Volare rasoterraConte ricomincia la pantomima dei discorsi in tv non sapendo assolutamente che cosa fare

Nemmeno l’editoriale del direttore della Stampa Massimo Giannini, ricoverato in terapia intensiva, è riuscito a smuovere il presidente del Consiglio, il quale ha presentato un nuovo dpcm pressoché identico a quello di un paio di giorni fa

Afp

L’editoriale di domenica di Massimo Giannini ha colpito nello stomaco molti lettori e suscitato un moto di solidarietà per la cronaca-denuncia del direttore della Stampa ricoverato in terapia intensiva a causa del Covid. È un articolo che racconta la guerra dal punto di vista di chi è stato ferito e che può più di altri descrivere la situazione oggettiva, gli errori, i ritardi: senza perdere la speranza di vincere.

Ecco il passaggio centrale: «Non recrimino, non piango. Vorrei solo un po’ di serietà. Vorrei solo ricordare a tutti che anche la retorica del “non possiamo chiudere tutto” cozza contro il principio di realtà, se la realtà dice che i contagi esplodono. Se vogliamo contenere il virus, dobbiamo cedere quote di libertà. Non c’è altra soluzione (…) Qualcosa in più di quanto abbiamo fatto con l’ultimo Dpcm è doveroso».

Tralasciando qui la questione della cessione di quote di libertà – tema difficilissimo tenuto conto che il concetto di libertà non può che iniziare con la libertà di restare integri, fisicamente e psichicamente – è anche vero che il caos di questi giorni e il crescere dei contagi imporrebbero qualche iniziativa seria.

Dopo ore di annunci e rinvii, Giuseppe Conte è apparso in tv con voce più tonante del solito: ed è sembrato uno che non lo aveva letto, l’articolo di Giannini. A momenti diceva che tutto va bene. Discutere del Mes? «Del tutto inutile».

Infatti il governo invece ha scelto una linea molto soft, qualche cosa in più dell’ultimo dpcm ma giusto per motivare il fatto di aver prodotto un nuovo dpcm a pochi giorni dal primo: si consente ai sindaci la chiusura di luoghi particolarmente frequentati, a mezzanotte si chiudono ristoranti e bar (6 avventori per tavolo); le scuole continuano, per le secondarie si prevede un allargamento della didattica a distanza, poi diverse piccole altre cose, non sempre fondamentali. Nulla di epocale: la fotografia dell’incertezza.

Le ministre Lucia Azzolina e Paola De Micheli avevano spiegato che i contagi non sono effetto né delle scuole né dei trasporti. Nessuno (tantomeno gli scienziati) sa spiegare al Paese chr cosa sta succedendo e dunque cosa si deve fare. In Europa si reagisce un po’ a casaccio ma si reagisce, in Italia invece prevale una prudenza incline all’inerzia, calma e gesso, non c’è alcun motivo per essere nervosi, come cantava De Gregori.

È una linea riconducibile al tratto tipicamente andreottiano di Giuseppe Conte e alla logica pubblicitaria di Rocco Casalino. Meglio non allarmare gli italiani. Soprattutto non scontentiamo regioni, partiti, ristoratori, parrucchieri, proprietari di palestre e quant’altro.

Si intuisce che il Pd, come al solito, è molto preoccupato ma più di tanto non sa o non vuole fare. I Cinquestelle pensano ai fatti loro, gli Stati generali, il Paese può attendere. Ci si barcamena: tanto – si dicono l’un l’altro i governanti – potremo sempre aggiustare la rotta. E certo, così sono capaci tutti: chi guida invece dovrebbe sapere prima dove vuole andare senza aspettare che il vento si alzi oppure no.

Dunque, volando rasoterra il governo si sta prendendo un rischio enorme, in una fase in cui il suo rapporto con il Paese probabilmente si sta incrinando, lo si sente in giro, lo si legge anche sui volti tesi dei ministri, nello smarrimento di gruppi dirigenti sfilacciati.

E dunque, caro Massimo Giannini, dovrai fare altri editoriali (stavolta da guarito): questi del governo non ti hanno ascoltato.

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