Il governo litiga sulla scuolaL’apertura slitta all’11 gennaio, ma le Regioni vanno in ordine sparso

Gli studenti delle superiori non torneranno in classe il 7 gennaio, neppure al 50%. La maggioranza, dopo una giornata caotica e uno scontro durissimo in consiglio dei ministri, anche su richiesta del Pd ha deciso di rinviare a lunedì il ritorno in classe

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Gli studenti delle scuole superiori non torneranno in classe il 7 gennaio, nemmeno al 50%. Dopo il «no» di 12 Regioni e anche quello del Partito democratico, il governo alla fine ha deciso di far slittare la riapertura delle scuole all’11 gennaio. La decisioni arriva alla fine di una giornata caotica, conclusasi con uno scontro durissimo nel consiglio dei ministri notturno. Ma è una scelta ipotetica: tutto dipenderà dal monitoraggio dei contagi di venerdì 8 gennaio. Soltanto le regioni che dovessero essere rosse, secondo le nuove regole dell’indice Rt approvate ieri, non riapriranno le superiori. Anche se al momento nessuna Regione è vicino alla soglia che costringerebbe gli studenti a continuare con la didattica a distanza.

Un altro compromesso sposta quindi in avanti la data del ritorno sui banchi degli studenti di licei, istituti tecnici e professionali: un milione e mezzo di ragazzi.

A porre la questione del rinvio, dopo che le Regioni una dopo l’altra avevano annunciato in ordine sparso le loro ordinanze per non riaprire il 7 gennaio, è stato il capo delegazione del Pd e ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di rinviare almeno al 15 gennaio la ripresa dell’attività in presenza per le scuole superiori visti i rischi di aumento dei contagi. Subito è arrivata la reazione dura delle ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, che hanno parlato di un rinvio «inaccettabile». La stessa posizione della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che nel pomeriggio aveva invitato le regioni «riflettere sulle conseguenze delle loro decisioni di rinvio per gli studenti e le famiglie», e dello stesso premier Conte, che domenica aveva ribadito che si doveva ripartire il 7.

Ma riaprire giovedì 7, dopo che le regioni già avevano spostato il calendario, sembrava ormai impossibile. Da qui l’idea di una mediazione avanzata dal ministro della Salute Roberto Speranza e dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia di un mini rinvio dal 7 all’11, giorno in cui entrano in vigore le nuove soglie per determinare le aree di rischio.

Ora bisognerà capire però quante regioni si adegueranno e quanti confermeranno le loro ordinanze che tengono le scuole superiori chiuse anche fino a febbraio. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche hanno già deciso di prorogare la didattica a distanza al 100% fino al 31 gennaio. In Campania si prevede invece un rientro a tappe fino al 25 gennaio.

Nel mezzo della confusione, che coinvolge studenti, professori, famiglie e presidi, i sindacati parlano «di decisioni estemporanee» del governo e chiedono di essere convocati. Crescono anche le petizioni e le proteste nelle scuole.