Copyright e privacyLa lettera a Conte: l’Agcom controllerà i messaggi di Telegram?

Nell’iter di recepimento della direttiva Ue, l’Italia ha approvato a una disposizione che estende le competenze dell’Autorità ai servizi di messaggistica. Parlamentari, esperti ed esponenti della società civile chiedono al presidente del Consiglio di differenziare tra servizi di condivisione di contenuti e comunicazione personale

(Pixabay)

Signor Presidente,
l’evoluzione tecnologica e i modi in cui oggi si producono, diffondono, e fruiscono opere e materiali culturali e creativi hanno reso necessario un aggiornamento di come tuteliamo il diritto d’autore e i diritti connessi. L’Europa è per questo intervenuta lo scorso anno con una direttiva (2019/790) che gli Stati membri devono adesso trasporre negli ordinamenti nazionali.

Cos’è successo, però, nel frattempo? In sede di conversione del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, è stata approvata una disposizione che estende le competenze dell’AGCOM ai servizi di messaggistica che utilizzano indirettamente risorse di numerazione locale per compiere violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi. Lasciando così intendere che l’Autorità possa monitorare anche i servizi di comunicazione interpersonale.

La direttiva europea ha già chiarito che questi servizi devono restare fuori dai controlli. Ma allora cosa potrà e dovrà realmente fare e non fare l’Agcom in forza di questa disposizione?

Noi pensiamo che ci sia una bella differenza tra servizi di condivisione di contenuti e messaggistica personale. Se ha senso che qualcuno domani controlli se ci sono canali Telegram con migliaia di utenti “one-to-many” che magari diffondono articoli di giornale violando il diritto d’autore, non sarebbe assolutamente accettabile che qualcuno venisse a verificare se, magari sempre su Telegram, ci stiamo scambiando un articolo di giornale con un amico.

La disposizione introdotta nel decreto-legge non è chiara su questo, e come capirà non si tratta di una questione marginale o di poco conto. Non possiamo certo accettare che qualcuno acceda alla nostra corrispondenza privata (online), o controlli i nostri messaggi personali sui vari canali social. In palese contrasto con l’articolo 15 della Costituzione, che garantisce l’inviolabilità della corrispondenza “e di ogni altra forma di comunicazione”, che non è più – da parecchi anni ormai – solo la busta che ci arrivava nella buca delle lettere.

Quindi, mentre c’è una normativa europea che ha cercato un punto di equilibrio e bilanciamento tra diritti tutti ugualmente meritevoli di tutela, è importante avere conferma che non stiamo facendo fughe in avanti nella direzione sbagliata.

Abbiamo per questo deciso di scriverle – come parlamentari, esperti e rappresentanti di organizzazioni della società civile – per attirare la sua attenzione su una questione tanto delicata e contribuire così a rassicurare le cittadine e i cittadini italiani sulla difesa di una loro libertà fondamentale costituzionalmente garantita.

Grati sin d’ora per la sua attenzione, porgiamo cordiali saluti,

Alessandro Fusacchia, deputato, co-fondatore di Movimenta
Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati
Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità
Giulio De Petra, direttore del Centro per la Riforma dello Stato
Patrizia Feletig, presidente di Copernicani
Federico Ferrazza, direttore di Wired
Alessandra Carbonaro, deputata
Paolo Lattanzio, deputato
Rossella Muroni, deputata
Erasmo Palazzotto, deputato
Lia Quartapelle, deputata

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