese dei contribuenti. Da quando hanno capito che lo streaming è meglio evitarlo, e cioè da subito, hanno chiesto e ottenuto sale e aule del Parlamento per riunirsi a porte chiuse, chiedendo ai commessi di fare la guardia, e tenendo accese le luci del Palazzo fino a tarda notte, con straordinari dei dipendenti pubblici a profusione.

Poi magari additano i costi di questi ultimi come taglio sacrosanto, ma lo spreco da loro stessi indotto non lo conteggiano.

Quante riunioni di caminetto a Palazzo Chigi, quante alla Farnesina, dove diplomatici con la puzza sotto il naso tollerano malvolentieri le visite degli amici del Ministro con zainetto?

Se davvero il risparmio fa parte di un’etica della cosa pubblica, si riuniscano in trattoria, che fa più popolo e costa meno a quest’ultimo. Si facciano dare lo scontrino e lo rendicontino sul sito, che ormai è un po’ vuoto. Nel calderone dello Stato non buttino le loro questioni di bottega. Ci hanno fatto risparmiare un caffè a testa, grazie, ma non ci facciano pagare il dessert.