Proud BoyConte, il leader fortissimo di tutti gli «o la va o la spacca», perde la maggioranza e si fa il partito

Il presidente del Consiglio ha ascoltato Casalino e Travaglio, i suoi due Bismarck, e affronterà l’Aula. Potrebbe fare la fine di Prodi che perse per un solo voto. Oppure continuare senza Renzi fra i piedi, tirando a campare con la signora Mastella e qualche forzista che alla bisogna si trova sempre

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Giuseppe Conte è pronto alla raffinata strategia del «o la va o la spacca»: o ottiene una maggioranza giallorossa striata d’azzurro (i neo-responsabili di matrice belusconian-mastelliana che – come ha detto ieri sera Goffredo Bettini – «si paleseranno») o va sotto e dunque a casa per sempre. Una roulette russa che nemmeno Robert De Niro nel Cacciatore: ma evidentemente sembra a lui la strada migliore e in un certo senso più eroica, morire al Senato come Giulio Cesare o più prosaicamente come Romano Prodi, che perse per un solo voto, di un carneade diniano. Oppure continuare a vivere senza più Matteo Renzi fra i piedi, tirando a campare con la signora Mastella e qualche forzista che alla bisogna si trova sempre.

I margini di mediazione sono saltati. Matteo Renzi oggi ufficializza la rottura con le dimissioni di Teresa Bellanova e Elena Bonetti e spiegherà che la colpa del crac non è del Recovery Plan – ieri approvato dal Consiglio dei ministri – ma di un problema politico a monte, l’incapacità dell’avvocato di prospettare l’Italia post-pandemia (senza sorvolare sulle défaillances nella lotta al Covid). Non c’è margine dunque. Conte lo ha capito definitivamente ieri mattina quando ha emesso la sentenza: se Renzi rompe non sarà mai più un alleato. Dichiarazione puntuta ma a doppio taglio, perché di fatto sega il ramo del Conte ter, cioè un governo nuovo ma con la stessa maggioranza di oggi.

E allora? Allora ha vinto l’asse Casalino-Travaglio, i due Bismarck che gli sussurrano all’orecchio «Conte, vai alla conta» che è d’accordo pure Nicola Zingaretti. E in effetti il Pd ha sentito nel proprio elettorato un umore molto ostile (eufemismo) alla campagna renziana e si è sintonizzato sulla frase che vola di bocca in bocca a sinistra ma anche a destra: ma sono pazzi a fare una crisi in piena pandemia? In questi giorni Bettini ha fatto la parte dei generali napoleonici che nelle battaglie leggevano le mosse degli avversari e le portavano a Bonaparte: ma a Waterloo sbagliarono tutto. In ogni casi stavolta il Pd ha scelto: va bene anche un governicchio azzurrognolo.

Ma è anche possibile che nella disfida di palazzo Madama Conte si trasformi in un attimo in un ex presidente del Consiglio che con la conta perderebbe anche la possibilità di un nuovo incarico. Una Waterloo personale e politica. Si aprirebbe così quella crisi al buio che il Pd ha sempre detto di voler evitare, e che potrebbe evitare se decidesse di andare a guidare il governo in prima persona. Ci vorrebbe molto coraggio. E capacità di convincere un Parlamento ancora molto grillinizzato. Ipotesi quasi impossibile.

Non è chiaro cosa pensi Sergio Mattarella. Può accettare che un governo si giochi la vita a testa o croce in un voto da 1X2 in quel posto strano che è diventato il Senato? Possibile che il presidente della Repubblica non tenti ancora di rimettere insieme quel che resta di una maggioranza che si sta frantumando senza che un cittadino normale riesca a rammentarne bene le ragioni? Possibile che accetti, se ci fossero i numeri, una specie di Conte2 bis con i responsabili al posto di Italia viva senza passare per il Quirinale, cioè che accetti senza battere ciglio una clamorosa operazione trasformistica da anni Settanta, ma dell’Ottocento?

In ogni caso, bisogna fare in fretta. Giunti a questo punto la storia si sta trascinando come quei film che non sanno come chiudere, se col lieto fine o la tragedia, e i protagonisti non capiscono se devono mostrarsi sorridenti o disperati. E c’è il rischio che il pubblico rivoglia i soldi. Che il bandolo sfugga di mano a tutti. Le elezioni non le vuole nessuno ma intanto l’avvocato del popolo ha preparato le carte: il suo partito si chiamerà Insieme. Ma insieme a chi?

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