Insufficienza ideologicaTrump e l’internazionale negazionista sono incapaci, ma una mascherina può bastare contro la crisi?

Un tempo ci si scontrava su guerra e pace, sui diritti dell’individuo e della collettività, sul capitalismo e sul marxismo, possibile che l’unica differenza tra destra e sinistra oggi sia il distanziamento sociale?

Octavio Jones / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

A quasi un anno dai primi casi di Covid c’è una domanda politica quasi obbligatoria: è sufficiente non essere Donald Trump – o Boris Johnson, o Jair Bolsonaro, o anche Matteo Salvini – per governare la crisi economica più drammatica dal dopoguerra? Gli avversari di tutti costoro sembrano pensare di sì. L’ideologia della mascherina e del distanziamento è al momento l’asset prevalente se non esclusivo dell’opposizione ai populismi. Il crinale delle distinzioni tra destra e sinistra passa prevalentemente da lì: chi la indossa con cura e chi no, chi la elogia e chi la disprezza, chi la vorrebbe obbligatoria ovunque e chi sbuffa dicendo che taglia il respiro.

Il Saturday Night Live ha mandato in onda una fulminante replica satirica del dibattito Trump-Biden con Alec Baldwin e Jim Carrey. L’imitazione si apre con Carrey-Biden che sale sul podio, tira fuori un metro, verifica la distanza con il nemico, la trova insoddisfacente e sposta il suo leggio un po’ più in là, tra le risate del pubblico.

È una gag che sintetizza bene la tragica banalizzazione del conflitto tra famiglie politiche: ci scontrammo sulla guerra e sulla pace, sui diritti dell’individuo e della collettività, sul capitalismo, sul marxismo, e poi sulle grandi questioni dell’ambiente e dell’aria, della povertà e delle conseguenze della robotica sul lavoro. Adesso ci è sufficiente rilevare una misura. Sopra i 100 centimetri c’è l’Impero del Bene, sotto ai 100 cova il Male Assoluto dell’irresponsabilità virologica.

Dunque ecco l’idea che basti non essere Trump, o Johnson, o Bolsonaro, o Salvini per collocarsi dalla parte dei saggi amministratori della crisi, e insieme la reductio ad unum dell’emergenza Covid: una questione di educazione sanitaria che oscura tutto il resto, l’economia, i debiti, le politiche industriali, il futuro dell’occupazione, del welfare, della scuola.

Altrove la semplificazione del disastro ha almeno un fondamento folkloristico, se non politico. L’America è piena di matti che davvero credono che il virus non esista, che sia un complotto, e i Proud Boys che sfidano le restrizioni in mimetica e armi pesanti non sono un’invenzione. A Parigi i No-Mask fanno a botte con la polizia un sabato sì e uno no e gli arresti si contano a centinaia. Ovvio che negli Usa o in Francia la mascherina diventi dato politico e visibile elemento distintivo di due modi di affrontare una minaccia planetaria al benessere (non solo in senso medico) dei popoli.

Da noi il primo controllo su larga scala sull’obbedienza alle ordinanze Covid, ieri, ha fatto registrare un’adesione bulgara ai divieti: 53mila persone fermate, solo 186 multe di cui appena 4 per violazione della quarantena volontaria. Nei pubblici esercizi ci sono state appena 15 sanzioni su quasi ottomila locali visitati. Ammesso e non concesso che esista anche in Italia un partito negazionista, magari grida al complotto sul web ma quando esce di casa si assicura di avere naso e bocca ben coperti.

L’Impero del Bene italiano, insomma, ha già vinto. Potrebbe occuparsi d’altro. Farsi altre domande. Sono davvero sufficienti i banchi singoli per rifare la scuola? Quanto potrà durare la Cig garantita per tenere in piedi i redditi di centinaia di migliaia di potenziali disoccupati? La rotazione a turno dei dipendenti pomposamente ribattezzata Smart Working è conciliabile con una nuova efficienza burocratica? Che fare delle grandi partite nazionali – Alitalia, Autostrade, Ilva – e delle annunciate controriforme dei decreti sicurezza, del reddito di cittadinanza, del fisco, di quota Cento? Generalmente, la risposta che si sente nei talk-show quando qualcuno osa questo tipo di interrogativi ruota intorno al concetto: ringraziate il cielo che non governi Salvini, sareste già tutti morti (la seconda parte della frase non viene chiaramente espressa ma evocata con parole più soffici).

E tuttavia accontentarsi di non essere morti di Covid – nonché di non essere governati da Salvini, o da Trump, o da Johnson, o da Bolsonaro – sembra un orizzonte politico troppo piccolo persino per un Paese di modeste ambizioni come il nostro. Questo tipo di sentimento può durare ancora per un po’ (il biennio delle grandi tornate elettorali con timore di spallata si è appena concluso) ma a breve l’insufficienza della prospettiva diventerà evidente: il partito del Bene farebbe bene a non sentirsi troppo al sicuro, mascherina o no.

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