Il fronte del bohLa tentazione di votare No è forte e se Salvini fosse intelligente ci farebbe su una campagna elettorale

Ci sarebbero tanti motivi per tagliare il numero dei parlamentari, molti dei quali velleitari e vanagloriosi, ma non posso pensare di far parte di un club che accetti Vito Crimi tra i suoi soci

Afp

Ci sono dei presentatori (parlamentari) che sanno che il loro contratto non verrà rinnovato (che il loro partito non vincerà le elezioni) e allora cercano prima della fine della stagione televisiva (legislatura) una nuova rete (partito) per essere sicuri di continuare a vivere nello spettacolo (di continuare a vivere con la politica).

I mondi della politica e dello spettacolo sono diventati perfettamente sovrapponibili, basterebbe questo per essere d’accordo con la furia grillina e “tagliare le poltrone” in un luogo dove i nostri rappresentanti continuano a rappresentare il più delle volte solo se stessi e le proprie velleità di gloria.

Pur con questa inattaccabile premessa, però, mi riesce difficile lanciarmi dentro l’urna e scrivere un Sì convinto per alcuni motivi: alcuni validi, altri meno. Uno, forse il più importante, è che non riesco a pensare di far parte di un club che accetti Vito Crimi tra i suoi soci, niente di personale naturalmente o forse sì, avendo avuto io un solo idolo nella mia vita, un solo faro nella figura di Massimo Bordin al quale imputo solo una dipartita troppo precoce che non mi permette, oggi, di sapere cosa pensare. Su ogni argomento io infatti aspettavo di sapere cosa ne pensasse Massimo e poi, il 99% delle volte, mi adeguavo. Credo ancora che la definizione di «gerarca minore» che affibbiò al poro Crimi sia stato un ultimo, meraviglioso colpo di genio.

Mi pare che, comunque, le ragioni del Sì e del No presentino delle falle entrambe: la prevedibile vittoria del Sì, essendo perfettamente legittimo il percorso che ha portato al referendum, non sarà un attentato alla democrazia come invece sostengono quelli dell’hashtag #iovotono i quali mi confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ogni volta che si mette un hashtag davanti a un concetto lo stesso diventa carta da cesso, si banalizza, si trasforma in terreno di scontro per tastieristi mancati.

D’altra parte il Sì avrebbe pure delle ragioni, che non sono però quelle dei viticrimi: una riorganizzazione del Parlamento per permetterne una maggiore rapidità di espressione e un minor spreco di tempo e denari pubblici sarebbe auspicabile, mentre io sento solo parlare di “poltrone” e di costi esorbitanti che esorbitanti non sono. Insomma come spesso accade il movimento vaffanculo punta il dito su dei problemi seri, reali e contingenti, ma al momento di trovare la soluzione ne azzecca spesso soltanto mezza, aiutato anche dalla grande profondità politica dei suoi alleati di Governo, sia prima che adesso, i quali si distinguono dai primi solo perché uniscono alla scarsità di idee la brama di potere di chi sa che lo stesso logora chi non ce l’ha, come diceva quello. Ma è solo questione di tempo, se ne accorgeranno pure loro e istituiranno il mandato “meno 5” per arrivare al secondo in età da pensione.

La tentazione di votare No è forte e se Matteo Salvini fosse intelligente ci farebbe su la campagna elettorale mettendo in forte difficoltà il governo, ma non la sta facendo e bisogna chiedersi se non sia capace di intendere o se stia giocando su un altro tavolo. D’altra parte nessuno può permettersi apertamente di essere contrario perché tutti hanno mangiato alla stessa mensa, tutti hanno contribuito ad arrivare all’appuntamento referendario ed è questo che, secondo me, racconta meglio lo stato della nostra democrazia logora che più del taglio dei parlamentari deve temere lo svilimento dell’istituzione stessa, del mandato.

Poco tempo fa in una discussione con un senatore leghista (più sono vanitosi più amano discutere coi comici, non capisco perché) venni preso in giro perché sostenevo che lui rappresentasse anche me, che non l’avevo votato. Lui si fece una crassa risata dicendomi che rappresentava solo i suoi elettori. Io lasciai perdere per non ricordargli che l’idea non era mia, ma era scritta su quel libercolo che si chiama Costituzione Italiana all’articolo 67, che recita «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

Ecco questo articolo, troppo spesso dimenticato, forse sarebbe il caso di tenerselo stretto in tutte le sue parti, perché ho paura che allora sì, sarebbe in pericolo il senso dell’Istituzione e con quello la nostra libertà.

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