La terra dei TrojanIl paese in cui il tracciamento non si può fare per ragioni di privacy, ma con le intercettazioni si possono fare libri

Ci vuole un coraggio da leoni per sostenere che se Immuni non funziona è perché i cittadini tengono alla riservatezza dei loro dati. Ed è intollerabile che a dirlo siano i Cinquestelle, che più di tutti hanno alimentato e diffuso ogni genere di paranoia cospirazionista

da Pikrepo

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le grida d’indignazione per il fallimento del sistema di tracciamento che il governo avrebbe dovuto allestire per evitare di farci ritornare tutti al punto di partenza. Si fossero svegliati un po’ prima, magari ci davano una mano a svegliare anche il governo quando eravamo forse ancora in tempo per fare qualcosa, ma questo è un altro discorso.

Ora come ora, a chiudere la discussione dovrebbero bastare gli allarmi dei pronto soccorso che si dicono già oggi al collasso. Se sono al collasso oggi, è evidente che bisognava intervenire prima.

Gli argomenti, per non dire gli alibi o semplicemente le scuse, con cui finora si è giustificato il fallimento del sistema di contact tracing sono diverse e perlopiù risibili, ma una è proprio insopportabile, e riguarda la privacy.

Il motivo per cui in Italia non possiamo mettere in piedi un sistema di tracciamento degno di questo nome consisterebbe nel fatto, si dice, che siamo un paese occidentale, una democrazia e uno stato di diritto. Dunque non solo ce lo impedirebbero le nostre leggi e la nostra Costituzione, ma anzitutto i nostri liberi e consapevoli cittadini, che mai e poi mai accetterebbero un tale vulnus alla riservatezza dei nostri dati personali.

In Italia. Nel paese dove basta avere parlato al telefono con un indagato, magari successivamente nemmeno rinviato a giudizio, per ritrovarsi il testo integrale delle proprie conversazioni – compresi i riferimenti più intimi e personali – pubblicato sui giornali, ripreso dai telegiornali, sceneggiato e interpretato da appositi attori nei talk show e poi ripubblicato pure nei libri, a futura memoria, da decine di giornalisti che così, per venderli, non devono nemmeno fare la fatica di scriverci qualcosa di originale dentro (quando non ci rendono disponibile direttamente il file audio della telefonata su internet).

Giornalisti, conduttori televisivi e intellettuali assortiti nel corso degli anni hanno organizzato manifestazioni di massa e minacciato rivoluzioni in difesa del diritto di fare tutto questo. Vale a dire di sputtanare presidenti del Consiglio e uscieri, ricchi industriali e miseri faccendieri, ministre della Repubblica e aspiranti soubrette, con tutti i rispettivi corredi di mogli e mariti traditi, amanti gelose e fratelli da sistemare, cugini e conoscenti tirati in mezzo alle loro chiacchiere per qualunque motivo.

Ci vuole davvero un coraggio da leoni per sostenere che non possiamo far funzionare decentemente un sistema di tracciamento perché in Italia, sapete, i cittadini tengono molto alla loro privacy. Ma è addirittura intollerabile che a dirlo siano esponenti del partito che più di ogni altro ha fatto per difendere, promuovere e diffondere questa idea malata e totalitaria di «trasparenza» e di «libertà di stampa», ovviamente assolutamente contraddittoria e controproducente – come tutte le idee del Movimento 5 stelle – essendo proprio la pressoché completa assenza di regole e filtri dinanzi all’abuso delle intercettazioni la fonte principale di tutto un mercato nero di pressioni, intimidazioni e ricatti che avvelena la nostra vita pubblica da alcuni decenni.

La penosa sorte di Immuni è diretta conseguenza di questa contraddizione originaria. Quella cioè di un movimento antipolitico, antiscientifico e antieuropeista, propalatore di tutte le peggiori paranoie cospirazioniste in circolazione, che per ragioni puramente tattiche, diciamo pure di sopravvivenza, ha dovuto convertirsi in corsa nel partito della stabilità e della responsabilità di governo.

Ma essendo quello che è, che è sempre stato e che sempre sarà, anche dopo essere passato dalle fake news contro i vaccini che ci renderebbero schiavi alle fake news sui vaccini che ci libererebbero giusto entro Natale, resta pur sempre il partito delle fake news, dell’antipolitica e della paranoia.

E così il capo del governo, al momento di presentare Immuni, per primissima cosa si preoccupa di rassicurare i cittadini sul fatto che non sarà obbligatoria. E la campagna che dovrebbe promuoverne l’utilizzo s’incentra per nove decimi sullo spiegare come non presenti alcun rischio per la privacy, finendo oltretutto per alimentare tutti i possibili sospetti anche in chi non ne aveva.

Al punto che pure il più scrupoloso cittadino che l’abbia comunque fedelmente scaricata e voglia sapere esattamente come debba utilizzarla – in pratica cosa debba fare qualora risultasse positivo – dovrà navigare attraverso centinaia di spiegazioni sulla tutela dei suoi dati, sulla riservatezza, sull’anonimità di non so che chiavi e sulla somma discrezione di non so quali codici, ma cosa diavolo debba fare per avvisare il prossimo della sua positività potete stare tranquilli che farà molta fatica a scoprirlo.

Nulla di tutto questo delirio sarebbe spiegabile senza partire dal fatto che abbiamo al governo un movimento nato e cresciuto su posizioni antiscientifiche e no-vax, che però si è trovato al volante nel pieno di una pandemia in cui il vaccino è diventato il principale argomento di propaganda persino per i negazionisti-minimizzatori più estremi, come Donald Trump, che infatti è passato dal sostenere che il virus era una bufala inventata dai democratici al sostenere che nel giro di un mese il vaccino risolverà tutto. Che guarda caso è anche quello che dice Conte.

Ma pensate anche al modo in cui il nostro presidente del Consiglio ha voluto chiudere, non senza qualche impaccio, la sua conferenza stampa domenicale. Quel contorto «un paese che è grande una volta, è grande… dev’essere grande sempre». Non sembra anche a voi una brutta parafrasi dello slogan trumpiano: Make America Great Again?

Il problema è che stanno facendo l’Italia sempre più piccola, dopo avere alimentato ogni possibile pregiudizio, paranoia e superstizione: una marea di fregnacce di cui i Cinquestelle sono al tempo stesso i principali diffusori e le prime vittime. Non per niente, al momento di lanciare l’app per il tracciamento, la loro maggiore preoccupazione è stata assicurare i cittadini del fatto che in pratica non avrebbe tracciato nessuno. E sapete perché? Ma è ovvio. Perché ci tengono alla privacy.

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