Sentenza storicaIl partito neonazista greco Alba dorata è stato dichiarato un’organizzazione criminale

La Corte d’appello di Atene ha condannato l’ex forza politica responsabile di omicidi e aggressioni con un verdetto arrivato dopo cinque anni di processo. Esulta Magda Fyssa, madre del rapper antifascista Pavlos Fyssas ucciso nel 2013

(Photo by Louisa Gouliamaki / AFP)

Articolo pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Il 7 ottobre, il partito neonazista greco Alba dorata è stato dichiarato un’organizzazione criminale. La condanna è il risultato di uno storico processo durato cinque anni e mezzo, il più grande d’Europa con un partito politico fascista alla barra degli imputati dai tempi di Norimberga.

Oltre 20.000 persone hanno bloccato il viale Alexandra, davanti alla sede della Corte d’Appello di Atene, in una calda giornata d’autunno, in attesa del verdetto. Gruppi politici, sindacati, organizzazioni per i diritti umani e migliaia di individui hanno dato vita ad un vero mare pulsante di sentimenti antifascisti, gridando slogan, mostrando pugni in aria e scoppiando in un applauso liberatorio quando le notizie dall’aula hanno iniziato a correre di bocca in bocca.

Il processo ad Alba dorata è stato una procedura giuridica lunga e complessa, formata da quattro casi interconnessi. Tra i quattro, quello sulla natura criminale dell’organizzazione era considerato cruciale per le ramificazioni sociali e politiche che comporta.

Così, quando il presidente del tribunale, Maria Lepenioti, ha annunciato che i tre membri della corte avevano ritenuto all’unanimità la leadership politica di Alba dorata – tutti gli ex parlamentari e un membro attuale del parlamento europeo – colpevole di aver diretto una banda criminale, la folla all’interno e fuori dall’aula è scoppiata in celebrazioni di gioia rumorosa.

«Ce l’hai fatta, figlio mio!» ha gridato Magda Fyssa, l’eroica madre vestita a lutto del rapper assassinato Pavlos, che non ha mai perso nessuna delle 454 udienze. Fyssa è stata elogiata per la sua persistente lotta contro il gruppo criminale e insieme all’accusa è stata la forza trainante di questo processo.

«La decisione è storica perché ha posto fine alla teoria dell’incidente isolato. Tutte le attività criminali provenivano dalla leadership della banda», ha dichiarato ai media greci Thanasis Kampagiannis, uno degli avvocati dei pescatori egiziani aggrediti nel 2012.

Gli imputati, tutti membri di Alba dorata, sono 69 in totale (68, dopo che uno è deceduto). La maggior parte di loro ha dovuto affrontare più di un’accusa, inclusi omicidio, tentato omicidio, aggressioni, possesso di armi, gestione di una organizzazione criminale, ecc., spesso legati a più dei casi esaminati nel processo.

Quasi tutti quelli accusati dell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas nel 2013 e del tentato omicidio dei quattro pescatori egiziani sono stati giudicati colpevoli – tranne due imputati nel caso Fyssas, assolti per mancanza di prove. Anche nel caso dell’attacco ai sindacalisti comunisti il tribunale ha dichiarato colpevoli tutti gli imputati, convertendo però l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravi alla persona.

Mentre il pubblico ministero aveva, in una fase precedente del processo, suggerito l’assoluzione dei membri di Alba dorata rispetto alle accuse di aver gestito un’organizzazione criminale, ora ha respinto le attenuanti chieste dagli avvocati della difesa. Le sentenze devono ancora essere pronunciate, e le procedure definitive dovrebbero durare ancora qualche giorno.

Alba dorata è stata attiva fin dall’inizio degli anni ’80. Nel 1993, la ristretta organizzazione di giovani fascisti si è trasformata in un partito politico dall’insignificante appeal elettorale, almeno fino alle elezioni politiche del 2012.

La crisi finanziaria che ha colpito la Grecia nel 2010 aveva infatti creato terreno fertile per le ideologie più oscurantiste. Prima di trovare posto tra i seggi del parlamento greco, i membri di Alba dorata avevano già messo in atto una lunga serie di attività criminali, che non hanno interrotto dopo essere stati eletti. Anzi, dopo l’arrivo di finanziamenti statali e legittimità, ma anche grazie al crescente supporto di molti media tradizionali, si sono sentiti ulteriormente legittimati nel perseguire il loro programma di violenza.

Tra i vari attacchi a persone, proprietà e istituzioni, effettuati mentre erano già in parlamento, i membri di Alba dorata hanno assassinato il pachistano Shehzat Luqman, 27 anni, nove mesi prima di uccidere il rapper antifascista Fyssas. Gli assassini di Fyssas si sentivano così intoccabili in quel momento, che quando sono stati catturati dalla polizia alcune ore dopo – grazie a testimoni oculari – portavano ancora addosso il coltello insanguinato dell’omicidio.

Sebbene il caso di Luqman non sia stato inserito nell’attuale processo ad Alba dorata, gli assassini del pachistano sono già stati precedentemente condannati e il motivo razzista è stato riconosciuto dalla corte. Ora gli stessi imputati sono stati nuovamente dichiarati colpevoli per aver partecipato a una banda criminale. I genitori di Luqman hanno seguito da vicino il processo, condividendo la loro solidarietà con i genitori di Fyssas.

«Niente più lacrime / ora le tombe sono chiuse / fertilizzante della libertà / sono diventati i primi morti», scrisse una volta Alekos Panagoulis in una poesia trasformata in canzone rivoluzionaria, cantata dopo la liberazione della Grecia dal regime fascista negli anni ’70. «Pavlos ha vinto, la libertà ha vinto, perché Pavlos era la libertà», ha detto Magda Fyssa.

Grazie a Fyssas, che dopo essere stato accoltellato ha resistito quattro minuti, riuscendo ad indicare i suoi assassini, grazie a Luqman e alla sua famiglia, e a tutti i sopravvissuti e testimoni che hanno trovato il coraggio di testimoniare nonostante la loro posizione di vulnerabilità e le minacce, grazie agli avvocati dell’accusa che hanno accettato di lavorare a questo enorme caso pro bono, dedicandovi oltre cinque anni, e grazie a un piccolo gruppo di parenti delle vittime, amici e antifascisti che hanno fatto enormi sforzi per pubblicare ogni aspetto del processo, la banda criminale di Alba dorata potrà ora essere sradicata dalla società greca.

Un giorno prima dell’annuncio del verdetto, però, nuovi slogan nazisti sono apparsi sui muri del cimitero ebraico di Atene. Per le migliaia di antifascisti che hanno aspettato fuori dal tribunale il 7 ottobre è ormai evidente che, nonostante il verdetto, la vittoria contro le ideologie oscurantiste non conosce facili happy end, ma resta il risultato di una lotta senza fine.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta