Tradizione artigianaLa bici italiana è ancora un’eccellenza, nonostante la crisi

Nella filiera di produzione il vero valore aggiunto del made in Italy è nella manifattura, che l’industria non riesce ancora a soppiantare. È un elemento che rende il Paese uno dei principali competitor a livello mondiale, anche nelle singole componenti: nel 2019, ad esempio, ha avuto il primato globale nell’export di selle e cerchioni

MARCO BERTORELLO / AFP

Nella filiera di produzione delle biciclette l’Italia è un’eccellenza a livello europeo e mondiale, trainata soprattutto dall’artigianato: un pezzo della tradizione locale che rappresenta ancora un valore aggiunto insostituibile.

«C’è un potere evocativo e simbolico della componente artigiana legata al fare biciclette in Italia. Un’artigianalità apprezzata anche all’estero, con molti giovani che vengono da noi in Italia a imparare il mestiere», spiega a Linkiesta Paolo Manfredi, responsabile delle Strategie digitali di Confartigianato Imprese.

L’esempio che fa Manfredi è quello delle grandi aziende che ovviamente, come tutto il settore, non sono estranee all’industrializzazione. «Ma anche loro – dice Manfredi – penso a Pinarello o Campagnolo, poggiano ancora molto sull’artigianato. Abbiamo un grande presidio soprattutto sulle bici da corsa, che hanno una grande componentistica di artigianato. Qui l’italianità è un grande valore aggiunto riconosciuto da Taiwan agli Stati Uniti».

Negli ultimi giorni Confartigianato ha pubblicato il Rapporto “Artibici 2020 – Artigianato e filiera della bicicletta”, in cui raccoglie alcuni dati che aiutano a spiegare il valore dell’Italia e del suo artigianato nella filiera di produzione della bici. Ad esempio: delle 3.128 imprese del settore il 63,3 per cento (1.981) sono imprese artigiane, e danno lavoro a 7.409 addetti di cui 3.514 nell’artigianato.

Chiaramente il settore si sta evolvendo, infatti «in questi numeri ci sono molti servizi, quindi ad esempio la riparazione e noleggio di biciclette, per questo c’è moltissimo artigianato».

Se già prima della crisi il numero di aziende italiane era il leggera leggerissima diminuzione in tutto il Paese (0,1 per cento nel 2019), nella filiera della bici si registrava una crescita dell’1,5 per cento, trainata da alcune regioni in grande espansione come Sicilia (+4,8 per cento), Piemonte (+3,7) e Trentino-Alto Adige (+1,8). «Il trend di crescita – si legge nel report di Confartigianato – si consolida nel lungo periodo: nei cinque anni 2014-2019 la filiera cresce, infatti, del 3,2 per cento, tre volte il +0,8 per cento del totale imprese».

I numeri delle singole regioni però evidenziano un settore che procede ancora a macchia di leopardo. Lo si intuisce leggendo ad esempio il dato sulle piste ciclabili: di 4.568 chilometri in tutta Italia nel 2018, oltre 1.300 erano nella sola Emilia-Romagna.

«Ci sono zone che hanno puntato di più sulla bici, e zone che non hanno potuto o voluto farlo. Penso alla differenza tra Milano e Roma: a Milano l’amministrazione ha fatto una scelta molto esplicita a favore della mobilità ciclabile; a Roma girare in bici è un atto di fede, allora è un tipo di prodotto che si sviluppa, in tutte le sue parti, in base alla geografia», dice Manfredi di Confartigianato.

Nell’ultimo periodo invece è cresciuto molto anche il segmento dell’e-bike, «in cui l’Italia deve ancora sviluppare il suo potenziale», dice Manfredi. Nel 2019 le bici elettriche hanno rappresentato l’8,6 per cento delle esportazioni: «Sono esportazioni molto dinamiche – si legge nel Rapporto Artbici di Confartigianato – che registrano una crescita del 30,6 per cento anche nel primo semestre 2020, in controtendenza rispetto al calo del settore della bicicletta».

Proprio il 2020 infatti ha segnato una battuta d’arresto, inevitabile anche per un’eccellenza come la bici italiana. Decisivi i due mesi di marzo e aprile, che hanno portato un calo della produzione del 67,4 per cento. Il mercato però si è rivelato particolarmente elastico, tornando a crescere di oltre il 20 per cento nel bimestre giugno-luglio. Chiaramente il bilancio dei primi sette mesi del 2020 porta comunque un segno negativo: -24,5 per cento della produzione, un buco di 144 milioni di euro.

«Il settore ha pagato l’organizzazione della global value chain e il fatto che buona parte dei componenti prodotti in Estremo Oriente era bloccato, insomma a un certo punto mancava materia prima. Quindi le imprese hanno svuotato i magazzini e non riuscivano a stare dietro ai nuovi ordini, che comunque ci sono stati. Ricordo che Decathlon non aveva più bici da vendere nonostante le richieste», dice Manfredi.

A tenere alta la domanda di biciclette, contribuendo alla ripresa dell’intera filiera, ha contribuito anche il bonus bici, che secondo Manfredi di Confartigianato «è sicuramente molto utile, ma poteva essere pensato in maniera più lineare, perché ha avuto diverse formulazioni: prima c’era il rimborso, poi lo sconto in fatture che l’esercente poteva recuperare. Forse si poteva pensare a una soluzione più comoda».

Potrebbe aver contribuito alla ripresa economica del settore anche il turismo estivo del 2020, più locale, che ha favorito la riscoperta di itinerari cicloturistici che altrimenti non sarebbero stati seguiti. Ma per la filiera di produzione italiana il rapporto con gli altri Paesi è ancora fondamentale.

Il made in Italy della bicicletta vale 609 milioni di euro, di cui 231 milioni di biciclette complete e 378 milioni di componentistica. È proprio nel confronto internazionale che si delinea l’eccellenza del prodotto italiano: primo Paese dell’Unione europea del 2019 per biciclette complete vendute all’estero, con 1.776.300 unità; quinto esportatore nel mondo di biciclette e componenti con il 6,5 per cento dell’export mondiale del settore, con un primato nell’esportazione delle selle (più della metà dell’export mondiale) e nei cerchioni con una quota dell’11,5 per cento.

Nel confronto con gli altri Stati membri, l’Italia è il secondo Paese dell’Unione per valore della produzione del settore, con 1.175 milioni di euro, dietro solo alla Germania – 1.927 milioni – e davanti alla Francia (543 milioni), al Portogallo (470 milioni) e alla Polonia (417 milioni).

In più, tra i dieci maggiori esportatori europei solo Portogallo e Italia registrano un saldo positivo del commercio estero (esportazioni maggiori delle importazioni). Anche in un quadro internazionale il made in Italy mantiene i suoi livelli di eccellenza: l’Italia è al quinto posto con una quota del 6,5 per cento nell’export mondiale.

Le motivazioni di questo successo del made in Italy sono racchiuse nelle parole del presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: «Nella produzione e manutenzione di biciclette gli imprenditori artigiani hanno saputo far rinascere e rilanciare l’eccellenza della manifattura made in Italy, conquistando i mercati internazionali con la capacità di trasformare ogni “pezzo” della bici, dalla sella al pedale alle ruote, in un sofisticato capolavoro di creatività, talento, tradizione e innovazione».

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