I pregiudizi sulle sex workersLa lenta decadenza di De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam

Dal 2000 una delle zone più caratteristiche della capitale è sempre meno frequentata. Ci sono sempre meno lavoratrici e clienti olandesi anche perché le autorità dipingono il quartiere, del tutto impropriamente, come un luogo oggetto di attività criminali, dissuadendo la gente del posto dal frequentarlo. Ma è difficile che i Paesi Bassi rinuncino a cuor leggero a una simile attrattiva turistica e risorsa economica.

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Il quartiere De Wallen dal 2000 a oggi ha subìto una parziale decadenza. A determinarla sono state le politiche delle autorità olandesi da un lato e i comportamenti di diverse sex workers dall’altro. La prima cosa che si può notare è come le ragazze olandesi siano quasi scomparse dalle vetrine. Molte prediligevano la fascia oraria pomeridiana, che meglio si adattava alla loro vita personale e familiare. Con loro sono diminuiti anche i clienti olandesi; la politica portata avanti dalle autorità, che dipingono il quartiere, del tutto impropriamente, come un luogo oggetto di attività criminali, dissuadendo la gente del posto dal frequentarlo, contribuisce a tenerli lontani da De Wallen.

Le offerte su Internet hanno inoltre dirottato molti clienti su altre opzioni, rispetto alle stanze-vetrina: escort ma anche offerte di sesso libero nelle vicinanze. Alcune ragazze in De Wallen soffrono, più che in passato, la concorrenza dei, pur ridotti, coffee-shops; notano come tra i giovani turisti con pochi soldi molti si trovino a scegliere tra canne a 3 euro e sesso a 50 e optino per le prime, rinunciando quindi a “visitare” le vetrine.

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Oggi in De Wallen per avere un rapporto sessuale con un minimo di tranquillità, scambiando anche qualche effusione e due chiacchiere, bisogna attendersi una spesa di almeno 100 euro; non tutte le ragazze hanno la sincerità di farlo subito presente, né tutti i clienti l’accortezza di chiedere bene prima a quali prestazioni avranno diritto. Veterane olandesi della categoria o straniere da più tempo operanti in Olanda stigmatizzano i comportamenti sopra descritti di alcune loro colleghe, osservando che ciò rovina loro il mercato e ricordando come negli anni ’80 e ’90 ci fosse ben altra professionalità e anche passione per il proprio lavoro.

In effetti allora, più di oggi, oltre a un’assoluta trasparenza negli accordi economici era comune per le prostitute trattare i clienti come dei veri e propri amici, con grandi baci e abbracci per esempio al momento di un incontro dopo qualche tempo, alle vetrine o anche casuale in città. Si tenga conto che le prostitute hanno una memoria da elefante: esse sono capaci di ricordare distintamente un singolo incontro (e persino particolari di questo) avuto qualche anno prima, ancor più del cliente coinvolto, o perfino di riconoscere un cliente di una propria vicina. Sicuramente negli ultimi anni le cose sono un po’ cambiate: vi sono sempre molte ragazze allegre e cordiali, ma anche qualcuna che esegue i suoi servizi o risponde ai clienti in fase di trattativa con la freddezza di un’impiegata delle poste addetta ai pagamenti di conti correnti.

Si può ben comprendere perché De Wallen non abbia attualmente più gli splendori del passato. Nel turno pomeridiano solo il 20-30% delle vetrine è occupato, al contrario di venti anni fa, quando quasi tutte le vetrine erano, anche in quella fascia oraria, sempre piene; per una prostituta una vetrina di pomeriggio comporta il rischio di avere incassi insoddisfacenti, al limite di non rientrare nemmeno del costo dell’affitto, a meno che non abbia già suoi clienti affezionati, dopo qualche anno di lavoro.

