Quesiti linguisticiI probiviri sono tanti. Ma se è uno? E se è donna? Risponde la Crusca

Il termine arriva da un sintagma latino. Nel corso del tempo ha preso piede dalle società ai partiti politici per dirimere controversie e impartire sanzioni. Ed esiste anche l’accezione femminile

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Tratto dall’Accademia della Crusca

Sono pervenute varie richieste sia sul corretto singolare del termine probiviri, sia sulle forme del femminile, di cui si sente l’esigenza da quando anche le donne sono state chiamate a rivestire tale carica.

Risposta
Iniziamo col dire che il collegio dei probiviri è costituito da un gruppo di persone, particolarmente stimate per la loro rettitudine morale, nominate o elette dai membri di un’associazione, un sindacato, un partito, ecc., per dirimere le controversie che possono insorgere tra i soci, impartire eventuali sanzioni disciplinari a chi viola le norme previste dallo statuto, ecc.

L’istituto è medievale e il termine – come è frequente nell’ambito del diritto, dell’amministrazione, ecc. – era originariamente un sintagma latino: probi viri (lett. ‘uomini retti, onesti’, con l’aggettivo che precede il nome) è infatti il plurale di probus vir. Ma, soprattutto dopo l’univerbazione, probiviri è stata percepita come parola italiana: è datata 1833 nello Zingarelli e 1882 (sulla base del GDLI) nel GRADIT; è poi del 1894 il Codice dei probiviri. Legge e regolamento sui probiviri nell’industria di Carlo Lessona (Firenze, Barbèra). In realtà, è attestata molto prima, come dimostrano questi esempi (tre dei quali ci portano a Milano):

Il Giudice de le strate […] nel cui ufficio risiedono un Dottore Collegiato di questa Città per Auditore, qual s’el lege dal Tribunale di Provisione, con l’assistenza dil detto Sig. Giudice, un Notaro Attuario, un Thesoriero, un contrascrittore, et cinque altri detti probiviri. (Sommario de gli ordini pertinenti agli s.ri ufficiali de l’inclita Communità di Milano, Milano, Pontio, 1580, cap. VII)

Nella quale assisa anticamente erano deputati due probiviri, come si legge nel Registro del Re Carlo II. (Giovanni Antonio Summonte, Historia della città e Regno di Napoli, Napoli, Carlino, 1602, p. 186; un’altra attestazione, a p. 141, in contesto latino, è in corsivo)

Il Giudice delle strade, la cui autorità parimente si comprende in detti Statuti, et Nuove Constitutioni, nel cui officio risiedono sei Gentilhuomini, che si dimandano li sei Probiviri, fra quali vi è un Dottore Collegiato di questa Città per Auditore, quali Probiviri sono eletti et deputato come sopra. (Sommario delli ordini pertinenti al Tribunale di Provisione della città e ducato di Milano, Milano, Malatesta, [1657], p. 4)

Ricco poi non ho paura / che mi manchi nobiltà. / Una Dama e una futura / alla fin non mancherà. / In Città, / con Amici, e con rigiri / mi farò de i Probiviri. / Nel Birago, o nel Morigia / qualche cosa troverò. / Un Staffier con la valigia / cavalcando condurrò. (Carlo Maria Maggi, Ben venga maggio o sia La ninfa guerriera, Atto I, scena IV, in Id., Poesie miscellanee, Milano, Malatesta, 1729, vol. II, pp. 182-183)

Del resto, visto che probo è un aggettivo effettivamente esistente in italiano almeno dal Trecento, e che anche sul lat. vir è stato modellato il nome viro, usato (e forse coniato) da Dante (e poi attestato soprattutto al plurale), probiviri si può considerare, sincronicamente, come un composto Aggettivo + Nome. Così ne sono stati ricostruiti due singolari, entrambi registrati nel GRADIT e nel Vocabolario Treccani online (che tuttavia lemmatizza il nome al plurale, come fa anche il GDLI, e segnala il singolare come raro): probiviro e proboviro. Quest’ultima è l’unica forma indicata dallo Zingarelli, che dà anche il plurale proboviri, che è effettivamente anch’esso documentato, per esempio in un passo di De Roberto riportato s.v. iniziativa, nel GDLI, dove è anche usato nella definizione del derivato probivirale ‘costituito da proboviri’). Ma ecco alcuni degli esempi più antichi delle due forme di singolare che abbiamo reperito in rete, tutti molto posteriori alle prime attestazioni dei plurali:

