Itinerari eccentriciLa città di Stalin in Germania Est

Sulle tracce della mitica figura del flaneur, nel suo "Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato" Gian Piero Piretto si propone di ripercorrere a piedi la capitale tedesca per sperimentare nuove modalità di deambulazione e, soprattutto, per camminare lungo le vie della storia

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A un paio d’ore da Berlino, facilmente raggiungibile anche in treno (…) esiste una città la cui storia, politica, architettonica e antropologica, può aiutare a comprendere meglio cosa siano state la ddr, Berlino Est, e quanto traumatico, oltre che euforico, sia stato il passaggio a una diversa realtà nel 1989.

La Repubblica democratica tedesca, più comunemente nota come Germania Est, fu fondata il 7 ottobre 1949 e occupò il territorio tedesco che nella spartizione del dopoguerra era confluito sotto la giurisdizione dell’Unione Sovietica. In quello stesso anno, proprio in urss, il compagno Stalin compiva settant’anni, secondo la data di nascita non reale ma avvalorata come ufficiale. A Berlino gli si dedicò una grande arteria stradale.

All’est del paese, ci si spinse ancora oltre. Nel 1950, nella regione del Brandeburgo a sud-est della capitale, a ridosso della frontiera polacca sul fiume Oder, si era deciso di costruire una gigantesca acciaieria. Si rendeva a quel punto necessaria una città che ospitasse i lavoratori che sarebbero stati occupati nella produzione di acciaio e le loro famiglie. Nacque così Stalinstadt (città di Stalin), versione germanica della sovietica e gloriosa Stalingrad, primo insediamento autenticamente socialista della giovane repubblica democratica. Non è forse inutile ricordare che il nome di battaglia scelto per sé da Iosif Vissarionovič Džugašvili, ossia Stalin, derivava proprio dal sostantivo russo stal’ (acciaio).

Il legame con il “leader, maestro e amico” si faceva dunque ancora più stretto e forte. La pianificazione permise di realizzare l’utopia di una città modello, priva di centro storico, di tracce di passato, di residui borghesi, clericali o aristocratici. Uno dei punti di forza del progetto, oltre alla presenza massiccia di alberi e acque, fu l’assoluta mancanza di chiese e torri campanarie, come continua a testimoniare nell’immaginario collettivo un intervento di Ulbricht, passato leggendariamente alla storia proprio come “il discorso delle torri”.

L’unico pinnacolo in città avrebbe dovuto essere quello del municipio, assieme all’obelisco dedicato alle vittime dell’Armata Rossa cadute nella liberazione dal nazismo. La planimetria della “prima città socialista di Germania”, come recitavano slogan e cartoline, si basava su un’assoluta simmetria che conferiva sì ordine e regolarità all’insieme ma, al contempo, ne segnalava l’artificiosità, la freddezza e la mancanza di storia. Nell’irrequieto 1953 sia l’acciaieria sia la città furono intitolate a Stalin e la loro autentica storia ebbe inizio.

Raffaello Cortina Editore

Da Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato di Gian Piero Piretto (Raffaello Cortina Editore), 360 pp., 25 euro