Inside NicosiaChi è Ersin Tatar, l’alleato di Erdogan che ha vinto le elezioni a Cipro Nord e non vuole la riunificazione dell’isola

Il premier uscente di centro-destra dello Stato riconosciuto solo dalla Turchia è molto vicino ad Ankara ed è contrario alla ipotesi di una federazione di due stati con la parte greca del sud

Fonte: profilo Facebook ufficiale @ersinrtatar

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

I palazzi abbandonati sono ancora fatiscenti e in rovina, ma da pochi giorni alcuni ciprioti sono tornati a passeggiare tra le strade vuote di Varosha, il quartiere di Famagosta abbandonato dai suoi abitanti dopo l’intervento militare della Turchia a Cipro nel 1974. Situato a due passi dalle mura antiche di Famagosta dove si possono trovare ancora statue di leoni risalenti alla dominazione veneziana, Varosha era una delle località turistiche più glamour di Cipro prima che il quartiere venisse travolto dalla violenza del conflitto turco-greco nell’isola, provocando la fuga dei suoi abitanti e la chiusura permanente dell’area da parte dell’esercito di Ankara.

Fino a pochi giorni fa era addirittura proibito fotografare la zona dall’esterno. Oggi alcune vie e l’area costiera di Varosha sono state nuovamente aperte al pubblico. Alcuni ciprioti si sono subito addentrati nel quartiere, camminando increduli tra scheletri impolverati di edifici in rovina, talvolta preda di una vegetazione selvaggia che negli anni si è insinuata tra i palazzi distrutti. La riapertura della “città fantasma” è probabilmente la metafora più efficace non solo per comprendere la nuova direzione della politica turco-cipriota, ma anche per ricordare i fallimentari tentativi della decennale missione delle Nazioni Unite per la riunificazione di Cipro.

Tatar, Akıncı e l’ombra di Erdoğan

La decisione di riaprire alcune aree di Varosha è stata presa dal premier turco cipriota Ersin Tatar l’8 ottobre 2020, a pochi giorni delle elezioni che lo avrebbero visto vincere diventando il nuovo presidente della Repubblica turca di Cipro del Nord. Tatar ha rivelato l’intenzione di riaprire Varosha mentre si trovava ad Ankara per un incontro con Recep Tayyip Erdoğan e se la decisione è stata condivisa con il presidente turco, pare che gli altri membri del governo AKP ne fossero all’oscuro.

Dando pieno appoggio all’idea di Tatar, Erdoğan ha esplicitamente ricordato ai ciprioti chi fosse il suo candidato favorito alle elezioni. Dopo avere ottenuto la maggioranza relativa alla prima tornata elettorale, Ersin Tatar non ha trionfato al ballottaggio ma con il 51,7% dei consensi – poco più di 4000 voti – è riuscito a battere Mustafa Akıncı, il presidente uscente.

Tatar e Akıncı sono due politici estremamente diversi tra loro. Il neoeletto presidente proviene dal centro destra, è sempre stato a favore di una soluzione alla questione cipriota basata sull’esistenza di due stati distinti, si muove in completa sintonia con Erdoğan e considera la Turchia la madrepatria di tutti i turco-ciprioti. È proprio su questo punto che Mustafa Akıncı era entrato in conflitto con Erdoğan cinque anni fa, quando dopo essere stato eletto presidente con oltre il 60% dei consensi manifestò l’intenzione di volersi muovere con una certa indipendenza rispetto ad Ankara, mantenendo con la Turchia un rapporto di “fratellanza”, ma in opposizione alla visione per cui Cipro nord sarebbe destinata a rimanere sempre una giovane nazione in balia dell’ingombrante protezione della madrepatria turca.

In cinque anni di presidenza Mustafa Akıncı ha mantenuto un rapporto problematico con Erdoğan mentre tentava di percorrere la strada della soluzione federale per la riunificazione di Cipro. Il negoziato portato avanti assieme al presidente greco-cipriota Nikos Anastasiades si è però interrotto nel 2017 ed è probabile che molti turco-ciprioti favorevoli a una soluzione federale per Cipro abbiano deciso di non rinnovare il sostegno ad Akıncı alle presidenziali di quest’anno, disillusi a causa dell’ennesimo negoziato finito in un nulla di fatto.