Nè guari scorse che riparati i pericoli della famiglia fu eletto probo viro, ossia difensore de’ carcerati, carica ch’ei sostenne per due anni. (Necrologia. Il Marchese Luigi Cagnola, in “Biblioteca Italiana”, XVIII, vol. LXXI, 1833, p. 129; si notino il corsivo e la mancata univerbazione)

Noi vorremmo, dice l’autore, che annualmente tutti gli operaj o proletari si radunassero nelle comuni, per procedervi all’elezione del propri rappresentanti o probi-viri, in ragione di un probo-viro per ogni dieci operaj. La buona condotta dovrebb’essere la sola condizione di eligibilità.
Ogni capo di fabbrica o di masseria, ogni appaltatore dovrebb’essere obbligato per legge, quando impiegasse più di dieci operai, ad avere un proboviro per dirigerli, e dargli un salario doppio di quello de’ semplici operaj. (Francesco Regonati, Vita di Napoleone III narrata al popolo italiano, Milano, Vallardi, 1859, pp. 219-220)

I probiviri ed i loro supplenti presteranno il giuramento prescritto dal decreto del Congresso, in data 20 luglio 1831 […] Dopo la formola del giuramento, il Consiglio si dichiara costituito. Se qualche probiviro si rifiuti di prestare giuramento, sarà considerato come dimissionario. (“La rassegna agraria, industriale, commerciale, politica”, 1892, p. 825)

Non mancano, tuttavia, esempi come il seguente, in cui si ricorre al latino probus vir (in rete se ne trovano anche di recentissimi):

E l’Eccellenza Sottanella promette formalmente di promuovere una inchiesta e fissa l’ora e il come invierà un “probus vir” con l’incarico di fare giustizia. Viene l’ora e viene il come, ma non viene il “probus vir”. (Maria Giuditta Cristofanetti Boldrini, Aurora boreale, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1995, p. 160)

Proboviro è forma usata da chi conosce il latino e/o analizza il composto come Aggettivo (probo) + Nome (viro), mentre probiviro è una retroformazione dal plurale probiviri, di cui non si coglie lo status di composto, e si crea quindi un maschile singolare in -o da un maschile plurale in -i, come è avvenuto, per esempio, anche nel caso di microbo, retroformazione a partire dal plurale microbi, originariamente micròbi, plurale di micròbio. Questo tipo di retroformazioni di un singolare da un plurale avviene spesso quando un vocabolo è usato molto più frequentemente al plurale che al singolare, come è senz’altro il caso di microbi e probiviri, o come è avvenuto nel caso di re magio, da re magi antico plurale di mago, poi specializzatosi con riferimento ai re orientali che si recarono ad adorare Gesù bambino (cfr. Paolo D’Achille, Le retroformazioni in italiano, in Lessico e formazione delle parole. Studi offerti a Maurizio Dardano per il suo 70° compleanno, a cura di Claudio Giovanardi, Firenze, Franco Cesati, 2005, pp. 75-102).

Connessa, ma più complessa, è la questione del femminile, che alcuni dizionari (GRADIT, Vocabolario Treccani, Zingarelli) non contemplano neppure, mentre altri in rete (Garzanti, Sapere.it) indicano un singolare probavira e un plurale probevire, entrambi formati come regolari femminili da un maschile proboviro analizzato come composto di probo e viro. Queste forme non hanno soddisfatto qualche nostro lettore: chi conosce il latino sa infatti che vir, a differenza di homo, non può comprendere anche l’universo femminile perché si riferisce solo ai maschi, e del resto anche dell’italiano viro non è documentato il femminile vira. Ma proposte alternative come quelle pervenute (proba mulier, proba femina, proba domina o addirittura probamoglie e probadonna) sono certo solo scherzose, anche perché non supportate dal latino, come nel caso di probus vir.

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