La catena delle fregnacceConte conferma di non aver ancora capito a che cosa serve il contact tracing

Il premier ha spiegato in conferenza stampa che nessun sistema di tracciamento può reggere numeri così alti, il che è verissimo. Il problema è che doveva servire proprio a questo: a non tornare di nuovo a numeri così alti

HEIKO JUNGE / NTB SCANPIX / AFP

Nella conferenza stampa di ieri, tra molte altre cose notevoli, Giuseppe Conte ha chiarito la sua posizione sulla questione del tracciamento. Essendo io tra quelli che ne avevano scritto – riportando qui l’allarme di molti autorevoli esperti sul fatto che il sistema fosse completamente saltato – riporto anche le testuali parole del presidente del Consiglio sul punto, senza tagliare nulla, in modo che ciascuno possa giudicare da sé.

Eccole: «Il nostro obiettivo non è riportare la curva a zero, questo non è un obiettivo, quando c’è una pandemia in corso è velleitario, però tenerla sotto controllo in modo da non avere una… come dire… una situazione critica su vari fronti, anche sul sistema di tracciamento. Qualcuno sta scrivendo: ma il sistema non funziona. Il sistema funziona bene, ma è chiaro che, voi potete immaginare, per un positivo accertato scattano una… all’incirca una decina di stretti contatti: quando arriviamo a ventimila, moltiplicate per dieci e comprendete come diventa complesso, proprio in termini di personale, in termini di ricostruzione della catena del contact tracing. Quindi è normale andare in difficoltà».

Dunque, a quanto pare di capire, secondo il capo del governo il problema non è che il sistema di tracciamento non ci abbia permesso di tenere la curva dei contagi sotto controllo; ma che, quando la curva cresce in quella misura, non c’è contact tracing al mondo in grado di reggere. Un concetto che ricorda le parole di Andrea Orlando a Repubblica sul fatto che fosse impossibile pronosticare una crescita dei contagi «così esponenziale».

Tralasciamo il fatto che l’avevano pronosticata tutti, che del rischio di una seconda ondata si è parlato sin dall’inizio, sottolineando ogni volta come il guaio consistesse proprio nel fatto che la curva, una volta partita, ha una progressione esponenziale. Il punto è che il sistema di tracciamento doveva servire esattamente a questo: a tenere la curva bassa, a non tornare a ventimila contagi al giorno, a prevedere, prevenire e bloccare sul nascere la progressione. Altrimenti, che lo facciamo a fare?

Dire che il sistema di tracciamento funziona bene, ma quando i contagi salgono così tanto non c’è tracciamento che tenga, è come dire che un estintore funziona perfettamente, ma non in caso d’incendio.

Un sistema antincendio serve a spegnere il fuoco prima che diventi un incendio indomabile, proprio perché dopo non servirebbe a nulla. Lo stesso vale per il tracciamento. È la ragione per cui, appena usciti dal lockdown, quando i numeri dei contagi erano precipitati, occorreva un sistema di contact tracing, test e isolamento capace di tenerli a quel livello.

A questo dovevano servire i tamponi, l’app Immuni, i protocolli di sicurezza e tutto quel complesso di misure che alla prova della ripresa autunnale e della riapertura delle scuole, ahinoi, non ha retto un solo giorno, com’è ormai tragicamente evidente. E com’era evidente sin dall’inizio, a chiunque avesse voglia di vederlo, semplicemente guardando le file di dieci o dodici ore per i tamponi, anche nella capitale, o i miseri risultati e gli infiniti pasticci dell’app Immuni, peraltro da distribuire equamente tra Governo e Regioni.

E a proposito di Regioni, siccome in circostanze tanto drammatiche è giusto sforzarsi di evitare ogni possibile strumentalizzazione e ogni genere di faziosità, bisogna anche dire che la proposta avanzata dalla conferenza delle Regioni per risolvere il problema del sovraccarico delle Asl consiste nel limitare i tamponi ai soli sintomatici («al fine di rendere sostenibile il lavoro delle Asl in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing» si propone di fare «i tamponi molecolari o antigenici solo ai sintomatici e ai contatti stretti quali familiari e conviventi»). Vale a dire agli unici immediatamente e sicuramente identificabili, sia pure in mezzo a tanti semplici influenzati, e che di conseguenza, almeno al fine di arrestare il contagio, si potrebbero mettere in quarantena a prescindere. Fortunatamente, in un raro istante di lucidità, il Governo sembra avere respinto la proposta al mittente, almeno per ora.

Dite che la cosa non vi fa sentire particolarmente sollevati, e tanto meno rassicurati? Lo capisco, ma che volete da me? Sono tempi difficili e tocca accontentarsi.

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