Ruote bucateIl clic day per il bonus bici è il solito disastro, il sito del ministero va in tilt dopo pochi minuti

La piattaforma per chiedere il rimborso del 60% sull’acquisto di biciclette e monopattini è partita dalle 9 del 3 novembre. Ma sin dalle prime ore del mattino non risulta raggiungibile

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Tutt’altro che una partenza in volata per il bonus bici, che gli italiani aspettavano ormai da sei mesi. Previsto nel decreto rilancio di maggio, la piattaforma del ministero dell’Ambiente per richiederlo avrebbe dovuto debuttare da oggi, martedì 3 novembre, alle 9. Ma già dalle prime ore del mattino, il sito ministeriale e la pagina buonomobilita.it risultano irraggiungibili, probabilmente a causa del sovraccarico di richieste.

Il bonus prevede il rimborso fino al 60% della spesa affrontata per l’acquisto di una bici o di un monopattino da maggio a dicembre fino a un massimo di 500 euro per i cittadini residenti in Comuni con oltre 50mila abitanti. La richiesta può essere fatta solo online, attraverso il portale ospitato sul sito del ministero e sviluppato da Sogei, il cui debutto era atteso per oggi. Gli aventi diritto all’incentivo del bonus mobilità dovranno collegarsi e registrarsi con le credenziali Spid, inserire la fattura e completare con il proprio Iban.

Dopo rinvii e annunci, il ministero ha deciso di soddisfare le richieste sulla base dell’ordine di inserimento delle fatture, e non sulla base della data degli scontrini. Da qui la probabile corsa ad accaparrarsi il bonus che ha fatto andare in tilt il sito, nonostante i sei mesi di preparazione. Così come era accaduto per quell’Inps nel giorno del via del bonus di 600 euro.

Da subito, a lockdown terminato, con la notizia del bonus sono partite le file davanti ai negozi di bici, mandando in allarme il ministero di Sergio Costa, che già a giugno aveva chiesto al governo di stanziare maggiori fondi.

Nel decreto rilancio di maggio, l’esecutivo aveva destinato 120 milioni per coprire lo sconto sulle due ruote e disincentivare il boom dell’auto privata per paura del contagio. Troppo pochi. Al momento, con l’aggiunta dei fondi del ministero dell’Ambiente, si è arrivati a un totale di 210 milioni di euro di risorse.

Sulla base di una media di 350 euro a persona, con questi soldi si coprono 600mila richieste. In realtà, secondo Confindustria Ancma, i numeri sarebbero maggiori: la stima è di 540mila acquisti solo nel primo mese dopo il lockdown, con la possibilità di arrivare a superare la soglia di un milione di bici vendute per fine anno. E senza tenere conto dei monopattini.

Il ministero assicura di avere già l’accordo con il ministero dell’Economia per inserire nuovi fondi nella legge di bilancio sulla base delle richieste non evase. Anche perché è previsto che facciano richiesta anche coloro che non hanno ancora effettuato l’acquisto e che chiedono quindi il voucher da spendere entro il 31 dicembre, pagando al negoziante solo il 40% del totale. Ma non tutti i rivenditori sembrano intenzionati ad accettarlo: l’adesione a questa seconda fase è volontaria e in molti temono che per i rimborsi, se arriveranno, ci vorrà molto tempo.

Per far funzionare tutto il meccanismo, il ministero dell’Ambiente aveva disposto in realtà la creazione di una «applicazione web», valida sia per presentare la fattura della spesa già effettuata, sia per ottenere il buono digitale da consegnare al rivenditore in fase di acquisto. L’app avrebbe dovuto tenere conto dei soldi spesi in tempo reale, con un apposito contatore, fino al limite stabilito dal decreto rilancio. Ma il software non è mai arrivato e quindi, di fatto, non si sa quanto effettivamente gli italiani abbiano speso confidando nel bonus.

La Sogei, la società del ministero dell’Economia incaricata di sviluppare l’applicazione, a giugno aveva fatto sapere che la piattaforma era pronta. E che non sarebbero stati necessari tutti i 60 giorni previsti dalla norma per renderla operativa. Ma l’attesa è durata fino ad oggi. E il portale, nonostante sei mesi di preparazione e gli stress test per evitare il temuto “effetto Inps”, non ha retto. Con il rischio di lasciare a piedi migliaia di cittadini in bici.

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