Clemente I, l’EradicatoreIl signorotto di Benevento è animato da una funesta furia dendromaca

Benché fuori dal suo spicchio di Campania non sposti più un granché (forse neanche il voto di sua moglie), Mastella si è esibito per qualche giorno come costruttore in chief. Eppure nella città di cui è sindaco si è distinto più che altro per la distruzione del verde pubblico

Marco Merlini / LaPresse

Da autoproclamato artefice dei costruttori a becchino del piano di salvataggio del governo. È durata l’espace d’un matin la stagione di ribalta mastelliana, alla cui mitopoiesi hanno contribuito negli ultimi giorni lo stesso ex guardasigilli e media osannanti del trasformista illuminato. Anche perché al buon Clemente non è di certo la parola “costruttore” ad attagliarsi perfettamente quanto il suo contrario “distruttore”. Distruttore, sia ben chiaro, di quell’area beneventana, dal cui perimetro sarebbe buona cosa non esorbitare. Il buon Clemente sposta poco e niente a livello nazionale (al massimo il voto al Senato di lady Sandra, che è però troppo navigata per non agire in piena autonomia) e il suo è tutto un potere da signorotto locale.

A Benevento, di cui è diventato sindaco il 20 giugno 2016, Mastella ha dato soprattutto prova della sua ben nota abilità di galleggiare nei mari agitati della politica locale, superando abilmente lo sfaldamento della sua stessa maggioranza e approfittando al contempo della blanda opposizione soprattutto del Pd. In una città, in cui, salvo rare meritevoli eccezioni, il giornalismo è così ossequioso verso le autorità locali da essere stato addirittura bacchettato come troppo istituzionale dal procuratore della Repubblica Aldo Policastri e come timido dall’arcivescovo Felice Accrocca, l’ex Dc, sempre volteggiante negli anni tra sinistra e destra, ha ingaggiato la madre di tutte le battaglie contro il verde pubblico.

Prima, sulla base di un semplice ordine di servizio, sono stati abbattuti 20 pini storici lungo il centrale Viale Atlantici tra il marzo 2019 e il gennaio 2020. Quindi, il 3 marzo del 2020 la Giunta con delibera n. 41 è arrivata a disporre il taglio e la sostituzione di oltre 350 alberi «presenti lungo il viale degli Atlantici, via Fratelli Rosselli e via Pacevecchia a salvaguardia della pubblica e privata incolumità». Ma a essere in pericolo non è affatto l’incolumità dei cittadini, ma il patrimonio storico e paesaggistico di un’intera zona urbana, che per la sua bellezza e importanza è sotto vincolo di Soprintendenza. E sotto tale vincolo sono anche i numerosi esemplari di Pinus Pinea quasi centenari, che costituiscono una sorta di bosco urbano, come li ha definiti il Comitato civico “Giù le Mani dai Pini”.

A giudicare della pericolosità degli alberi non sono stati certamente enti terzi, bensì la ditta napoletana Barretta Garden, che gestisce il servizio di manutenzione del servizio pubblico e che ha commissionato due ispezioni meramente visive e non già strumentali. Mentre la specifica Commissione di cinque esperti nominata con delibera giuntale, per quanto avesse al suo interno sia l’agronomo comunale sia quello dell’ufficio regionale territoriale, non certamente super partes, ha invocato un monitoraggio delle piante e degli apparati radicali e meno che mai ne ha decretato tout court l’abbattimento.

A questo si aggiunga che un arboricoltore di fama come Rocco Sgherzi, redattore per conto del Comitato civico di un parere preliminare, ha scritto nero su bianco che «gli alberi visionati, nella maggior parte dei casi, non presentano anomalie tali da comprometterne la stabilità nell’immediato» e «che, comparando il popolamento esaminato con altri vegetanti in condizioni assimilabili e con caratteristiche simili, è possibile prevedere un piano di verifiche di stabilità che possano fornire indicazioni affidabili circa la loro tenuta». Anche perché, continua Sgherzi, «va sottolineato che gli interventi di cura e gestione degli alberi non sono di grado urgente e possono essere programmati nell’ordinarietà della gestione del popolamento».

Insomma, per dirla in parole povere, un’autorevole smentita del pericolo sbandierato da Mastella e dai suoi gregari. Ne sono seguite negli ultimi mesi diffide del Comitato contro quanto disposto dalla Giunta ed esternazioni nervose del buon Clemente che, non amando essere contraddetto, ha detto sin da subito di «fottersene» del dato estetico e dei pareri contrari. Comunque al momento sembra essere tutto in stand by, anche perché il sindaco distruttore si è visto costretto a nominare in settembre un nuovo consulente tecnico nella persona di Giuseppe Cardiello, vicepresidente della Società Italiana Arboricoltori (SIA). Ma dopo quattro mesi non è dato ancora conoscere il risultato dell’ispezione.

A Mastella, insomma, resta solo la furia dendromaca (come sono lontani i tempi del culto degli alberi nella Benevento longobarda!) e la facile minaccia di querela a chi, ad esempio, gli ricorda che non si può destinare un finanziamento ministeriale di 7 milioni di euro per la riqualificazione delle periferie alla costruzione di un palazzo di cinque piani e megaparcheggio interrato in zona centrale a opera dell’ennesima ditta del Casertano. Di lui come costruttore si potrà forse solo parlare nel senso materiale del termine. Giù il sipario, dunque, sulla scena tragicomica del salvatore del Governo, che è apparsa reale solo grazie alla bravura istrionica del suo interprete e all’amplificazione di interviste od ospitate tv.