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Il nuovo lavoroCome creare empatia emotiva nell’era della social distancing

Il distanziamento sociale e lo smart working impattano sulle relazioni interpersonali e professionali. L’esperta di hr, Stefania Capelli, spiega come creare coinvolgimento tra i dipendenti anche a distanza

(Unsplash)

Con il Covid-19 le nostre relazioni, personali e lavorative, sono cambiate per sempre. In questa nuova normalità stiamo imparando, non senza fatica, a fare a meno della comunicazione faccia a faccia, del contesto dal vivo, della presenza fisica, e al contempo a sperimentare nuove forme di contatto e di connessione. Non c’è dubbio che il lavoro da remoto e l’obbligo del distanziamento abbiano avuto un impatto significativo sul nostro benessere mentale, con conseguenze che è facile immaginare, anche in termini di rendimento e produttività. Così viene spontaneo chiedersi se è ancora possibile avere delle relazioni autentiche e di qualità sul lavoro e come riuscire a conciliare la social distancing con la creazione di empatia e di vicinanza emotiva tra le persone.

Nel workshop “Come creare empatia nella social distancing era”, organizzato da Phyd, Stefania Capelli, People & Communities Manager per Cisco Italia, risponde a queste domande, offrendoci interessanti spunti di riflessione su quello che sarà il next normal in azienda, quando l’epidemia di coronavirus sarà passata. Partendo dalla sua lunga esperienza nelle hr e dalla cultura aziendale di Cisco, che già dal 2005 sperimenta lo smart working, ci spiega quali sono i presupposti per mantenere vive, nonostante la distanza, le relazioni interpersonali all’interno del team di lavoro, tra leader e dipendenti, tra impresa e comunità, e come si può trasformare la complessità del presente in opportunità per il futuro.

Capelli sottolinea a tal fine l’importanza di mettere le persone al centro usando la tecnologia come mezzo per consentire loro di evolversi, di imparare, di fare squadra, di gestire liberamente il proprio tempo e il proprio operato. Nel mondo della pandemia non può più esserci spazio per individualismi, gerarchie o controllo. Al contrario, è il tempo dell’autonomia, dell’inclusione, del dialogo e del confronto. Bisogna comunicare di più e meglio, esercitando un ascolto attivo, anche se al momento solo virtuale, lasciare spazio alle idee e alle storie di valore. Ed è proprio su questo punto che la People & Communities Manager di Cisco insiste di più nel corso del workshop: è la consapevolezza di appartenere a un progetto umano non solo aziendale, di essere riconosciuti per le proprie capacità e di vedere che questi sono al servizio della società tutta, a generare senso, spingendo le persone in avanti e motivandole in un momento di crisi così profonda.

Per aiutarci a comprendere meglio come si può rendere un’azienda, piccola o grande che sia, un ecosistema aperto, Capelli racconta come Cisco Italia ha agito durante i mesi del lockdown e subito dopo, quali iniziative sono state intraprese per garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti e per mantenere con ciascun di essi un collegamento attivo nonostante il remote working. Ma fa molto di più, ci invita a immaginare il domani del mondo del lavoro, le competenze di cui avremo bisogno per essere resilienti, il luogo di lavoro, che non sarà più solo l’ufficio ma che non potrà essere neanche più il tavolo da pranzo di casa, il modello di crescita, sempre meno legata al profitto e più al benessere dell’intera comunità. Insomma, uno scenario ancora tutto in divenire che, tuttavia, è bene iniziare già definire.

Per approfondire queste tematiche, il workshop è disponibile online a questo link. Per guardarlo, è sufficiente registrarsi sul sito Phyd.

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