Il buono, l’establishment e il cattivoChi sono (e cosa pensano) i tre candidati leader della Cdu che vogliono succedere a Merkel

Oggi si apre il congresso per eleggere online il prossimo segretario del partito cristiano-democratico. Ma il favorito per raccogliere la pesante eredità della Cancelliera uscente è il governatore della Baviera, membro della formazione gemella: la Csu

LaPresse

Oggi e domani il congresso della CDU, lo storico partito di centro-destra tedesco, eleggerà in forma virtuale un nuovo segretario, terminando la segreteria di Annegret Kramp-Karrenbauer e sancendo il primo atto ufficiale dell’uscita di scena di Angela Merkel. 

I delegati si riuniranno online per eleggere un nuovo leader tra i tre candidati: Armin Laschet, Friedrich Merz e Norbert Röttgen. Dopo due donne alla guida (una delle quali sarà a lungo associata all’idea stessa di Germania), sarà dunque un uomo il prossimo leader dei cristiano-democratici. L’investitura ufficiale, però, si avrà solo tra una decina di giorni: i voti andranno infatti validati per posta, e servirà qualche giorno per una verifica definitiva.

I tre contendenti rappresentano modi molto diversi di intendere il partito, e prenderebbero direzioni a volte antitetiche in caso di vittoria. Friedrich Merz, ad esempio, ha costruito tutta la sua identità politica in contrapposizione ad Angela Merkel. Europarlamentare nel periodo ’89-’94, e deputato al Bundestag dal ’94 al 2009 (capogruppo dal 2000 al 2002), si è poi ritirato dalle scene, lavorando come avvocato aziendale. Nel 2018 è tornato, candidando al congresso CDU per fronteggiare Kramp-Karrenbauer, delfina merkeliana poi risultata vincitrice. Merz è il candidato di destra: non soltanto ha posizioni molto conservatrice su diritti civili, immigrazione e identità culturale, ma anche economicamente ha posizioni più legate al liberismo classico e rappresenterebbe una rottura con la linea centrista su cui la Cancelliera ha portato la CDU.

Merz, tra l’altro, ha lavorato in passato per entrambi gli altri candidati, come consigliere per la politica economica nello staff di Röttgen durante le elezioni in Nordrhein-Westfalen nel 2012 e come commissario per la Brexit per lo stesso Land nel 2017, sotto il governo di Laschet.

Proprio Laschet rappresenta invece l’uomo più legato all’establishment. È l’attuale governatore del Nordrhein-Westfalen, e con lui si sono schierati diverse figure note del partito: la stessa Kramp-Karrenbauer ha manifestato sostegno per la sua candidatura, mentre Manfred Weber, eurodeputato del partito sorella CSU e capogruppo del Partito Popolare al Parlamento Europeo, in una sua recente dichiarazione di supporto ha espresso bene la linea su cui si attesta la candidatura di Laschet. Secondo l’europarlamentare per la CDU è necessario «continuare nel percorso di Angela Merkel», e questo significa «essere al centro» ed «essere il partito dell’Europa», dando «continuità» al lavoro degli ultimi anni. In caso di elezione, infatti, sarebbe lecito attendersi da Laschet il pragmatismo centrista e moderatamente riformista che ha caratterizzato Angela Merkel. 

Tra questi due poli c’è la candidatura di Norbert Röttgen, attuale presidente della commissione esteri del Bundestag. Perfettamente integrato nel partito ma senza essere identificato con l’establishment come Laschet, nel suo programma mette in chiaro il suo posizionamento europeista e atlantista, e fa riferimento «all’immagine cristiana dell’essere umano» come un «concetto universale» che può fungere da guida per l’economia sociale di mercato e per l’ecologia. Inoltre, Röttgen ha spesso sottolineato la necessità di un ricambio interno alla CDU, tanto in termini anagrafici quanto di composizione di genere. Il suo profilo non lo pone troppo in contraddizione con la storia recente del partito, ma l’accento sul ricambio, oltre che su temi come digitalizzazione e ambiente, unito al fatto che molti leader stanno schierandosi con Laschet, gli permette di proporsi come volto nuovo nonostante la sua storia sia a tutti gli effetti quella di un uomo di partito. 

Le diverse identità dei candidati avrebbero anche effetti molto diversi in ottica di alleanze di governo. Con Merz, ad esempio, il rischio di isolamento per la CDU potrebbe essere più concreto: è difficile immaginarlo trattare con la SPD per ricostituire la Große Koalition, e al tempo stesso le sue posizioni sui diritti civili non lo rendono particolarmente apprezzato dai Verdi. Röttgen e Laschet, dal canto loro, potrebbero riuscire più facilmente a dialogare con i socialdemocratici, ma potrebbero trovare interlocutori interessanti anche nei Verdi, soprattutto se questi dovessero crescere come sembra dai sondaggi. 

Tuttavia, stavolta non è così sicuro che il leder della CDU sarà anche il candidato cancelliere, come consuetudine. La popolarità di Markus Söder, governatore della Baviera, è aumentata enormemente durante la pandemia, e questo potrebbe giocare contro le aspirazioni del prossimo segretario. Anche Jens Spahn, Ministro della Salute sconfitto al congresso del 2018, sta beneficiando dall’esposizione mediatica dell’ultimo anno (proprio qualche giorno fa, ad esempio, il segretario della giovanile del partito lo ha definito la scelta più adatta per la cancelleria). Anche per sfruttarne il consenso, Laschet ha annunciato di voler nominare Spahn suo vice in caso di vittoria; ma se le condizioni saranno favorevoli, il giovane Ministro potrebbe aspirare a qualcosa di più.

Secondo un sondaggio pubblicato il 7 gennaio da Infratest-Dimap, Merz sarebbe l’opzione più gradita dagli elettori, con il 27%. Il vantaggio è stretto (sia Röttgen che Laschet seguono al 25%), ma si allarga se si considerano i soli elettori CDU: il 27% di questi dichiara di preferire Merz, contro il 22% di Röttgen e il 18% di Laschet. 

Laschet, partito favorito, ha poi perso sempre più terreno anche a causa delle critiche ricevute per la gestione della pandemia nel suo Land. È incerto se gli endorsement di peso ricevuti negli ultimi giorni basteranno a portare dalla sua parte la maggioranza dei 1000 delegati che voteranno online. Se così non dovesse essere, la CDU vedrà presto un cambio di linea politica che potrebbe portarla oltre il solco del merkelismo.