Prevenire è meglio che curareIl lockdown light della Germania è diverso dalle misure restrittive nel resto d’Europa

Mentre il Belgio o la Francia attivano clausura e coprifuoco di fronte a una situazione ormai incontrollabile, le misure tedesche nascono dalla necessità di intervernire sull’aumento dei contagi ben prima che questi rischino di portare al collasso i sistemi sanitari e di tracciamento

Lapresse

Da lunedì sono attive anche in Germania forti restrizioni alle attività e agli spostamenti. Queste misure hanno fatto parlare a molti, anche tra i media, di lockdown soft, alimentando l’idea che in Germania come altrove l’epidemia sia fuori controllo, e che anzi la Germania stia seguendo l’esempio di altri paesi Europei, come la Francia (ormai in lockdown) o l’Italia, dove aumentano chiusure e restrizioni.

Attualmente in Germania sono chiusi musei, palestre, ristoranti, bar, pub, sale da gioco, teatri, centri bellezza e altri esercizi, mentre rimangono aperti i luoghi di culto, le scuole e gli asili. Garantire un normale funzionamento dei luoghi d’istruzione, infatti, è sempre stata una priorità sia del governo nazionale che dei Länder. Un recente studio pubblicato da IZA, Istituto per l’Economia del Lavoro, ha inoltre rinforzato l’idea che in Germania non ci sia stata correlazione tra riapertura delle scuole dopo la pausa estiva e l’aumento dei contagi. Gli sport dilettantistici sono sospesi, mentre i negozi rimangono aperti a patto di ospitare un solo cliente ogni dieci metri quadrati, e senza poter formare file d’attesa al loro esterno. I viaggi sono consentiti solo per motivi d’affari (gli hotel dovranno rifiutarsi di far pernottare i turisti), mentre all’aperto si possono incontrare persone di massimo due nuclei abitativi, e in numero non superiore a dieci. Le misure rimarranno attive almeno fino alla fine di novembre, ma il loro impatto sarà oggetto di una prima valutazione già a metà mese.

È utile però guardare ai dati tedeschi per capire meglio la specificità della situazione, diversa da quella di altri paesi europei.

Prima di tutto, bisogna considerare il numero di contagi. Dal 28 al 31 ottobre in Germania si è superato quotidianamente il record di nuovi casi registrati, partendo dai 14.964 del 28 fino ai 19.059 del 31 (il primo novembre i nuovi casi sono scesi a 14177). Si tratta di numeri in aumento, ma distanti da quelli visti altrove: basti pensare che il Belgio, poco più grande della Lombardia, è stabilmente sopra la media dei 15 mila nuovi casi al giorno, mentre la Francia il primo novembre ne ha registrati più di 46 mila e in Italia l’ISS fa sapere che il 2 novembre abbiamo superato i 22 mila. I numeri tedeschi non sono certo da sottovalutare, ma sono ben al di sotto di quelli osservabili in altri Paesi europei. Il numero di casi totali ha superato da poco il mezzo milione (552.172 al 2 novembre, con 10.673 morti in totale), mentre la Francia, con 17 milioni di abitanti in meno, sta raggiungendo un milione e mezzo di casi (1.413.915 al 2 novembre, con oltre 37 mila morti). Secondo i dati del Robert-Koch-Institut, il tasso di incidenza in Germania, cioè il valore medio di contagi ogni 100mila abitanti, è di 120,1 – un dato inferiore a quello dei maggiori Paesi europei.

Anche sul fronte tamponi la Germania costituisce un unicum virtuoso. Dal 17 agosto infatti i tedeschi superano il milione di test a settimana (in quella appena conclusa ne hanno fatti 1.358.706, superando ogni numero precedente) e sono attualmente a 21.882.967. Si tratta di numeri che permettono di monitorare l’evolvere dell’epidemia in una maniera che non era possibile durante la prima ondata – e che in molti Paesi europei appare ancora un miraggio. La frase di Angela Merkel per cui non si conosce l’origine del 75% dei contagi è girata molto, in Italia, sui social e sui media, alimentando l’idea di una pandemia fuori controllo; è chiaro che quella frase rende chiara l’impossibilità di ricostruire le catene di contagio, ma grazie all’alto numero di tamponi effettuati giornalmente le autorità tedesche riescono a mappare l’epidemia in una maniera che per altri Stati è inarrivabile, allo stato attuale.

C’è poi da considerare la mortalità: in Germania si ferma oggi al 1,93%, anche qui al di sotto degli altri Paesi europei, mentre sono 2443 i pazienti attualmente in terapia intensiva, a fronte di 7893 letti di terapia intensiva ancora disponibili a livello nazionale (l’alto numero di posti liberi è del resto una delle cause della bassa mortalità tedesca).

Nonostante quindi gli strumenti usati in Germania per limitare il contagio siano – chiaramente – gli stessi degli altri paesi (chiusure di luoghi di aggregazione e limiti ai contatti sociali), il lockdown light deciso dal governo tedesco avviene in un contesto migliore rispetto ad altre realtà europee. Al carattere contenitivo verso il contagio, dunque, si somma quello – molto forte – preventivo.

Mentre il Belgio o la Francia attivano lockdown di fronte a una situazione ormai incontrollabile, le misure tedesche nascono proprio dalla necessità di evitare scenari come quelli, intervenendo sull’aumento dei contagi ben prima che questi rischino di portare al collasso i sistemi sanitari e di tracciamento. Insomma: la Germania non sta facendo come gli altri Paesi, anzi sarebbe stato meglio se questi avessero fatto come la Germania