Segnali di rinsavimentoGli editorialisti cominciano timidamente a criticare il governo irresponsabile

I più autorevoli commentatori ora gridano che il Re, seppur provvisto di pochette, è nudo. E auspicano che dalla crisi esca un governo migliore del Conte 2, che a loro non piaceva per niente. Ma allora perché pensano che il politico che ha innescato una possibile palingenesi sia solo un incosciente?

Ettore Ferrari/LaPresse/POOL Ansa

Allineandosi alla nuova regola costituzionale non scritta secondo la quale non è possibile fare crisi di governo se è in corso una pandemia, il pensiero unico dei commentatori politici, in attesa dei messianici responsabili, ha cosparso giudizi critici sussiegosi e lacrime di coccodrillo per l’Irresponsabile che si è permesso di ritirare due ministri da un governo che se sposti una pedina, vien giù tutto, tanto è solido.

Stando però ben attento, il pensiero dominante, a distinguere, aggiungendo un codicillo alla nuova regola, e cioè che solo il sinedrio degli editorialisti è autorizzato a criticare. Anche con argomenti forti e sprezzanti, anche con tabelle e infografiche, disegnini satirici se necessario. La pratica è invece interdetta a chi fa politica. Quest’ultima categoria può al massimo bofonchiare come Nicola Zingaretti, dire vai avanti tu perché io ho un carattere debole, ma niente di più impegnativo.

A noi sprovveduti, ciechi di fronte alla chiara riprova di egocentrismo e inguaribile smania di protagonismo dell’Irresponsabile, unico vero motivo di questa crisi, sembra tutto un po’ ipocrita.

Provare a esaminare nel merito le questioni, almeno questo? Aprendo il Corriere di domenica, Aldo Cazzullo cerca di farlo scrivendo testualmente: «Se da questa crisi uscirà un governo migliore, in grado di offrire garanzie sia ai cittadini sia agli alleati europei che ci hanno aperto una linea di credito, questi giorni affannosi saranno serviti a qualcosa». Scusate se è poco, ma allora perché metterlo alla fine di un lungo discorso lamentoso su quel cattivo soggetto che «non ha avuto torto a porre il tema del Recovery plan», ma «all’evidenza ha sbagliato i tempi della crisi, che risulta incomprensibile con il virus che risale» eccetera?

Problema di tempi, tutto qui? A quale punto della curva pandemica era meglio aprire la crisi? Non bastava pasticciare su 209 miliardi, inventarsi la Babele di 300 esperti, sbagliare vistosamente le dosi dell’intruglio sul piano di spesa? Tutto questo non è importante. Che il Re sia nudo lo diceva anche una vecchia favola, ma fino a un momento prima di denunciarlo, a tutti sembrava ben vestito, persino con un fazzoletto nel taschino. Magari evitare almeno per una volta la volgarità dei mille Razzi attaccati ai 12 mila euro sarebbe utile, perché è proprio diffondendo semplificazioni di questo genere che non si aiuta la gente a capire.

Ha ragione però il Cazzullo costruttivo. Il Paese ha bisogno di un governo migliore, è tempo di uscire dal primo tempo della favoletta, quando ti chiedevano un like giornalistico al Re vestito, in cambio di qualche pettegolezzo di Palazzo, di innocue cronache interne su quanto rideva il presidente del consiglio alle battute di Dario Franceschini sulle telefonate fasulle di Rocco Casalino. Un po’ di colore fa bene e la presa in giro del fratellone che guida tra le quinte il governo, è materia accettata in qualsiasi regime.

Persino Mario Monti, in un editoriale sullo stesso Corriere, intitolato alle “condizioni” per dire di sì al nuovo corso, sembra inizialmente accodarsi al criterio prevalente dell’alzata di ciglio per l’intempestività dell’Irresponsabile, ma poi si dilunga in una serie di condizioni, alcune delle quali inverosimili, perché richiedono l’abiura totale del populismo, tipo chiedere tassa patrimoniale, di successione eccetera a una classe di governo inebriata da miliardi a gogò come non mai, o regole sulla concorrenza a gente che ha prorogato la sospensione della Bolkestein (spiagge e mercatini rionali) fino a fine secolo, o quasi.
Come voterà Monti se queste condizioni non saranno neppure sfiorate? Cosa diranno gli editorialisti se uscirà un governicchio: dall’anti Papeete all’anti Pierino?

Certo che i sondaggi raccontano di un’opinione pubblica che si lamenta, protesta per le zone multicolori, ma poi non capisce, non si raccapezza davanti a una crisi di governo, ma sarebbe compito del giornalismo di opinione spiegare le cose, magari evitando di ridurle sempre a questioni di poltrone. Cosa diversa da un giornalismo follower, che non spiega o semplifica troppo, accarezzando il gatto del mainstream.

Se è vero che il governo attuale non funziona, provare a indicare un’alternativa alle mosse del cavallo? Anche semplicemente rassegnarsi al fatto che in questa situazione Giuseppe Conte è il massimo che ci possiamo permettere, può essere una risposta triste ma una risposta, addirittura la sintesi di questa Italia così come l’hanno voluta gli elettori del 2018.

Ma se poi, messo in un angolo Pierino, la Maestra va alla lavagna e riprende la lezioncina su quanti errori fa questo governo, peggio ci sentiremo.

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