Costi e beneficiQuanto perderà il Regno Unito senza l’Erasmus e perché non ha rinunciato a Horizon Europe

Il report dello Universities UK International segnala che senza il programma di scambi culturali l’economia britannica perderà almeno 420 milioni di sterline generati dall’arrivo nel Paese degli studenti europei in Gran Bretagna

Pixabay

Il Regno Unito è fuori dal progetto Erasmus. Agli studenti inglesi, gallesi e scozzesi è stata già proposta un’alternativa, il Turing Scheme, dal nome del pioniere britannico dell’informatica. Ma a quale prezzo? La sostituzione del programma Erasmus Plus costerà al Regno Unito almeno cento milioni di sterline nel 2021-22.  Eppure il premier inglese Boris Johnson aveva rassicurato tutti il 15 gennaio 2020: «Non c’è nessun pericolo per l’Erasmus, continueremo a partecipare». In quell’occasione l’Associations of Colleges twittò che 100 istituti avevano ricevuto circa 77 milioni di euro (66 milioni di sterline) per finanziare più di 30 mila tirocini tra il 2014 e il 2020.

Rimanere nel programma sarebbe stato fondamentale sia per garantire una possibilità agli studenti, ma anche per ragioni economiche. Lo scorso anno lo Universities UK International (Uuki) ha pubblicato un report in cui è emerso che l’appartenenza all’Erasmus ha fatto guadagnare all’economia britannica 420 milioni di sterline grazie all’arrivo degli studenti Ue nel Regno Unito. Se da una parte quindi si celebra il Turing Scheme come una soluzione ai costi elevati dell’Erasmus, ci si domanda poi se il governo abbia anche pensato agli studenti incoming: per quelli locali infatti, così come si legge nelle dichiarazioni del segretario all’istruzione Gavin Williamson «le possibilità di studio all’estero aumenteranno», per gli altri in entrata invece al momento non sono previsti fondi. Le università britanniche perderanno così una importante fonte di reddito e ci si aspetta ora una strategia efficace per rispondere alla previsione di questo buco nel bilancio nazionale.

Gli effetti del mancato Erasmus preoccupano anche l’ex premier Gordon Brown, che ha chiesto a Johnson di ripensarci. La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon è stata più caustica, parlando di «vandalismo culturale». Con toni diversi la pensa allo stesso modo anche l’Irlanda del Nord che grazie agli accordi firmati con Bruxelles potrà continuare con il programma. A dare una mano ci ha pensato il governo irlandese. Tradotto: Dublino pagherà le borse di studio degli studenti nordirlandesi, e l’idea di una Irlanda unita si fa sempre più forte. Il ministro irlandese per l’istruzione Simon Harris parla di un investimento sulla formazione degli studenti, raggiunto a un costo relativamente contenuto di 2 milioni di euro all’anno.

La comunità scientifica britannica tira un sospiro di sollievo: il Regno Unito saluta l’Erasmus, ma si tiene stretti i finanziamenti del programma Horizon 2020. E immaginare il contrario sarebbe stato complicato. Gli Stati europei che hanno più beneficiato dei fondi per la ricerca, messi a disposizione dall’Ue nel periodo 2014-2020, sono infatti Germania, Regno Unito e Francia che hanno ricevuto oltre 22 miliardi di euro, aggiudicandosi circa il 40 per cento del totale a disposizione. Numeri enormi, soprattutto se messi a confronto con il miliardo ricevuto insieme da Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania, evidenziando ancora una volta il divario nella ricerca scientifica tra l’ovest e l’est dell’Europa.

Fa discutere però l’effettivo apporto del Regno Unito, perché avrà anche ricevuto il 12 per cento (oltre 7 miliardi di euro) del denaro di Horizon 2020, ma il suo contributo medio al bilancio complessivo dell’Ue è stato soltanto dell’11 per cento. Un dato deludente paragonato alle percentuali della Germania che, a fronte del 15 per cento ricevuto, ha restituito al budget comunitario il 20 per cento.

Inoltre, dei quasi 7 mila ricercatori sovvenzionati dal Consiglio europeo della ricerca (Erc), circa un quinto (1.283) sono britannici. Perdere questi benefici avrebbe sferrato un colpo durissimo alla ricerca del Regno Unito e non stupisce l’entusiasmo espresso da Vivienne Stern (Uuki) pochi minuti dopo il raggiungimento dell’accordo sulla Brexit: «Il fatto che aderiamo a Horizon è la più grande vittoria per la comunità scientifica da una parte e l’altra della Manica».