I terrori dell’avvocatoConte non può più tirare a campare, ma non ha idea di come affrontare la crisi

Renzi vuole andare fino in fondo e liberarsi del presidente del Consiglio, mentre il partito di Zingaretti sembrerebbe aver scelto una posizione netta (sarebbe un evento), cioè puntare a ricostruire la maggioranza giallorossa ridefinendo programma e squadra di governo con lo stesso premier a palazzo Chigi. Ma è proprio il capo dell’esecutivo a non avere una sua strategia

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Quello che non si capisce è Giuseppe Conte. Cosa vuole fare, dopo il sipario che calerà stasera sul suo governo? Perché questa è la notizia attesa da giorni: al Consiglio dei ministri convocato per approvare il Piano per il Recovery fund le due ministre renziane Teresa Bellanova e Elena Bonetti si dimetteranno. E non per il dissenso sul Piano. C’è anche quello. Ma il Piano è solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, il problema essendo più di fondo, quello di un giudizio negativo di Italia viva sulla guida del governo e l’operato di diversi ministri di prima fascia. Renzi va dritto. Fermarsi non è possibile.

Contro il senatore fiorentino è partita una contraerea che nemmeno gli inglesi nel ’44. Senza esitare a trascinare Sergio Mattarella nella contesa politica. E i sondaggi (Swg) segnalano per Iv una gigantesca difficoltà, additata come responsabile delle prossime sciagure di un’Italia alle prese con l’alibi di una terza ondata. Ma al tempo stesso lo stesso sondaggio dà il Partito democratico sotto il 20, ormai con Fratelli d’Italia a una incollatura. E il Pd dice di non temere le elezioni?

Cosa succederà ora? Il premier sarà costretto a salire al Quirinale, in teoria per rassegnare le dimissioni ma il tam tam del Colle suggerisce un possibile rinvio di Conte alle Camere per verificare se ha ancora una maggioranza: l’indiscrezione va presa con le molle, se non altro perché ricorda troppo da vicino la tattica da kamikaze escogitata da un neofita della politica come Rocco Casalino, un futurista 2.0 che immagina di «asfaltare» (parola sua) Renzi in aula, rimuginando fra sé un broom-broom marinettiano per darsi la carica prima di spedire il suo Capo a raccattare qua e là le briciole gettate da vari neo-responsabili a caccia di prebende.

E quand’anche Conte riuscisse ad aggrumare una maggioranza senza Italia viva, non vorrebbe dire esporsi allo stillicidio di un Renzi ormai “libero”, oltre che di una destra forse ripresasi dall’ottundimento politico di questi giorni? Che vita farebbe, un Conte ter abbarbicato a Sandra Lonardo Mastella?

No, è più verosimile che l’avvocato rassegni le dimissioni e si apra una crisi normale, secondo le procedure di legge e la prassi – consultazioni da remoto ma pur sempre consultazioni – durante le  quali Conte punterà a succedere a se stesso, anche per battere un record: nessuno negli ultimi 50 anni ha guidato tre governi tranne due “mostri” come Andreotti e Berlusconi; ma certo nessuno per tre volte in tre anni.

Lui, l’avvocato, ha il terrore di infilarsi nel gran labirinto delle consultazioni, spesso e volentieri vere montagne russe imprevedibili, ma la sua speranza è che il Pd non lo tradisca. Il punto è proprio questo, infatti. Il partito di Zingaretti sembrerebbe aver scelto una posizione netta (sarebbe un evento), cioè puntare a ricostruire la maggioranza giallorossa ridefinendo programma e squadra di governo confermando Conte a palazzo Chigi ma “controllato” da qualche new entry del Nazareno come Andrea Orlando; e alternando con Renzi minacce e blandizie, fra le quali ovviamente l’offerta di qualche ministero a Italia viva (come al solito si parla di Maria Elena Boschi, sollevando dal torpore vari grillini che hanno subito protestato).

Il problema però è che non è affatto detto che Renzi debba per forza accettare il “pacchettone” offerto dal Pd e da Conte. L’uomo in questo frangente sembra scatenato. Lo fa per alzare la posta? È possibile. Ma forse siamo all’ennesima svolta nella vita di una legislatura nata male – l’éra scombinata dei gialloverdi – poi proseguita con un esecutivo sempre in affanno alle prese con una storia che si è annerita di pandemia e crisi sociale. E che ora imbocca un sentiero scosceso e imprevedibile.

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