I due lati della siringaLo scetticismo dei francesi e l’entusiasmo dei tedeschi per la vaccinazione anti-covid

Secondo un sondaggio pubblicato su Le Journal du Dimanche solo il 44% dei transalpini vuole sottoporsi alla immunizzazione, la Germania invece ha una delle percentuali più favorevoli: il 32% dei suoi cittadini lo vuole il prima possibile

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Lo scetticismo nei confronti dei vaccini contro il Covid-19 potrebbe ritardare, in diversi Paesi europei ma in particolare modo in Francia, la fine della pandemia. Un sondaggio pubblicato dal quotidiano Le Journal du Dimanche ha evidenziato come appena il 44 per cento dei francesi intende sottoporsi alla vaccinazione e solamente il 13 per cento dei cittadini si dichiara certo di volerla fare. Il 56 per cento degli intervistati non ha intenzione, almeno in questo momento, di farsi vaccinare e a pesare su questa scelta potrebbero essere alcuni scandali che hanno riguardato la sanità francese negli ultimi anni, tra cui alcuni che hanno coinvolto i vaccini. Altri temono che il veloce sviluppo dei preparati possa averne inficiato la qualità o che ci siano effetti collaterali a lungo termine.

La Francia, secondo un sondaggio realizzato da Wellcome Global Monitor, è tra le nazioni più scettiche per quanto concerne i vaccini. Una tendenza legata a un alto livello di sfiducia nei confronti del governo e dei politici e rinforzato da una serie di scandali. Alla metà degli anni Ottanta diversi emofiliaci ricevettero trasfusioni da parte di pazienti sieropositivi e lo Stato venne  accusato di responsabilità. Negli anni Novanta venne sospeso, tardivamente, un programma di vaccinazione contro l’Epatite B nel timore di possibili effetti collaterali. Nel 2009 meno del 10 per cento dei cittadini accettò di vaccinarsi contro l’influenza suina temendo conseguenze alla salute e il governo venne accusato di aver sperperato i fondi pubblici. 

Il governo francese ha cercato di colpire il movimento anti vaccini redigendo, nelle ultime settimane, un disegno di legge che avrebbe dovuto garantire al governo, nell’ambito di una crisi sanitaria, il potere eccezionale di bandire i non vaccinati dai mezzi di trasporto e da alcuni luoghi pubblici. Il testo ha generato controversie ed è stato attaccato dalle opposizioni provenienti da tutto lo spettro politico e il Ministro della Salute Olivier Véran, nel tentativo di raffreddare gli animi, è stato costretto a ritirarlo momentaneamente. Il timore di alcuni è che, paradossalmente, il provvedimento avrebbe potuto rinforzare il movimento anti-vaccini.

La discriminazione nei confronti di chi rifiuta un trattamento sanitario è un tema molto scivoloso, in grado di dare vita ad aspri dibattiti e dall’incerta copertura a livello costituzionale. Da un lato c’è la necessità di sconfiggere il Covid-19 e di riportare la vita di tutti alla normalità mentre dall’altro è molto difficile imporre un trattamento sanitario a milioni di recalcitranti, se non ricorrendo alla forza. Il paradosso è che l’enorme sforzo fatto dalla comunità scientifica mondiale per elaborare vaccini efficaci possa, sostanzialmente, perdersi nel proverbiale bicchier d’acqua. 

Nel Vecchio Continente è la Germania ad avere una delle percentuali più alte di chi è desideroso di ricevere la vaccinazione. Due terzi dei tedeschi, secondo un sondaggio di YouGov, vuole essere vaccinato contro il coronavirus e il trentadue per cento vuole che ciò avvenga il prima possibile. Più cauto il trentatré per cento del campione, che è in favore del vaccino ma che vuole prima vedere quali effetti collaterali genererà sugli altri. Il diciannove per cento è drasticamente contrario mentre il sedici per cento è indeciso. L’entusiasmo cresce con l’aumentare dell’età e raggiunge il settantuno per cento tra chi ha più di 55 anni mentre scende al 54 per cento nella fascia di età tra i 18 ed i 24 anni. Tra i più riluttanti ci sono i sostenitori del partito di destra radicale Alternativa per la Germania.

Un sondaggio realizzato dal Centro di Indagini Sociologiche spagnole (CIS) ha messo in evidenza che il consenso riscosso dal vaccino, in Spagna, è in aumento e solamente il ventotto per cento degli intervistati ha dichiarato di non volersi sottoporre al trattamento. Secondo i dati il rifiuto del vaccino è presente tra chi ha una bassa percezione del rischio e, come è facile pensare, tra chi ha un’ideologia cospirazionista. Più del quaranta per cento degli spagnoli vuole vaccinarsi il prima possibile, il sedici per cento preferisce rimandare e valutare prima gli effetti collaterali mentre crolla, nel mese di novembre si era al quarantasette per cento, il numero di chi valuta negativamente il prodotto. Gli annunci di Pfizer e Moderna sembrano dunque essere riusciti a rassicurare sempre più persone.

Gli sforzi fatti dal governo russo per promuovere il vaccino anti-Covid Sputnik V non sembrano aver avuto successo. Un sondaggio realizzato alla fine di ottobre dall’istituto indipendente Levada Center ha scoperto che il cinquantanove per cento dei russi non intende farsi vaccinare qualora la vaccinazione sia libera in volontaria, una percentuale in crescita del 4 per cento rispetto al mese di agosto. Ancora più preoccupanti sono i dati presentati da Russia Unita, il partito del Presidente Vladimir Putin, secondo cui il settantatré per cento dei cittadini non intende farsi vaccinare. Qualora queste percentuali si concretizzassero la batosta per il Cremlino sarebbe evidente e non è ancora chiaro come Putin potrebbe agire per limitare i danni.

L’immunità di gregge sembra piuttosto lontana in Svezia. Solamente il quarantasei per cento degli svedesi vuole essere vaccinato, secondo un recente sondaggio di Novus, mentre il ventisei per cento non vuole farlo. Le autorità sanitarie si augurano che la percentuale dei sostenitori del vaccino possa crescere con il passare del tempo ma gli scettici dovranno comunque essere persuasi in qualche modo. A non aiutare potrebbe essere la strategia implementata dalla Svezia per fronteggiare la pandemia. L’assenza di un lockdown e una maggiore diffusione del virus a livello nazionale potrebbero aver abituato e assuefatto, in un certo senso, gli svedesi alla presenza della malattia.

In Italia la grande maggioranza delle persone, come emerso da un sondaggio realizzato da Emg-Different/Adnkronos alla metà di dicembre, è intenzionata a sottoporsi alla protezione immunitaria. Il settantasette per cento del campione mostra una certa disponibilità. Il trentaquattro per cento si vaccinerebbe subito mentre il quarantatré per cento preferirebbe aspettare qualche mese. La percentuale di chi è disponibile tra gli over 55 raggiunge proporzioni bulgare e supera il novanta per cento mentre tra gli under 35 è del sessantatré per cento. Molto alta l’adesione al Nordovest e al Centro mentre decisamente più bassa al Sud (sessantacinque per cento) e nelle Isole (settantuno per cento). Solamente il diciannove per cento del campione rifiuterà il vaccino a prescindere.

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