I numeri della crisiCome la Germania sta affrontando la seconda ondata di coronavirus

Il Paese ha superato quasi sempre gli undicimila nuovi casi al giorno. Anche se sono numeri inferiori rispetto ad altri Stati europei, diversi amministratori locali ed esponenti di governo stanno iniziando a discutere dell’eventualità di aumentare le restrizioni o dichiarare per la prima volta un lockdown nazionale

Afp

Così come in tutta Europa, anche in Germania è arrivata ormai la seconda ondata di contagi da coronavirus. La situazione, però, è meno grave che in altri Paesi europei, e il monitoraggio dell’andamento del contagio sta funzionando meglio.

I numeri, però, non sono da sottovalutare: secondo i dati del Robert Koch Institut, l’equivalente tedesco dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana la Germania ha superato quasi sempre gli undicimila nuovi casi al giorno, raggiungendo il 24 ottobre il record di 14714 contagi accertati. Si tratta tuttavia di numeri inferiori rispetto ad altri Paesi: si pensi ad esempio che la Francia ha già superato il milione di casi accertati dall’inizio della pandemia, e negli ultimi giorni registra quotidianamente oltre quarantamila casi, mentre la Germania si avvicina a raggiungere la soglia di mezzo milione a fronte di una popolazione più numerosa. 

 

I numeri assoluti sono di gran lunga superiori a quelli della prima ondata, e sono ancora in crescita. Ci sono tuttavia diversi dati che aiutano a contestualizzare i contagi di questi giorni. Innanzitutto, i tamponi: l’aumento vertiginoso del numero di test permette (in Germania come altrove) di monitorare l’andamento dell’epidemia in una maniera che non era possibile qualche mese fa. Se durante la prima ondata l’istituto Koch rende noto che venivano effettuati in media mezzo milione di tamponi a settimana, oggi le cifre sono quasi raddoppiate: la scorsa settimana ne sono stati fatti 1.195.661, un record che per giunta potrebbe essere presto battuto. Al tempo stesso l’R0, il parametro che indica il tasso di contagio per ogni persona positiva, è molto più basso che nella prima ondata: se l’11 marzo era pari 3,34, il 22 ottobre era 1,37. I pazienti in terapia intensiva sono 1470 (dato del 27 ottobre), una cifra lontana dai dati di questa primavera (il 26 aprile erano in terapia intensiva 2541 persone). Anche i decessi registrati in questi giorni non raggiungono i numeri della prima ondata (finora in Germania sono morte di Covid-19 456.302 persone).

 


Va detto però che sia i pazienti in terapia intensiva sia i decessi mostrano trend di crescita negli ultimi giorni, e pertanto saranno due parametri da tenere d’occhio per verificare l’andamento della pandemia in Germania. Attualmente, a livello nazionale ci sono 7682 posti letto liberi in Germania nei reparti di terapia intensiva (fonti DIVI e RKI). 

I Länder dove la situazione epidemiologica desta più preoccupazione sono il Nordreno-Vestfalia (21070 casi negli ultimi 7 giorni, pari 117,4 ogni 100 mila abitanti), la Baviera (12329, media di 93,9), il Baden-Württemberg (10243, per una media di 92,3) e l’Assia (121,2 casi ogni 100 mila abitanti, 7622 nell’ultima settimana). Anche a Berlino la situazione sta peggiorando velocemente, dato che la capitale ha una media di 145,4 casi ogni 100.000 abitanti, e nell’ultima settimana ha registrato i 5000 casi. 

Di fronte a questa situazione, le misure di contenimento possono differire da Land a Land, in base all’approccio del governo locale e al numero di contagi registrati. Attualmente in quasi tutti i Länder tedeschi sono attive alcune restrizioni (come limiti di persone per eventi o per incontri o l’obbligo o meno di mascherina in ufficio). Continuano ad essere aperti scuole e asili, e del resto la necessità di garantire istruzione in presenza è sempre stata sentita come centrale da moltissimi Ministerpresidenten, gli amministratori dei Länder. Un recente studio pubblicato da IZA, Istituto per l’Economia del Lavoro, ha inoltre mostrato come in Germania non ci sia stata correlazione tra riapertura delle scuole dopo la pausa estiva e l’aumento dei contagi. 

Con il peggiorare della situazione, però, diversi amministratori locali o esponenti di governo stanno iniziando a discutere dell’eventualità di aumentare le restrizioni o dichiarare un lockdown nazionale (termine improprio in Germania, dove un lockdown vero e proprio non c’è stato). Diversi esponenti del mondo scientifico stanno chiedendo di adottare misure nazionali per ridurre fortemente i contatti sociali, e sul tema aumenta lo scontro politico. C’è chi, come Bodo Ramelow (esponente della Linke e Presidente della Turingia, uno dei Länder finora meno colpiti) critica l’idea di procedere a nuove misure attraverso decisioni del governo centrale e invoca una percorso parlamentare, e chi, come Markus Söder (Presidente della Baviera sempre più in vista a livello nazionale) chiede misure forti e immediate per evitare un lockdown totale.

Secondo un sondaggio di Infratest Dimap, il 59% dei tedeschi è d’accordo con le misure messe in atto, e il 28% chiede misure più rigide. Non sono certo mancate proteste contro le misure (anche se solo l’11% dell’opinione pubblica le giudica eccessive), ma queste non hanno raggiunto la visibilità di quelle di inizio settembre; il 55% dei tedeschi, del resto, si dichiara soddisfatto dell’operato del governo durante la pandemia. 

La seconda ondata, comunque, determinerà anche una serie di sfide a livello politico per diversi esponenti della maggioranza. Lunedì infatti la CDU ha annunciato un secondo rinvio del suo congresso. L’elezione del nuovo segretario avrebbe dovuto aver luogo il 4 dicembre, con un partito molto frammentato e diviso, ma ora non avverrà prima di marzo. Il merkeliano Armin Laschet, Presidente del Nordreno Vestfalia Armin Laschet, era uno dei favoriti per le leadership, ma durante la pandemia è apparso in difficoltà (al contrario del suo compagno di ticket, il ministro della Salute Jens Spahn, il cui gradimento è aumentato).

Un rinvio potrebbe fare al suo caso, rovinando invece i piani a chi, come il contendende antimerkeliano Friedrich Merz, stava guadagnando terreno (non a caso Merz ha bollato la decisione come lontana dalla base del partito, facendo anche leva sul fatto che Laschet, essendo membro del Presidio della CDU, è tra quelli che hanno deciso lo slittamento di data). Della frammentazione interna alla CDU potrebbe approfittare anche Söder, leader della CSU, partito-sorella della CDU, che potrebbe strappare una candidatura come cancelliere qualora gli alleati cristiano-democratici non riescano a convergere su un candidato. Di sicuro, però, il rinvio non è una buona notizia nemmeno per lui, dato che gran parte dell’approvazione di cui gode a livello nazionale dipende anche da come ha saputo consolidare la sua immagine durante la pandemia. 

Così come la prima ondata, è molto probabile che anche la seconda possa influenzare moltissimo le dinamiche politiche interne al principale partito di governo, chiamato a individuare un leader che lo traghetti oltre il merkelismo mentre prova a portare la Germania fuori dalla pandemia.