Infinite dpcmRistoristan e una vita in vacanza, la tragedia italiana si chiama Giuseppe Conte

Il punto non è che il Presidente del Consiglio giochi al piccolo Trump, che le spari grosse e che neghi errori e problemi, il punto è che non ci ha ancora capito niente

zac-durant, Unsplash

Tre dpcm in undici giorni, un decreto ristoro per farci passare un sereno Natale, ristoranti aperti la domenica per evitare i focolai con i pasticcini nei focolari domestici, i bonifici alle categorie più colpite già da martedì (timeo Agenzia delle entrate et dona ferentes), il tracciamento che ha funzionato molto bene, le prime dosi di vaccino da distribuire a dicembre.

Il punto non è che Giuseppe Conte giochi al piccolo Trump, che le spari grosse e che neghi errori e problemi, il punto è che Giuseppe Conte non ci ha ancora capito niente e che sta ripetendo alla lettera la stessa pantomima di marzo senza avere idea non di come sconfiggere il virus, quella non ce l’ha nessuno, ma di come mobilitare il paese per evitare di farsi prendere ancora una volta alla sprovvista.

E, invece, siamo stati presi di nuovo di sorpresa, dopo aver passato una serena estate, e siamo destinati a ripetere lo stesso copione perché dopo il prossimo sereno Natale saremo di nuovo in emergenza acciocché si salvaguardi la serena Pasqua e così via in un profluvio di dpcm, di ristori e di conferenze stampa ispirati alla dottrina “Una vita in vacanza” di Lodo Guenzi.

Mentre i giornali di regime santificavano un grottesco modello italiano, il governo non ha fatto niente, o pochissimo, per farsi trovare pronto di fronte alla seconda ondata, che in realtà è sempre la prima, e continua a non fare nulla anche davanti alla nuova emergenza.

Oltre a rimirarsi allo specchio, la strategia di Conte è quella di chiudere e di pregare, non a caso i luoghi di culto restano aperti, nella speranza che a un certo punti arrivi il vaccino o un altro deus ex machina a risolvere la tragedia che ci ha colpiti. Il problema è che le tragedie italiane sono due, il virus e l’inadeguatezza di Conte, Speranza, De Micheli, Boccia e di tutta la banda a cinque stelle, per non parlare dell’opposizione trumpian-putiniana.

Quattro giorni fa, Conte spiegava in Parlamento l’efficacia delle misure che aveva appena approvato in un dpcm che, per restare in tema, è durato da Natale a Santo Stefano e su cui già era al lavoro per stracciarlo e sostituirlo con uno nuovo.

L’altroieri, sabato pomeriggio 24 ottobre, esattamente otto mesi dopo l’arrivo dei primi malati di Covid-19 negli ospedali italiani e tre o quattro mesi dopo le indicazioni delle task force di esperti, la Protezione civile di Palazzo Chigi si è destata dal torpore post ferragostano e ha pubblicato un bando per assumere «1500 unità di personale medico e sanitario e 500 addetti amministrativi a supporto delle strutture impegnate nella gestione del contact tracing».

Prima evidentemente se ne erano dimenticati o non avevano pensato fosse necessario occuparsi del tracciamento dei contagi, tanto l’Italia era già un fantastico modello internazionale che tutti invidiavano. È finita con Conte che ieri ha spiegato che le operazioni di tracciamento sono difficoltose. Non siamo ancora al «non controlleremo la pandemia» scappato ieri al chief of staff di Trump, ma poco ci manca.

Tutto ciò sembra uno scherzo. Sembra impossibile che il governo possa ripetere gli stessi identici errori e mostrare le stesse identiche mancanze di otto mesi fa. Eppure, tra una narcisistica autoconferma di quanto siamo bravi di Conte e un libro di Speranza su come guarire dal virus, questa in realtà è la vera e tragica essenza del governo Conte due, la più grande truffa agli italiani dai tempi del governo Conte uno, un generatore automatico di dpcm e di relativi allegati, annunciati e modificati, rivendicati e superati, annotati e interpretati come se fosse il personale, labirintico e frastagliato Infinite Jest dell’avvocato di Volturara Appula.

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