La notte invece, in virtù dell’afflusso dei turisti, non solo le vetrine sono piene ma, come scritto, tante sono le ragazze in lista d’attesa presso i landlords. Il quartiere si rianima quindi di notte, con le sue luci, circa 300 ragazze presenti e tanta gente nelle strade. Tra le ragazze alcune sono molto carine, altre assolutamente nella norma. Sempre più raro è che sex workers bellissime lavorino in vetrina, osservate da una moltitudine di passanti.

Le agenzie di escort sono per loro un’opzione più riservata e, talora, remunerativa. In considerazione delle vetrine vuote o riqualificate in negozi e della presenza di alcune ragazze non troppo attraenti (talvolta a causa di un eccessivo uso di tatuaggi o silicone) e di altre, come scritto, non particolarmente cortesi, il turista non trova più in Amsterdam il paradiso dei divertimenti degli anni ’80. Va detto che comunque facendo una piccola passeggiata e avendo un po’ di pazienza in questa “ricerca”, prima o poi una compagnia (estremamente) gradevole riuscirà sicuramente a trovarla; basterà avere l’accortezza di scambiare qualche parola con la bella ragazza approcciata prima di entrare per rendersi conto se si tratta anche di una persona simpatica e affabile.

De Wallen resta ancora oggi un luogo unico al mondo, estremamente caratteristico, per le stanze-vetrina, le loro luci rosse, le tipiche case olandesi del 1600 e i canali. Turisti provenienti da tutto il mondo continuano quindi ad affluire a stormi tra le stradine del quartiere, incuriositi e attratti dalla presenza di ragazze sorridenti e di numerosi locali, coffee-shops inclusi. Nelle sere del venerdì e del sabato la folla è tale che si trova qualche difficoltà a camminare nel quartiere e tanto più ad avviare con calma una “trattativa commerciale” con una ragazza in vetrina. Molte sono le paninerie e i piccoli ristoranti, qualcuno a gestione italiana, che beneficiano delle visite di queste fiumane di persone, famiglie così come gruppi di amici, uomini e donne, giovani e anziani, in un quartiere, come abbiamo visto, abbastanza sicuro. Le prostitute operano in De Wallen dal XIV secolo e non sarà il progetto 1012 a fermarle.

I turisti sono interessati a recarsi in luoghi quali il Museo Van Gogh, la Casa di Rembrandt e le fabbriche di formaggi, ma per molti di loro non è certo tutto questo il motivo principale per scegliere l’Olanda quale luogo di vacanza; tanto più chi vi torna non lo fa certo per visitare una seconda volta lo stesso museo. Amsterdam attrae 6 milioni di turisti l’anno e di questi il 60% passa per il quartiere De Wallen.

È difficile che l’Olanda rinunci a cuor leggero a una simile attrattiva turistica e risorsa economica.

“Donne esposte in vetrina come merce”, “Donne ridotte ad oggetti”, “Un mercato che umilia la dignità della donna”, “Zoo di esseri umani (dichiarazione quest’ultima di Gianni Alemanno, nel 2008, all’epoca sindaco di Roma), ecc. Chi in Italia esprime questi giudizi tranchant sul quartiere De Wallen ad Amsterdam, o più in generale sui quartieri a luci rosse, spesso non vi è mai stato o se vi è stato ha attraversato le strade a luci rosse in solo mezz’ora senza rendersi conto di quello che vi avviene. Niente vi è infatti di più superficiale e falso delle affermazioni che ho appena enunciato. Innanzitutto ci vuole coraggio a condannare le vetrine di Amsterdam, quando nel nostro paese abbiamo un numero di prostitute ben maggiore e altrettanto svestite che battono le strade delle nostre città, senza neppure avere una stanza, dei servizi a disposizione o un minimo di sicurezza. Una situazione che molti fanno finta di non vedere e che è assolutamente peggiore.

La realtà delle vetrine è inoltre totalmente diversa da quella che può sembrare. Le ragazze non stanno lì per andare con tutti; clienti e ragazze, in un gioco di sguardi e di approcci che molte prostitute paragonano a un flirt, combinano i loro incontri. Le ragazze spesso si affacciano dalle vetrine, curiosano nella busta di McDonald’s di un cliente o tentano, con fare capriccioso, di sedurne un altro; il tutto in un’atmosfera di allegria.

