La civiltà della quarantenaI dati di Google sugli spostamenti mostrano che i cittadini sono più responsabili del governo

La politica fatica a trovare soluzioni efficaci e gestisce male le comunicazioni. Gli italiani hanno però interiorizzato la necessità di ridurre i movimenti, i dati aggregati segnalano un comportamento generale disciplinato e conforme alle regole

Cecilia Fabiano/ LaPresse

Mentre la politica discute, i cittadini riducono gli spostamenti per proteggersi dal Coronavirus.

Le cronache delle ultime settimane hanno mostrato un aspro conflitto fra il governo e le Regioni in merito alle restrizioni da adottare e all’inclusione di ciascuna di queste ultime nelle aree che hanno colorato il nostro Paese, a partire dal Dpcm dello scorso 3 novembre.

Nel contempo, le televisioni rilanciavano immagini di metropolitane e lungomare affollati, a rimarcare una comprensibile ma crescente pandemic fatigue, responsabile della minore attenzione con cui l’Italia sembrava affrontare la seconda ondata, dopo i mesi estivi e le libertà che le vacanze hanno riportato ad apprezzare.

La lettura dei dati degli spostamenti del mese di novembre, messi a disposizione da Google e qui di seguito presentati, paiono invece evidenziare che la maggioranza degli italiani si è dimostrata ancora una volta capace di proteggersi e di variare il proprio comportamento, a dispetto dei segnali contrastanti ricevuti.

Lo strumento che dall’inizio dell’emergenza sanitaria Google ha reso pubblico – il Mobility Report – ci consegna la fotografia di un Paese in cui le variazioni degli spostamenti corrispondono in buona misura alla diversa colorazione delle aree regionali e testimoniano la percezione della serietà del momento, insieme al ritorno di un atteggiamento cauto nei confronti dei trasporti, del tempo libero e di una diversa modalità di lavoro.

I dati che Google utilizza, anonimi e in forma aggregata, sono quelli di cui ciascuno può rendersi conto, per esempio cercando sul motore di ricerca un qualunque supermercato e osservando l’andamento delle persone di solito presenti, persino quanti sono lì in quel momento.

Introdotta prima del Covid, la funzionalità sembra pensata apposta per segnalare possibili code e assembramenti. Allo stesso modo, ciascuno può, qualora abbia attivato la funzione e sia in possesso di un account Google, ripercorrere i propri movimenti attraverso la funzione “Cronologia delle posizioni”, che permette di scorrere gli “Spostamenti di Google Maps”.

Tutti questi dati, prodotti dalla geolocalizzazione degli smartphone, se a livello individuale invitano ad adottare la massima sicurezza nei confronti dei dispositivi e delle credenziali usate per accedervi, rende però possibile – a livello aggregato – l’analisi della mobilità di un territorio e lo studio degli effetti delle restrizioni.

L’Italia nel suo complesso ha vissuto una variazione dei movimenti nel mese di novembre rispetto ai due mesi precedenti riassumibili con questi valori:

– Meno 40% di visite a centri commerciali e spazi dedicati al tempo libero;

– Meno 10% a farmacie e negozi di alimentari;

– Meno 19% nei parchi;

– Meno 47% di spostamenti verso stazioni di treni e autobus;

– Meno 31% verso i luoghi di lavoro;

– Più 15% di movimenti nell’ambito di aree residenziali.

Le Regioni rosse presentano scostamenti di gran lunga superiori alla media italiana (con l’eccezione lombarda delle visite ai parchi, che vede un semplice -10%): in particolare la Provincia Autonomia di Bolzano e la Valle d’Aosta sono le aree in cui i cittadini hanno modificato in misura maggiore il proprio comportamento. L’Alto Adige, ad esempio, ha presentato i seguenti valori:

– Meno 63% di visite a centri commerciali e spazi dedicati al tempo libero;

– Meno 23% a farmacie e negozi di alimentari;

– Meno 49% a parchi;

– Meno 45% di spostamenti verso stazioni di treni e autobus;

– Meno 39% verso i luoghi di lavoro;

– Più 20% di presenze nelle aree residenziali.

Se le Regioni arancioni si collocano in una posizione intermedia, spiccano, fra le Regioni gialle, i dati della Campania, i cui cittadini paiono avere interiorizzato nella variazione dei propri spostamenti le delicate scelte che i livelli istituzionali hanno tardato a concordare:

– Meno 55% di visite a centri commerciali e spazi dedicati al tempo libero;

– Meno 16% a farmacie e negozi di alimentari;

– Meno 50% a parchi;

– Meno 59% di spostamenti verso stazioni di treni e autobus;

– Meno 43% verso i luoghi di lavoro;

– Più 19% di presenze nelle aree residenziali.

Qualcuno ricorderà, prima dell’emergenza sanitaria – quando le burle facevano ancora ridere – che un ragazzo a Berlino aveva mandato in tilt i sistemi di geolocalizzazione di Google trascinando una carriola di smartphone, con ciò portando Google Maps ad indicare che, in quella località, vi era un traffico inestricabile.

Interessanti per valutare gli effetti dei provvedimenti e il comportamento delle persone, i dati di Google, che registrano il passato, non possono però che fornire un semplice supporto a decisioni che, dovendo influenzare un futuro fatto di settimane delicate come quelle che precedono il Natale, richiedono tanto la prudenza della politica quanto il senso di responsabilità di ciascuno.

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