La lettera scarlattaTrump avvisa gli americani che Biden vuole abolire il Natale, ma forse lo confonde con Melania

Nessuno fa previsioni, nonostante il solido vantaggio del candidato democratico, non solo perché nel 2016 le cose andarono diversamente ma perché tra oggi e il 3 novembre il presidente potrebbe inventarsi qualsiasi cosa

(Photo by Mandel Ngun / AFP)

Trump contro Trump
Sembra che i suoi consiglieri siano stremati. Donald Trump gira come un matto, e fa il matto ai comizi. I fan ai comizi, e un 30-35 per cento degli elettori, lo adorano. Il resto degli americani è sempre più perplesso, e molti trumpiani pensano che si stia giocando le ultime chance di essere rieletto.

E lui non ha più tanta voglia. «Ho guardato i suoi rally con attenzione da quando ha ripreso a farli», scrive Ryan Lizza di Politico. «Si è stufato anche delle sue cose sulla “Biden crime family”, si distrae». Per fortuna poi si mette a sfottere Joe Biden, il quale «se sarà eletto ascolterà gli scienziati» sul Covid. Dei 220 mila americani morti – finora – non parla.

Trump dice anche cose divertenti. In Nevada ha spiegato: «Durante il lockdown di Biden, le luci di Reno e Las Vegas sono rimaste spente», scordando che durante il lockdown il presidente era lui. Oppure «Biden abolirà il Natale», e forse lo confonde con sua moglie Melania, che in una telefonata registrata e resa pubblica non mostra spirito festivo.

Intanto la sua campagna cancella spot televisivi ovunque, i soldi mancano e l’unico mega finanziatore rimasto è Sheldon Adelson, quello dei casino. Gli strateghi ora temono che Biden vinca in North Carolina, un altro Stato di cui Trump ha bisogno. E, secondo Soo Rin Kim della Abc, «gli staffer hanno paura di non trovare lavoro» dopo il voto, la lettera scarlatta stavolta è la T di Trump.

Trump e i democratici ansiosi
E più che trumpiani ottimisti nonostante tutto, si trovano anti-trumpiani comunque in ansia. Studiano i modelli statistici, vanno nel panico leggendo i nuovi dati sugli elettori registrati in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, gli stati persi di poco da Hillary Clinton che Biden deve vincere: sono aumentati, tra quelli che si sono iscritti a votare, i bianchi senza istruzione superiori, il super zoccolo duro dei sostenitori.

Trump e le sorprese
E nessuno, dopo il 2016, è sicuro dei sondaggi. Piccoli errori, piccole variazioni possono costare stati decisivi. E poi potrebbe succedere qualcosa a Biden. E la squadra russo-americana di Trump potrebbe tirare fuori altre cose su di lui e il figlio Hunter, magari facendo meno pasticci dell’ultima volta, con lo scoop del New York Post procurato da Rudy Giuliani e altri in circostanze strane. Soprattutto, spiegano gli strateghi democratici, «non sappiamo quali altre pazzie lancerà Trump». Dice a Politico Matt Bennett, della centrista Third Way: «Ogni giorno sembra una settimana, ogni settimana sembra un mese. Sarà un tempo eterno tra qui e il 3 novembre».

Trump e i senatori impauriti
Intanto hanno già votato 27 milioni di persone, molte più di quattro anni fa. Le schede consegnate arrivano in maggioranza da elettori registrati come democratici. Ma nessuno sa ancora se saranno abbastanza, e quanti saranno i voti repubblicani ai seggi nei prossimi giorni.

Né cosa è meglio fare, per i repubblicani che non sono Trump. Qualcuno non sa più come distanziarsi senza finire nei guai. Come John Cornyn, senatore del Texas che probabilmente ce la farà ma è incalzato da M.J. Hegar, un ex maggiore, molto texana anche lei. Cornyn ha detto che Trump è «come uno di quei mariti che non cambiano», che non si riesce a far cambiare, un po’ come quello di “Grande, grande, grande” di Mina. Gli hanno suggerito centri per donne maltrattate, avvocati divorzisti, e altro.

Perfino Lindsey Graham, per quattro anni prono in politica e sul campo da golf, ora dichiara che Trump «può ostruire la strada al suo stesso successo», che è un modo garbato per dire che si sta autodistruggendo (Graham è alla pari col suo sfidante). Qualcuno si trumpizza tantissimo, come il senatore del Wisconsin Ron Johnson, intervistato da Fox News ha detto che c’è pedopornografia nel computer di Hunter Biden (pare di no).