I clienti spesso credono che sceglieranno di andare con la ragazza da loro ritenuta più bella. In genere accade invece che sia un sorriso accattivante o una battuta scherzosa a far varcare loro la soglia di una vetrina. Le vetrine si aprono, come già scritto, solo dall’interno e spetta comunque alla ragazza decidere se accettare o no il cliente sulla base delle proprie predilezioni, pregiudizi (più o meno fondati) o esperienze precedenti. Vi sono ragazze che evitano clienti marocchini, almeno quelli all’apparenza poco distinti, temendo che essi possano avere un comportamento irrispettoso verso di loro o addirittura derubarle; altre scuotono la testa a giovani italiani, nel caso che essi non siano minimamente capaci di parlare inglese; alcune prostitute non accettano clienti di colore, per una pura preferenza estetica, e qualcuna nel fine settimana tende a rifiutare i turisti inglesi, per paura che siano totalmente ubriachi. Va detto però che la maggioranza delle prostitute è di mentalità aperta; esse riferiscono di tener conto, nell’accettazione dei clienti, dell’impressione che ne ricavano al momento dell’approccio, non dell’etnia o della nazione di provenienza.

Non essersi fatti la barba, avere un aspetto trasandato o dei modi bruschi fa certamente perdere ad alcuni uomini delle opportunità. È chiaro che ci sono anche delle ragazze poco selettive, che per guadagnare soldi accettano quasi chiunque. In ogni caso l’incontro con un cliente resta per loro sempre una scelta e non un obbligo. Generalmente le ragazze pagano l’affitto della stanza giorno per giorno (più raramente per più giornate insieme) presso l’ufficio del landlord prima di recarsi al lavoro, ricevendo quindi la chiave della stanza-vetrina; la restituiranno alla fine del turno, normalmente lasciandola in una scatola o cassetta nella stanza-vetrina stessa, a disposizione del landlord o del suo personale.

Massima è la flessibilità di orario, come da libere professioniste: avere la stanza a disposizione per un turno diurno o notturno (8-10 ore) non comporta di dovervi lavorare tutto il tempo. È comune che alcune ragazze vi stiano anche sole 4 o 5 ore e poi magari tornino a casa, a seconda di come “ha buttato” la giornata. La maggior parte delle ragazze lavora sei giorni su sette. Ad Amsterdam è vietato ad una ragazza di utilizzare la stanza anche nel giorno libero, mentre in altre città potrebbe accadere, seppur raramente, che qualcuna lavori tutti i giorni della settimana. Non frequenti sono i casi di chi svolge questa attività solo un paio di giorni a settimana: si tratta in genere di qualche olandese che dopo anni di lavoro non ha più particolari problemi economici e incontra prevalentemente clienti abituali, come fossero vecchi amici.

Vi sono ragazze che preferiscono il turno di giorno: meno turisti curiosi e solo persone sobrie in giro interessate al sesso. Altre al contrario preferiscono il lavoro notturno: riferiscono che proprio incontrare giovani “fatti” di canne o che si sono scolati tante birre è per loro un’ottima opportunità di guadagno: a fronte delle condizioni non troppo prestanti, questi uomini finiscono con lo spendere più denaro per riuscire a “combinare qualcosa”. Alcune ragazze sono disposte a fornire prestazioni sessuali anche a persone del luogo con grosse problematiche: può capitare di vedere una ragazza che dà il braccio e aiuta ad entrare nella stanza un suo cliente non vedente o che vi fa accomodare una persona paraplegica che arriva alla vetrina a bordo di una sedia motorizzata.

Da Sex work. La prostituzione in Europa… oltre i pregiudizi (Croce Libreria) di Ugo Rosenberg, 450 pagine, 17,10 euro

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