Dopo il voto, Akıncı ha riconosciuto la sconfitta, ma ha denunciato ingerenze da parte di Ankara in campagna elettorale, menzionando minacce – anche ai suoi familiari – provenienti da persone che gli intimavano di abbandonare la corsa elettorale.

Un presidente anti-federalista

I festeggiamenti per la vittoria di Ersin Tatar sono stati accompagnati da fanfare ottomane e canzoni nazionaliste turche che per ore hanno riecheggiato nelle strade della capitale turco-cipriota Lefkoşa. Il nuovo presidente ha vinto anche grazie al compatto sostegno delle aree di Cipro nord abitate da cittadini turchi residenti nell’isola, circa un terzo del bacino elettorale. Nella sua prima settimana da presidente, Tatar ha ribadito la sua posizione anti federalista affermando dopo il giuramento: «a Cipro ci sono due stati distinti, due nazioni separate».

Il sostegno di Tatar al mantenimento della divisione dell’isola poggia anche su un forte sentimento nazionalista che il presidente turco-cipriota aveva già affermato in passato, come in un’intervista rilasciata in primavera dove dichiarava: «non pensiamo affatto che dopo tutti questi anni dovremmo unirci in una repubblica federale dove i greci comanderebbero sui turco-ciprioti. Non lo accetteremo mai».

È questo l’atteggiamento con cui dovrà confrontarsi presto il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres che – prima delle elezioni – aveva informalmente manifestato l’intenzione di riprendere al più presto un negoziato per una soluzione a Cipro basata sulle risoluzioni ONU. È forse presto per dirlo, ma la strada pare già in salita, non solo per le continue dichiarazioni anti federaliste di Tatar, ma anche per il fatto che la riapertura parziale del quartiere “fantasma” di Varosha, decisa da Tatar quando non era ancora presidente, rappresenta già una violazione di due risoluzioni delle Nazioni Unite secondo le quali la zona dovrebbe essere messa sotto l’amministrazione dell’ONU e non gestita dai turco-ciprioti come merce di scambio.

Inesistente o quanto meno problematico si preannuncia invece il rapporto tra la nuova presidenza turco-cipriota e l’Unione Europea di cui la parte meridionale di Cipro fa parte e da cui Tatar ha dichiarato candidamente dopo le elezioni di non aspettarsi assolutamente nulla. Per queste ragioni, le parole concilianti del presidente greco-cipriota Anastasiades a commento dell’elezione di Tatar risultano in realtà completamente inconsistenti; nel congratularsi con Tatar, Anastasiades ha affermato di essere pronto e determinato a «rispondere immediatamente all’intenzione del Segretario Generale dell’ONU per prendere, il prima possibile, una nuova iniziativa volta a risolvere il problema di Cipro sulla base delle risoluzioni ONU e dei principi e dei valori dell’UE di cui Cipro è parte e continuerà ad essere stato membro».

Oltre alla Turchia di Erdoğan, è probabile che l’amministrazione Tatar instaurerà presto buone relazione oltre mare solo con l’unico stato europeo che ha recentemente deciso di sfilarsi dall’UE: il Regno Unito di Boris Johnson per cui Ersin Tatar non ha mai nascosto la propria ammirazione.

La questione idrocarburi

«Dovremmo sempre muoverci insieme alla Turchia – ha fatto sapere Tatar in un’intervista dopo aver giurato da presidente – soprattutto dopo la recente scoperta di idrocarburi, consapevoli di quanto questo sarà importante per il futuro del nostro paese». Non sorprende particolarmente che il nuovo presidente turco-cipriota abbia subito sostenuto Ankara anche nella partita energetica che si gioca nel Mediterraneo orientale e che durante l’estate ha creato forti tensioni tra Turchia e Grecia, andando a disturbare i fragili equilibri che reggono l’UE e creando frizioni anche all’interno dell’Unione.

La questione delle risorse energetiche a largo di Cipro non è nuova e coinvolge moltissimi attori ma la Turchia di Erdoğan ha dimostrato in tempi recenti di voler insistentemente tentare di chiudere questa partita. Un accordo sulla gestione degli idrocarburi è assolutamente necessario e sarà qui che si concentreranno i prossimi sforzi diplomatici con la probabile conseguenza di allontanare ancora una volta l’orizzonte di una soluzione concreta per il problema di Cipro, isola divisa da quasi cinquant’anni.

 

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