Governo fragileSecondo Renzi, ora ci sono due minoranze e nessuna maggioranza

In un’intervista ad Avvenire, il leader di Italia Viva dice: «A chi vuole procedere senza di noi suggerirei più prudenza». E sul premier Conte: «Tiene in ostaggio il Senato», per lui «prima viene il suo destino, poi il bene comune»

La Presse

«Non era un match tra due ego, ma un confronto politico sul futuro del Paese». Il leader di Italia Viva Matteo Renzi descrive così _ in un’intervista ad Avvenire – il confronto avuto in Senato con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E ora che succede?

«Lo spettacolo del mercato allestito a Palazzo Madama è indecoroso», dice Renzi. «Uno show triste che l’Italia non merita. I Cinque Stelle sono passati dall’“uno vale uno” all’“uno vale l’altro”. Il Pd, oramai immobile, rinuncia a ogni connotazione riformista. Chiedo a Conte: non telefonare ai senatori, telefona a Pfizer per sapere perché hanno ridotto i vaccini».

Ma perché una crisi adesso? «Adesso si decide il destino dei fondi europei», risponde Renzi. «Adesso si decide il rientro a scuola. Adesso possiamo salvare decine di migliaia di posti di lavoro. Adesso si fa il piano di vaccinazione. Di queste cose la politica deve occuparsi e se non lo fa è colpevole».

Renzi però aggiunge: «Un maggiore coraggio del Pd sarebbe ancora importante». E soprattutto tiene ancora la porta aperta: «Noi ci siamo. Ancora ieri abbiamo votato lo scostamento di bilancio in Senato. Dipende dal governo, non da noi. Noi facciamo e faremo la nostra parte».

Il problema ora è la governabilità: in quasi tutte le commissioni non c’è maggioranza. «Anche per questo suggerisco più prudenza a chi vuole fare senza di noi», aggiunge Renzi. «Senza Italia Viva non c’è maggioranza nemmeno nelle commissioni». Anzi, ribadisce l’ex premier: «Non c’è una maggioranza. Non esiste. Dal voto in Senato sono uscite due minoranze e il fatto che Conte continui a far finta di nulla pur di non lasciare lo scranno non mi spaventa, mi dispiace. Soprattutto per lui». Per Conte, secondo Renzi, «prima viene il suo destino, poi il bene comune. Ma se non ha i numeri, tiene in ostaggio il Senato».

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