Il cammino da seguireL’Unione europea vuole proteggere le sue foreste, ma la competenza è degli Stati membri

Nel mondo tra il 1990 e il 2016 si sono ritirati 1,3 milioni di chilometri quadrati di alberi, circa 800 campi da calcio ogni ora. Nel Continente la copertura è aumentata negli ultimi anni, ma non basta

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Le foreste sono i “polmoni verdi” del nostro Pianeta. Rivestono il 30% del suolo terrestre, ospitano l’80% di tutta la biodiversità e garantiscono sostentamento a un quarto della popolazione mondiale. La deforestazione è causata principalmente dall’espansione dei terreni agricoli delle città dell’industria estrattiva: tra il 1990 e il 2016 si sono ritirati di 1,3 milioni di chilometri quadrati (l’equivalente di 800 campi da calcio di alberi persi ogni ora).

In Europa la situazione è meno drammatica. Qui, dal 1990 al 2015, la copertura forestale è aumentata di un’area pari alla superficie della Grecia, grazie a programmi di imboschimento e riforestazione e alla ricrescita naturale. Tuttavia, nel 2019 la Commissione ha informato il  Parlamento europeo della necessità di «fare di più anche nell’Unione europea per proteggere e ripristinare la copertura forestale, anche perché l’espansione delle foreste è avvenuta a ritmi più lenti negli ultimi anni».

Oggi più del 40% della superficie europea è coperta da foreste, che garantiscono lavoro, direttamente e indirettamente, a oltre tre milioni di cittadini europei. Qui il 60% delle distese verdi – che offrono un grado elevato di diversificazione in termini di dimensioni, struttura, biodiversità così come di approcci di gestione – appartiene a proprietari privati.

La strategia forestale europea
Nel settembre 2013 l’Unione ha istituito la strategia forestale dell’Unione per individuare i principi fondamentali necessari per rafforzare la gestione sostenibile dei boschi e migliorare la competitività e la creazione di posti di lavoro, in particolare nelle zone rurali, garantendo la loro protezione e la fornitura di servizi ecosistemici.

A tutt’oggi, però, la politica forestale è principalmente di competenza degli Stati membri. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) la cui versione originale risale alla fondazione della Comunità economica europea (Cee) del 1957 – non fa infatti alcun riferimento a disposizioni specifiche per una politica forestale comune. Come è facile immaginare, il crescente numero di politiche nazionali influenza la gestione delle foreste all’interno dell’Unione. Risultato? Il panorama politico è complesso e frammentato.

Proprio per questo il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (462 sì, 176 no, 59 astenuti) sulla “Strategia forestale europea” post 2020 chiedendo che la tutela delle foreste del Continente sia una parte integrante e indipendente del prossimo Green Deal europeo e non venga subordinato ad altre strategie settoriali. Gli eurodeputati chiedono un coordinamento coerente e uniforme tra le diverse politiche degli Stati membri che tenga conto dell’intera catena del valore delle foreste.

«Dobbiamo impegnarci in una strategia Ue ambiziosa e indipendente che crei un equilibrio tra la sostenibilità economica, ecologica e sociale delle nostre foreste e dei nostri boschi, promuova la loro resilienza e ci aiuti a muoverci verso un’economia circolare», ha sottolineato il relatore del documento ed europarlamentare finlandese Petri Sarvamaa.

Un bene da proteggere
L’atto non è vincolante per gli Stati membri ma manda un messaggio politico forte sull’importanza della tutela degli alberi per contenere le conseguenze negative del cambiamento climatico: «Le foreste non dovrebbero essere considerate dei semplici pozzi di assorbimento di anidride carbonica che permettono agli altri settori di ridurre i propri contributi a favore della diminuzione delle rispettive emissioni. La mitigazione dei cambiamenti climatici deve essere considerata come uno degli importanti servizi che le foreste e il settore forestale offrono. Inoltre, l’adattamento ai cambiamenti climatici è diventato sempre più importante al fine di garantire adeguate misure di prevenzione delle perturbazioni naturali».

Le foreste e il settore forestale possono apportare un crescente contributo non solo al clima ma anche all’ambiente nel suo complesso, ai cittadini. Per far emergere questo potenziale servono investimenti a lungo termine tali da garantire a queste distese verdi di rimanere economicamente sostenibili e fornire un contributo significativo al conseguimento dei numerosi obiettivi dell’Unione, tra cui il Green Deal europeo e la transizione verso la bioeconomia circolare. Per questo motivo secondo gli eurodeputati la strategia continentale deve segnalare gli strumenti per attrarre investimenti in ambito forestale e agevolare le interconnessioni con altri settori.

Gli impegni nazionali e internazionali presi, come diventare una società a emissioni zero, il Green Deal europeo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il protocollo di Kyoto, l’accordo di Parigi, non potranno essere rispettati senza i benefici apportati dalle foreste e dal settore forestale in ambito climatico e senza gli altri servizi ecosistemici green.

Le foreste e la sua intera catena del valore sono fondamentali per l’ulteriore sviluppo della bioeconomia circolare: creano posti di lavoro, garantiscono benessere economico nelle zone rurali e urbane, offrono benefici per la salute, proteggono la biodiversità e le potenzialità produttive delle zone montane, insulari e rurali. Oltre a combattere la desertificazione.

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