I turbamenti di Don junior
Donald Trump junior, primogenito quarantaduenne che ha seri problemi con la figura paterna (chi non ne avrebbe) e a cui il padre preferisce Ivanka, ha condiviso un video più strano del solito. È a letto, sotto le coperte, non sembra lucidissimo, e dice: «Ciao gente, sono a letto e guardo i miei algoritmi venire fatti a pezzi. Devo aver fatto arrabbiare Instagram».

I commenti non sono benevoli. C’è chi vede un down da coca, chi pensa che Donald senior non gli abbia mai rimboccato le coperte, chi dice che inconsciamente, anche lui, lavora per Biden (fuori dal letto, Don junior dice che suo padre perderà).

Lindsey, Diane e la gatta morta
Giovedì la commissione Giustizia approverà la nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema, il giorno dopo si andrà in aula. E il leader del Senato Mitch McConnell (anche lui probabilmente verrà rieletto; anche lui ha una sfidante ex militare che ha accorciato le distanze nei sondaggi) velocizzerà l’approvazione per farla insediare prima delle elezioni.

La giudice è andata bene nelle audizioni. Non ha risposto a nessuna domanda (neanche su cosa pensava dei bimbi migranti separati dai genitori e messi nelle gabbie). È abbastanza piaciuta al pubblico benpensante e si avvia a lanciare la sua serie, Una gatta morta alla Corte Suprema, che potrebbe andare avanti per una quarantina di stagioni (lei ha 48 anni; Ruth Bader Ginsburg è morta a 87).

E ora c’è un’altra donna eccellente su cui si polemizza, il membro anziano della commissione, Dianne Feinstein della California. Ha 87 anni come la povera Bader Ginsburg, alla fine ha ringraziato e abbracciato il presidente Lindsey Graham.

Ha trattato il tutto come un normale processo di nomina nella vecchia Washington inciuciona, e ora parlamentari e organizzazioni progressiste vogliono che faccia molti passi indietro. E che non sia lei, se i democratici vinceranno il Senato, a presiedere la commissione (anche Harvey Milk e il sindaco di San Francisco George Moscone, prima di venire assassinati, criticavano la collega di giunta Feinstein per il suo compiacente centrismo; poi diventò sindaco lei, e fu compiacente e centrista; ora Feinstein sta raccogliendo fondi per la sua campagna elettorale del 2024).

Beto e i supermercati fighetti
I supermercati Whole Foods (ora sono di Amazon) sono degli Eataly diffusi sul territorio americano per rifornire di cibo bio e/o gourmet i cittadini con istruzione universitaria, buon reddito, inclinazioni liberal. Nel 2018, Beto O’Rourke ha vinto tutte le 11 contee del Texas dove c’è uno o più Whole Foods, con un vantaggio di 802 mila voti. Il repubblicano Ted Cruz lo ha battuto in tutte le altre, di un milione e 16 mila voti, e un vantaggio di 214 mila.

Negli ultimi due anni, ha fatto presente Dave Wasserman, direttore del Cook Political Report, le 11 contee fighette (incluse Austin, Dallas, Houston) «hanno guadagnato 765 mila abitanti» (molti altri liberal, dalle coste ovest e est). Le contee rosse rurali e repubblicane, solo 396 mila. Potrebbe fare la differenza; non potrebbe bastare, dice Wasserman, se i democratici non portano gente a votare nella valle del Rio Grande e a Laredo, sul confine col Messico, nei distretti poveri e ispanici e «senza Whole Foods», che è più difficile e i democratici, a lungo, non ci hanno pensato.

L’uomo che sussurra ai repubblicani
È Chris Coons, senatore democratico del Delaware, che sta facendo una sua campagna elettorale, per diventare segretario di Stato in caso di vittoria. Pare sia davvero un favorito, perché viene dallo stato di Biden ed è molto simile a lui politicamente (e non, è un altro anziano maschio bianco, e ce ne saranno altri di cui non ci si libererà; forse la promessa di Biden di creare l’amministrazione più diversa della storia non sarà facilissima da mantenere).

Florida Men
Ieri è iniziato il voto ai seggi in tutto lo stato. Intanto si contano le schede postali, quelle democratiche sono 400 mila e rotti in più ma, con tutti i repubblicani no-mask che andranno sereni ai seggi, non si sa. I sondaggi danno Trump e Biden alla pari. Qualcuno scrive che Brad Parscale, l’ex campaign manager di Trump poi arrestato Fort Lauderdale per aver dato di matto, stia raggiungendo un accordo con gli inquirenti (non per aver dato di matto, per le decine di milioni sottratti alla campagna non in disaccordo con Trump).

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta