Il giusto modelloCosì la finanza potrà contribuire a far uscire l’Italia dalla crisi

Di fronte all’emergenza da coronavirus è emersa una vecchia e pericolosa abitudine: quella di affidarsi alla mano dell’intervento pubblico. Al contrario, come sostiene Stefano Caselli in “La grande tentazione” (Egea) è meglio sfruttare la potenza di banche e mercati, gli unici capaci di moltiplicare risorse, idee ed energie

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da Pxhere

Quali strategie impiegare per raccogliere ingenti risorse finanziarie e impiegarle nel modo giusto affinché l’economia possa ripartire subito? Questa è la sfida occorsa in seguito allo scoppio della crisi da Covid-19. Ed è questa l’origine della discussione sui coronabond e della necessità di proporre risposte convincenti.

Su quest’ultimo punto è necessario fare chiarezza, distinguere i diversi piani di analisi e proporre delle soluzioni tecniche utilizzabili nel mercato. Un primo elemento di discussione è legato a come emettere nuovo debito a livello centrale, visto che la riduzione del PIL di vari Paesi europei e l’esigenza di più ampie risorse porterà a un ulteriore indebitamento.

La scelta di «marchiare» questo nuovo debito con un’etichetta specifica non è solo di natura simbolica, ma apre la strada alla necessità di un’Europa più forte e presente. Per quello che può valere, se l’Italia fosse arrivata allo scoppio della crisi da Covid-19 con un livello di debito differente, forse la strada verso gli eurobond sarebbe stata più agevole. Il Recovery Fund è un primo passo significativo in questa direzione. Cioè di una flessibilità coerente con i bisogni dei singoli Stati.

Un secondo livello di ragionamento mette in luce scelte di politica economica che possono interagire con la forza d’urto dell’allargamento del debito nazionale, amplificandola. Un primo esempio è rappresentato dalla proposta, lanciata nei mesi scorsi dal governo italiano, di offrire, entro certi limiti, garanzie alle banche che garantivano finanziamenti alle imprese.

Si tratta, almeno nell’immediato, di una strada corretta per gestire il tema della liquidità, ma tuttavia esposta a limiti che si manifesteranno nel corso del tempo: una volta concessi, i finanziamenti bancari appaiono immediatamente nella Centrale dei rischi di Banca d’Italia e peggiorano il rating delle aziende.

Inoltre, un numero elevato di finanziamenti bancari significa che, in caso di futuro default di un’impresa, il conto dovrà essere pagato dalle banche e dallo Stato che ha prestato garanzia, con conseguente aumento del debito pubblico.

Ma esiste anche una strada differente: quella di utilizzare il mercato finanziario, con la sua enorme liquidità, permettendo alle imprese di utilizzare debito di maggiore qualità e a maggiore scadenza rispetto ai sei anni previsti per l’ottenimento della garanzia pubblica sui prestiti bancari.

Come può essere usato il mercato finanziario per stimolare la ripartenza? Esistono numerosi esempi di trasferimenti di risorse attraverso la creazione di bond, per un utilizzo che risponda a un criterio specifico.

Ma occorre far chiarezza. Due sono infatti le soluzioni presenti sul mercato: i catastrophic bond (detti, cat bond) e, i resilience bond, che appartengono a una famiglia finanziaria meno nota.
I primi hanno una storia consolidata e prevedono la raccolta di risorse in caso di determinati eventi negativi di vasta portata (un uragano, un terremoto o una pandemia), con una logica quasi assicurativa. Complessivamente, a livello mondiale ne sono stati emessi per 118 miliardi di dollari, di cui 11 miliardi nel 2019.

A differenza dei catastrophic bond, i resilience bond hanno una funzione «a posteriori», ed è quella oggi necessaria: a evento catastrofico avvenuto, questi titoli sono dedicati a raccogliere risorse per raggiungere un determinato obiettivo di risanamento o di ricostruzione e per evitare che si verifichino nuovi disastri.

Vari esempi ci arrivano dagli Stati Uniti, come i bond per la ricostruzione di molte abitazioni dopo l’uragano Sally (2012) emessi per 125 milioni di dollari a New York o ancora per lo Spaulding Rehabilitation Hospital a Boston e l’Environment and Natural Resources 2 Building in Arizona.

Anche la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha da poco lanciato resilience bond dedicati a gestire i danni del cambiamento climatico, creando un filone all’interno di quello più generico dei green bond, che vantano un mercato a livello mondiale di 750 miliardi di dollari.

Sempre nell’ambito dei resilience bond ritroviamo tutte le forme sia di social sia di impact bond, tese a correggere uno squilibrio forte che si verifica nel sistema economico. La stessa CDP all’inizio del 2020 ha lanciato con grande successo di mercato un social bond, chiamato bond unsecured, dedicato al tema della disastrata edilizia scolastica.

È questa la strada da percorrere per riemergere dalla fase critica che stiamo vivendo e per rilanciare l’economia con risorse mirate, direttamente dedicate alle imprese. L’attuale contesto economico-sociale evidenzia ancora una volta la necessità di applicare al più presto i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, approvati nel 2015 da più di 150 leader internazionali, per promuovere occupazione, uguaglianza e crescita.

Le soluzioni finanziarie proposte devono quindi inserirsi in questo filone, cercando di attrarre le risorse degli investitori spinti sia da finalità sociali, sia dalla ricerca di un minimo rendimento in un mercato abbondante di liquidità ma avaro di redditività.

da “La grande tentazione. Perché non possiamo rinunciare a banche e mercati”, di Stefano Caselli, Egea editore, 2020, 187 pagine, 17 euro