Grande Fratello Palazzo ChigiIl modello italiano è uno stillicidio di anticipazioni, indiscrezioni e decreti biodegradabili a scopo di conferenza stampa

I conti e i confronti sulla gestione della pandemia si faranno alla fine, ma non c’è dubbio che la curva delle dichiarazioni pubbliche, degli annunci veri e presunti, dei Dpcm a strascico che ha accompagnato tutte le scelte del governo abbia superato qualunque termine di paragone nel mondo

Roberto Monaldo / LaPresse

Tutti presi dalla preoccupazione per l’inesistente Grande Fratello del tracciamento, inteso come onnipervasiva capacità di controllo del governo sui nostri spostamenti e sulle nostre vite (ma magari ce l’avesse mai avuta, una tale capacità), abbiamo sottovalutato l’effetto deflagrante del Grande Fratello installato a Palazzo Chigi, inteso come estenuante reality show, con gli interminabili monologhi del presidente del Consiglio, i bisticci tra ministri e presidenti di Regione, la guerriglia continua nascosta dietro i sorrisi di circostanza e gli appelli all’unità.

Una guerriglia condotta a forza di pettegolezzi, retroscena, interviste e conferenze stampa sempre più simili a un interminabile confessionale presidenziale, ma soprattutto attraverso una pioggia incessante di bozze, indiscrezioni e pseudoanticipazioni del Dpcm in preparazione.

Perché tre cose soltanto, in questa pazza pazza crisi, abbiamo imparato a considerare certe: 1) che c’è sempre un Dpcm in preparazione 2) che il numero dei Dpcm è tendenzialmente infinito 3) che ciò nonostante il numero delle conferenze stampa è sempre superiore a quello dei Dpcm, comprendendo anche le numerose false partenze, finte e controfinte, Dpcm abortiti sul nascere o comunque preferiate chiamarli (in pratica, quello delle conferenze stampa è un infinito di ordine superiore).

I conti e i confronti sui risultati ottenuti, e le perdite umane ed economiche affrontate, si faranno alla fine, naturalmente. Ma non c’è da dubitare che la curva delle conferenze stampa, degli annunci veri e presunti, dei Dpcm a strascico, del costante e snervante caos disorganizzato che ha accompagnato sin dall’inizio tutte le scelte e le ancor più numerose omissioni del governo abbia superato qualunque termine di paragone nel mondo.

Eccolo qua, il vero modello italiano: il gioco a rimpiattino, in corso da giorni, da un’«anticipazione» all’altra, sull’imminente «coprifuoco» che avrebbe dovuto scattare alle 18, poi alle 20 ma forse anche alle 21, facciamo alle 22 e non se ne parli più.

L’increscioso gioco del cerino tra le Regioni che chiedono autonomia, ma solo quando si tratta di prendere decisioni facili e popolari, perché lockdown e zone rosse, ah no, quelle devono essere per forza decisioni di carattere nazionale. Soprattutto, però, l’autentico e imperituro modello italiano rifulge nel principio – già ben rappresentato da uno sketch dell’indimenticabile Gigi Proietti nei panni dell’avvocato difensore – secondo cui, quando i contagi scendono, è merito del governo, ma quando risalgono è sempre colpa dei cittadini.

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