Biodiversità a rischioLo stato della natura in Europa è gravemente compromesso

Habitat e specie animali sono i protagonisti di un rapido declino. La causa è l’attività umana degli ultimi cento anni: agricoltura intensiva, urbanizzazione, attività forestali non sostenibili, inquinamento di aria, acqua e suolo, pesca illegale. Lo conferma la nuova relazione della Commissione europea

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Dalla Commissione europea arrivano notizie poco rassicuranti sui progressi compiuti dall’Unione nella tutela della natura.

L’Europa è una delle regioni più densamente popolate del mondo. Nel corso dei secoli l’attività umana, anche qui, ha plasmato i suoi paesaggi e contribuito alla sua biodiversità creando habitat seminaturali come praterie da fieno estensive e formazioni erbose secche. La mano dell’uomo, tuttavia, ha provocato anche il deterioramento e il declino di un gran numero di specie e tipi di habitat autoctoni, in particolare (e molto più rapidamente) negli ultimi 100 anni.

Agricoltura intensiva, urbanizzazione, attività forestali non sostenibili e cambiamenti negli habitat di acqua dolce. Ma anche inquinamento di aria, acqua e suolo, cambiamenti climatici, sfruttamento eccessivo degli animali attraverso la pesca illegale e alla caccia e alla pesca insostenibili. Sono questi i fattori che nel continente più hanno inciso e incidono tuttora (negativamente) sulla preservazione delle specie viventi e degli habitat protetti. Senza un intervento puntuale e ad ampio raggio – come sottolinea la Commissione europea nell’ultima relazione sullo stato della natura – questo declino comporterà inevitabilmente la continua erosione della biodiversità e dei suoi servizi essenziali, mettendo a rischio la prosperità e la salute umana.

I dati
La relazione fa riferimento alle direttive “Uccelli” (adottata nel 1979) e “Habitat” (1992), le “direttive sulla tutela della natura”, i pilastri della politica europea in materia di biodiversità. Si tratta di due documenti, che intendono assicurare la conservazione delle specie e dei tipi di habitat europei, il cui obiettivo è che gli Stati membri assicurino il mantenimento e il ripristino di uno condizione di conservazione soddisfacente.

Secondo il report – in base ai dati forniti dai 28 Stati membri (sono compresi Regno Unito e Croazia ma non la Romania) per il periodo 2013-2018 – il declino è «grave e continuo». Dal documento, prodotto dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Eea), emerge che lo stato della popolazione di tutte le specie di uccelli selvatici europee è buono solo per il 47%, in calo di cinque punti percentuali rispetto al 52% rilevato nel 2015. La quota di specie che invece versa in uno stato scadente o cattivo è aumentata dal 32% al 39%, mentre per il 14% la situazione è ancora sconosciuta (rispetto al 16% nel 2015) a causa della mancanza di dati affidabili.

Parallelamente, solo il 27% delle specie animali (diverse dagli uccelli) elencate nella direttiva “Habitat” è in buono stato di conservazione, contro il 63% a rischio.

Per quanto riguarda invece lo stato di conservazione degli ambienti naturali, nemmeno qui la situazione è migliorata nel corso del periodo di riferimento. Le valutazioni degli habitat evidenziano infatti uno stato di conservazione buono solo nel 15% dei casi, rispetto al 16% nel 2015. “Stato di conservazione buono” implica che l’area di ripartizione naturale dell’habitat analizzato, così come l’estensione della sua superficie, la sua struttura e le sue funzioni sono tutte sufficientemente ampie e in buone condizioni (e che le sue prospettive future sono positive).

In larga maggioranza le valutazioni sugli habitat indicano uno stato insoddisfacente che si attesta all’81% (scadente nel 45% dei casi e cattivo nel 36%, rispetto al 47% e al 30% nel 2015). Così, nel rapporto emerge che: «Le pressioni che specie e habitat devono affrontare sono troppo grandi per consentire il loro recupero».

L’impegno degli Stati membri
Ogni sei anni gli Stati membri dell’Unione europea riferiscono sullo stato di conservazione delle specie e dei tipi di habitat protetti dalle direttive europee e sulle tendenze osservate. La nuova relazione sullo stato della natura, che evidenzia il persistere di pressioni sulla biodiversità in Europa, rappresenta l’esercizio di raccolta di dati più ampio e completo sullo stato della natura del continente mai intrapreso prima e fornisce un’analisi della situazione attuale e delle tendenze relative a tutte le 460 specie di uccelli selvatici presenti nell’Unione, ai 233 tipi di habitat (dalle praterie di alghe marine alle formazioni erbose alpine) e alle quasi 1400 altre specie di piante e animali selvatici di interesse europeo.

«Questa valutazione […] – ha sottolineato il Commissario responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius – mostra ancora una volta molto chiaramente che stiamo perdendo il nostro fondamentale sistema di sostegno alla vita. Dobbiamo rispettare gli impegni assunti nella nuova strategia dell’Europa sulla biodiversità per invertire questa tendenza a vantaggio della natura, delle persone, del clima e dell’economia e dobbiamo farlo subito».

Quelli proposti dall’ultima relazione della Commissione sono dati importanti perché condizioneranno l’azione dell’Unione in materia di biodiversità nei prossimi anni, costituendo una base di riferimento unica per monitorare i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi della nuova strategia dell’Unione europea sulla biodiversità fino al 2030. La prossima valutazione dello stato della natura, prevista per il 2026, dovrebbe fornire un contributo significativo alla misurazione dei progressi raggiunti. «Un insuccesso su questo fronte – si legge nella conclusione della relazione – comporterà la costante erosione, oltre che del nostro patrimonio naturale comune, anche dei servizi vitali che esso fornisce, che in ultima analisi sostengono la salute e la prosperità umana».

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