Il valore dell’accoglienzaL’appello di Refugees Welcome Italia: aprire le porte ai rifugiati per passare un Natale diverso

Basta avere una camera in più per accogliere una persona che fugge da carestia, guerra e povertà. E cambiare, in meglio, con la mente aperta il proprio 2021

Nuove radici

Blessing ha 22 anni, nel 2017 è arrivato dalla Nigeria. Dopo un anno nel Centro di accoglienza gestito dall’Arci a Carovigno vicino Brindisi, ha trovato Alessia e Lorenzo che gli hanno aperto la porta della loro casa. Brice ha 28 anni, tre anni fa è arrivato in Italia dal Camerun. Brice, che gestisce un atelier di moda e ama definirsi «sarto di professione e parrucchiere per hobby», da maggio vive a casa di Ada a Mola vicino a Bari. Quando Mamadou è arrivato in Italia dalla Guinea tre anni fa, era ancora minorenne. Dopo essere stato parcheggiato a lungo nei Centri di accoglienza per minori la scorsa estate è andato ad abitare ad Imola a casa di Anna e di suo figlio Nicola, quasi coetaneo di Mamadou: «La prima cosa che ho fatto è stata introdurlo nella compagnia dei miei amici».

In questi tempi cupi, queste tre storie sembrano avere il lieto fine natalizio che sarebbe piaciuto a Charles Dickens. Hanno un senso di redenzione che potrebbe farci dimenticare, almeno per un momento, almeno per oggi, l’Italia cattiva dei porti chiusi, del dimentichiamoli a casa loro, dei luoghi comuni più retrivi di chi pensa che le porte agli stranieri sia sempre meglio tenerle chiuse a doppia mandata.

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